Gioco
Dubbi sui Modì in mostra a Genova. Pepi a Nogarin: «Porti via i quadri di Livorno esposti tra i falsi»
L’esposizione dedicata all’artista livornese divide il critico d’arte, che sostiene la dubbia paternità di alcune opere esposte, e il sindaco, che per ora non vuole ritirare il dipinto e i disegni autentici prestati dal museo Fattori
LIVORNO. Livorno porti via i quadri di Modì dalla mostra di Genova. I dipinti di Modigliani fanno litigare a distanza il collezionista Carlo Pepi e il sindaco Filippo Nogarin: nel mirino l’esposizione genovese contro la quale Pepi si è scagliato nei giorni scorsi con l’accusa di aver messo in vetrina quadri di dubbia paternità o falsi. È per questo motivo che Pepi ieri, parlando con i giornalisti, è andato all’attacco: «Cosa aspetta il Comune di Livorno a ritirare per protesta i suoi tre quadri» autentici di Amedeo Modigliani «dalla mostra di Genova? ».
Palazzo Civico gli risponde per bocca del sindaco Filippo Nogarin replicando che per ora non c’è nessuna intenzione di ritirare tali opere. «Però abbiamo il dovere di tutelare la produzione di Modigliani da ogni sospetto anche fosse solo velato. Attenderemo i risultati delle indagini che le autorità competenti stanno già avviando e chiediamo che le opere sospette siano intanto tolte dall’esposizione». Ma Pepi incalza: «La richiesta del ritiro delle opere di proprietà del Comune di Livorno dalla mostra di Genova nasce dall’opportunità di prendere posizione» rispetto a chi ha «contribuito a creare un artistucolo parallelo ma molto inferiore al grande livornese squalificando la sua eccelsa arte».
Sono questi alcuni passaggi del post che Carlo Pepi, ben noto per essere stato voce isolata controcorrente fuori che si accorse della beffa dei falsi Modì senza unirsi ai cori celebrativi, ha pubblicato su Facebook per lanciare l’allarme, come dicevamo, riguardo alla presenza di numerosi quadri falsi alla mostra su Modigliani in corso al palazzo Ducale di Genova: Pepi invita pubblicamente il Comune di Livorno a ritirare le opere, autentiche, prestate dal museo municipale Fattori di Villa Mimbelli.
Pepi fa riferimento a «un dipinto a olio “Paesagggio toscano” e due disegni, un Nudo fatto con matita su carta e il ritratto di Aristide Sommati su carta intestata dell’antico Caffè Bardi, tre opere vere custodite dalla città di Modigliani» e aggiunge che «per rispetto non devono stare insieme a tanti falsi».
A giudizio di Pepi «la comunità livornese dovrebbe prendere atto ufficialmente e prendere posizione per troncare chi che offende il suo grande concittadino»: secondo il collezionista «il ritiro sarebbe un segnale forte di disapprovazione a quell’insostenibile comportamento che ancora ha delle propaggini nella mostra» a Genova. Non è però questa l’intenzione del sindaco Nogarin, almeno non nell’immediato: «Per il momento il Comune di Livorno non chiederà la restituzione dei tre dipinti di sua proprietà dalla mostra allestita a Genova e dedicata ad Amedeo Modigliani. Però chiediamo semmai l’immediato ritiro delle 13 opere sospette e soprattutto che i curatori dell’esposizione facciano chiarezza su come sia potuto accadere questo “incidente” - dice il sindaco - . Se ciò non avverrà, saremo costretti a pretendere la restituzione dei nostri dipinti, allo scopo di tutelare l’immagine di Livorno e soprattutto quella di Modì che troppe volte, nel recente passato, è stata compromessa».
«Pepi è il massimo esperto in Italia del lavoro di Modì, ha avuto ragione nel 1984 a proposito delle famose teste e non ho ragione di credere che stia commettendo un errore in questo caso – continua il sindaco Nogarin –. Se non chiediamo il ritiro immediato delle opere è solo per rispetto del Comune di Genova cui abbiamo concesso il prestito prima e ora concediamo il beneficio del dubbio» .
«Ciò che non possiamo accettare, però – conclude –, è che le nostre opere siano accostate a dei falsi: i tre quadri che abbiamo prestato, come ammesso dallo stesso Pepi, sono autentici e noi pretendiamo che questo dato di fatto sia riconosciuto sia dagli organizzatori che da Palazzo Ducale. La linea deve essere molto netta. Da un lato c’è il patrimonio universalmente riconosciuto di un artista e della sua città. Dall’altro c’è chi specula sulla sua figura. Noi abbiamo il dovere di tutelare la produzione di Modigliani da ogni sospetto anche fosse solo velato»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
