Il Tirreno

Livorno

Fiengo, un libro da bere e oggetti visionari

di Maria Teresa Giannoni

A Carico Massimo “Torno ieri”, una mostra che è il racconto di emozioni profonde attraverso frammenti della quotidianeità

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LIVORNO. Un viaggio nel tempo, fino all'infanzia e anche oltre. È soprattutto un viaggio poetico quello di Ilio Fiengo nella mostra "Torno ieri" inaugurata sabato nella sede di Carico Massimo, l'associazione di artisti che ha preso casa in uno dei Magazzini Generali in via della Cinta Esterna 50/58. L'inaugurazione ha attirato molti visitatori (la mostra poi resta aperta fino al 23 aprile su appuntamento info@caricomassimo.it, ma già domani lo spazio sarà aperto per le visite a partire dalle 17,30) segno che c'era curiosità verso un artista appartato, che in questi anni ha esposto poco ma che in solitudine ha lavorato molto.

Fiengo, classe 1948, si è tenuto lontano dalle mode e dal mercato, in cambio ha coltivato una purezza assoluta che si impone a chi guarda le sue opere. Non c'è calcolo mai in quello che realizza, né desiderio di stupire: è il racconto di emozioni profonde ma anche sottili e schive. Quindi grande merito a Carico Massimo che l'ha fatto "tornare" alla luce. Nello stanzone al piano terra destinato alle esposizioni quelli di Carico Massimo conservano gelosamente la memoria delle mostre che di volta in volta ospitano, così sui muri restano i buchi dei chiodi delle installazioni precedenti. In questo modo le pareti dialogano con il lavoro dell'artista di turno. E succede che nel caso di Fiengo la riga orizzontale che percorre le pareti diventa un orizzonte sopra il quale l'artista fa volare uno stormo di uccelli. Poi ti avvicini e vedi che gli uccelli non sono altro che una serie di comuni staffe per mensole sostenute da lacci di plastica. E ancora un paio di scarpe a terra hanno i lacci lunghissimi come un'estensione del fastidio di un bambino che non riesce ad allacciarsele. La mostra rappresenta una sorta di retrospettiva: c'è una creatura di ferro realizzata anni fa che suggerisce la claustrofobia di una maschera antigas mentre due piccole cornici girate all'indietro presentano come appuntati con lo skotch brandelli di memoria. Su due lastre metalliche appese al muro l'artista ha lavorato semplicemente con la polvere, in un video invece si ritrae mentre si nutre "bevendo" da un libro con una cannuccia. Se chiedi a Fiengo un titolo per la sua opera ti risponde: « Proibito arrangiarsi ». Perché - spiega - in un mondo che non prevede più che un qualsiasi oggetto possa essere riaggiustato una volta rotto, lui invece mette in pratica l'arte di arrangiarsi, di assemblare, di chiudere le cose con piccoli gesti ripetuti. Fiengo è un artista raro con un immaginario pieno di visioni, ma riesce a comunicare facilmente con il pubblico grazie a un linguaggio molto semplice. Le sue opere restano sospese tre candore e oscuri abissi di solitudine mentre parlano di campagna, di passato, di natura, di quotidianità. E così facendo ci guidano verso territori in cui tutti siamo stati almeno per un po'.

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