Il Tirreno

Livorno

Tra piume e velette sfilano i cappelli dell’antica modisteria

di Roberto Riu
Tra piume e velette sfilano i cappelli dell’antica modisteria

Una mostra nel negozio di via Ricasoli: dagli anni ’60 ospita l’attività quasi centenaria fondata da Maria Ferrini Rinaldelli

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LIVORNO. A tesa larga, a cloche, alcuni ornati di piume variopinte o lavorate, di paglia, di sisal o di altre piante tessili, talora arricchiti con velette, nastri, fiocchi più o meno appariscenti, fiori artificiali e ninnoli ogni tipo: di cappelli ce ne sono insomma per tutti i gusti nella mostra allestita a partire da giovedì 1° settembre presso la Modisteria Rinaldelli (via Ricasoli 43), che con i suoi ottant'anni di attività è ormai una delle imprese più antiche di Livorno. La rassegna, che resterà visitabile sino al 6 settembre (nell'orario di apertura del negozio), rientra fra le iniziative che precedono la finale nazionale del concorso di bellezza, pittura, fotografia, poesia e romanzi "Miss Arte Moda Italia" che sarà poi ospitata in Fortezza Vecchia dal 7 al 10 settembre con esibizioni sportive, conferenze, concerti livirici e rappresentazioni teatrali. La modisteria è stata fondata nel 1930 da Maria Teresa Ferrini Rinaldelli, nativa di Borgo San Lorenzo, che, lasciato il posto in banca per seguire il trasferimento del marito ferroviere, cominciò l'attività a Livorno seguendo i lavori delle tante artigiane presenti all'epoca nella nostra città: il suo primo negozio era in via San Giovanni da cui si trasferì in Corso Amedeo e quindi, nel 1963, nell'atelier di via Ricasoli dove si trova tuttora. L'attività è nel tempo passata alla figlia Giancarla Rinaldelli Talozzi, scomparsa a 86 anni nel marzo scorso, e quindi proseguita dalla nipote Alessandra attuale titolare della modisteria: la mostra allestita in occasione di Miss Arte Moda Italia racchiude, fra l'altro, la ricostruzione da lei eseguita di alcuni cappelli femminili dei primi decenni del Novecento. Parlando di cappelli, ed in particolare di quelli realizzati in paglia intrecciata, non va per altro dimenticato che anche in questo caso (così come per la gallina Livorno) sono serviti a diffondere il nome della nostra città, anglicizzato in Leghorn, in tutto il mondo anglosassone e soprattutto negli Stati Uniti: del famoso "Leghorn hat" (il "cappello Livorno") parla addirittura un articolo pubblicato nell'aprile del 1908 sul New York Times in cui si elogia questo tipo di copricapo femminile a tesa larga riccamente ornato di fiori e nastri colorati consigliato dall'autore come regalo per le feste pasquali ed in genere per la stagione primaverile-estiva. Non solo: alcuni esemplari di Leghorn hats sono conservati presso il Museum of Fine arts di Boston, come pure questo cappello è stato il soggetto di talune opere di pittori americani (come Roswell Weidner). "A Leghorn hat" è inoltre il titolo inglese di un film tedesco del 1939 e di una commedia francese tradotta a Boston nel 1917, mentre un cappello maschile denominato "Leghorn Fedora hat" è prodotto dalla ditta Bailey di Hollywood.

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