Il Tirreno

Livorno

La tortura telefonica continua

Un bastavano l’accenno prostati’o, la prossima rottamazione dell’ecchisse fo’oso arnese di guerra, l’affanno incipiente alla prima salitina affrontata, ir fortore gastri’o post cinque e cinque, ci...

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Un bastavano l’accenno prostati’o, la prossima rottamazione dell’ecchisse fo’oso arnese di guerra, l’affanno incipiente alla prima salitina affrontata, ir fortore gastri’o post cinque e cinque, ci voleva anche la tortura delle ‘hiamate ‘ontinue ar telefanino a tutte l’ore der giorno e della notte. Un ti danno pace: sei ar camerino che aspetti l’evacuazione e eccoti appari’ un numerino che ormai hai rubri’ato alla voce “rompipalle”. Mentre lo strizzone si fa impellente, decidi di risponde’. Dall’artra parte l’operatore che ti dice subito come si ‘hiama chiedendoti ‘onferma se te sei l’intestatario der numero da lui ‘hiamato. E lì ir tu’ spirito satiri’o ti trasforma e così decidi di divertitti alle spalle, anzi all’orecchi, der cinico operatore simile alla peggiore zanzara tigre, quello che infastidisce coloro i quali per educazione o ingenuità si fanno abbindola’. E te lo lavori a’ fianchi, piano piano, inviando ir gio’o che grazie alla tua arte foneti’a ti trasforma ner titolare d’una agenzia di pompe funebri o ner domesti’o che cià ‘r padrone che è a fa’ un safari in Angola o che sei Irina una badante di Kiev e che proprio in quer momento devi accudire ir nonnetto Felicino che s’è caàto addosso. Riattaccano subito.

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