Gioco
Lo spirito di Zeb fa capolino in occasione della mostra alla biblioteca Labronica. E il caso torna in tv a “Chi l’ha visto?”
Livorno, nessuno tra i parenti e gli amici più stretti crede che sia morto. E molti lo immaginano in Romania. La mamma: io so che è vivo
LIVORNO. Zeb c’è. Magari non nascosto tra la folla che intasa le sale della biblioteca Labronica durante la mostra a lui dedicata (che si intitola “Zeb chi sei?”), magari non in giro per Livorno come qualcuno sta dicendo in questi giorni mettendo in rete foto poco nitide che dovrebbero ritrarlo in piazza Mazzini. Ma la sensazione è che il mistero del writer-pittore scomparso da un giorno all’altro nel 2008 senza portar via niente, neppure i documenti, non sia uno di quei misteri finiti male. Certo 8 anni sono tanti ma qui, tra i video degli amici che lo ricordano e l’humour delle famose scritte, non si celebra nessun funerale.
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Se lo dicono gli amici, che hanno collaborato a realizzare questa bella raccolta di scritte e dipinti: «Non è morto, non si è ucciso. Secondo noi è in Romania...». E anche il clima che si respira è festoso tanto che davvero ci si aspetta che lui, David Fedi in arte Zeb, sbuchi da un momento all’altro dallo scalone di marmo e faccia a tutti il gesto dell’ombrello. Come il piccolo personaggio ai piedi di un disegno-monumento a se stesso dove si legge la data di nascita e appunto, invece che quella di morte, un provocatorio vaffa gestuale.
Con un elegante tailleur pied de poule mamma Piera è l’ospite d’onore di questa inaugurazione. «Sono felice che abbiano dedicato a mio figlio questa mostra, se lo merita davvero. Lui è un grande artista, e non lo dico certo perché sono la mamma.» Mamma Piera non ha dubbi. David è vivo, «certo chissà che fatica rifarsi tutti i documenti, riminciare da capo, ma io so che è vivo». Sbircia verso la scala. Magari ora si presenta.. «Dio lo volesse, non so se reggerei l’emozione, sarebbe il regalo più bello». Piera comunque non si è arresa, il suo David lo vuole rivedere, almeno sentire la voce. «Ho chiamato “Chi l’ha visto” - racconta . Già all’epoca della scomparsa ci fecero un bel servizio. Ora ho pensato che potrebbero tornare, prendendo spunto dalla mostra. Hanno detto di sì, verranno in questi giorni e probabilmente faranno un nuovo servizio. Magari questa volta riusciamo a trovarlo».
Certo che al’epoca della scomparsa, dopo qualche settimana in cui si pensò allo scherzo di un geniaccio provocatore, i cattivi pensieri si fecero largo. L'auto, una Fiat Palio, lasciata parcheggiata sul Romito, proprio vicino a quel ponte di Calignaia noto per tanti casi di suicidio e a quel tratto di macchia mediterranea che si estende a monte guardando il mare e che può far da rifugio in un momento di sconforto. E poi i cellulari che non ha portato con sé, i panni stesi ormai da tre settimane davanti al fondo dove da circa un anno era andato ad abitare, a Montescudaio, dopo aver lasciato l'appartamento di Livorno e aver chiuso con la fidanzata rumena, il silenzio innaturale, né un messaggio né una telefonata. Poi, piano piano, anno dopo anno, mentre il suo amico gallerista cominciava ad esporre i dipinti e dedicargli mostre, Zeb , che all’epoca della scomparsa aveva 42 anni,sembrava sempre più vicino.
Di certo la sua popolarità è cresciuta. Le sue scritte spray, firmate dall'inconfondibile omino con la sigaretta (o la canna?) che pende dalle labbra e dalla zeta grande grande, circolano da oltre 30 anni e lui, David Fedi, di questa lunga carriera è sempre andato orgoglioso, anche se nel suo giro, il giro della Livorno artistica e creativa, si diceva che negli ultimi anni abbia cominciato a farsi largo un pizzico di amarezza, la sensazione di non essere stato valorizzato, aiutato, incoraggiato. Perché magari era uno che non sgomitava, che non ci sapeva fare, che dice«la mia non è arte, è solo una forma di comunicazione». Anche quando scrive, citando Cary Grant: «La felicità non è ben vista, se sei felice non lo dire a nessuno, e'un lo fa' nemmeno capì...». Poi c'è anche chi racconta che prima di sparire Zeb aveva paura: diceva che lo minacciavano, che aveva deciso di smettere di scrivere e dipingere per insostenibili "pressioni esterne".
Eppure ora sembra impossibile che David abbia deciso di morire. Le sue opere, dai dipinti agli schizzi, persino gli scritti, parlano sì di un artista inquieto ma anche di ironia, ottimismo, orgoglio del proprio talento.Ecco perché quello di Zeb più che un cold case sembra un caso tutto da riscrivere. Di certo tra amici e parenti la speranza si avverte: l’ex ragazzo terribile delle scritte sui muri è vivo e in molti immaginano di poterci tornare a bere una birra insieme. E chissà che qualcuno di loro magari non abbia anche qualche sospetto su dove si nasconde.
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