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“Ferite”, storie di donne e di guerre da fotografare
Il...
LIVORNO. Esiste la guerra combattuta nei campi di battaglia oppure strada per strada fra devastazioni e macerie, violenza e terrore. Ma esiste anche una guerra duramente combattuta all'interno del proprio corpo contro un nemico sfuggente ed insidioso come il cancro. Due tipi di guerra in cui sono al contempo vittime e protagoniste le donne descritte nella mostra fotografica dal titolo "Ferite" che si inaugura sabato 21 (ore 19) in Fortezza Nuova: la mostra, presentata con la partecipazione dell'assessore alla cultura Francesco Belais, rientra nel progetto "Di terra e di mare", il titolo scelto per le iniziative del Tavolo della Fotografia coordinato da Alessandro Paron che è inoltre il curatore della esposizione odierna recante le immagini realizzate da Eleonora Carlesi e da Stefania Adami, entrambe aderenti alla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. Con le foto di Eleonora Carlesi ci troviamo proiettati nel mondo di Amela (il suo nome è fittizio per motivi di sicurezza), che nel 1992, all'epoca era diciottenne e viveva a Sarajevo, subisce le atrocità di una guerra che ha come teatro la ex Jugoslavia, dissoltasi con la scomparsa del maresciallo Tito e divenuta luogo di scontro feroce fra le diverse etnie presenti in Serbia, Croazia e Bosnia-Erzegovina: Amela, che è musulmana, viene catturata da alcuni militari serbi, che dopo avere ucciso suo padre e suo fratello, la rinchiudono in una scuola dove, insieme ad altre donne, viene picchiata e stuprata per due mesi. Torna così alla memoria la "pulizia etnica" ampiamente adottata in quella guerra ed in cui lo stupro sistematico era uno degli elementi caratteristici, così come vediamo di nuovo nel cuore dell'Europa i campi di prigionia chiusi con il filo spinato e ci risuonano i nomi di luoghi e città come Sarajevo, Vukovar, Pristina, Mostar, Banja Luka e Srebrenica dove nel 1995 furono trucidati ottomila bosniaci musulmani sotto gli occhi dei Caschi Blu olandesi. L'odissea di Amela non finisce però con la sua liberazione: la ragazza viene infatti emarginata dalla comunità di cui fa parte proprio a causa della violenza subita e, divenuta così doppiamente vittima, alle ferite del corpo si sommano anche le ferite dell'anima trovando tuttavia la forza di denunciare per prima i suoi aguzzini.
E' invece una guerra tutta fotografata in bianco e nero quella descritta da Stefania Adami: una guerra personale ed intima che la vede affrontare nella sua condizione di donna un male atroce ed inatteso, dalla sua scoperta, alla diagnosi, allo smarrimento, sino alla negazione della femminilità da parte di una società fondata su modelli banali e di belle statuine, dove la sofferenza e la menomazione non hanno diritto di cittadinanza. Ecco perciò affiorare le immagini crude e spiazzanti dei boccioni delle flebo, la scelta di una parrucca adatta per celare la calvizie indotta dalla terapia, l'urlo di dolore che lascia senza fiato.
Stefania Adami è nata nel 1962, vive e lavora in Garfagnana (LU). Dedita con naturale inclinazione e spiccata passione alla fotografia di reportage, nel '95 si associa al "Fotocine Garfagnana" e nel 2003 riceve dalla Fiaf il titolo di AFI (Artista della Fotografia Italiana). Nel 2016 la Fiaf le assegna il titolo di IFI (Insigne della Fotografia Italiana).Eleonora Carlesi è nata a Livorno dove attualmente vive e lavora. Dopo aver frequentato la scuola "Donna Fotografa" di Giuliana Traverso a Genova, ha iniziato il suo percorso fotografico prima nei festival musicali (Musicastrada, Summer Beat ) per poi avvicinarsi al reportage sociale. Dalla collaborazione con organizzazioni no-profit nascono i suoi ultimi lavori in Ucraina, Bosnia, Romania che hanno come filo conduttore le problematiche femminili. La mostra, visitabile fino al 10 settembre, è aperta dal martedì alla domenica dalle ore 17 alle 20.Ingresso libero
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