Il Tirreno

Livorno

Da idraulico a volontario, ecco la mia nuova vita in Nepal

di Ursula Galli
Da idraulico a volontario, ecco la mia nuova vita in Nepal

Livorno, Alessio Orsini dà il suo contributo in un villaggio. E ha creato una squadra di calcio: vi racconto la mia storia

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LIVORNO. Da Livorno a un minuscolo paesino del Nepal distrutto dal terremoto dello scorso anno, con un progetto e un sogno. Favorire la ricostruzione materiale, ma anche morale di una comunità, inventandosi una squadra di calcio da iscrivere in una competizione nazionale. E' la storia singolare di un livornese di 33 anni, Alessio Orsini, che racconta al Tirreno il suo particolare percorso di vita, di come è arrivato in Nepal, e di cosa fa là.

Tre anni in Australia.

«Tutto è iniziato circa 4 anni fa quando lavoravo a Livorno come idraulico con contratto a tempo indeterminato. Casa propria, amici ecc. All'apparenza tutto era perfetto ma mi sentivo soffocato, stressato dai ritmi del lavoro e della vita, così decisi di mollare quel lavoro per andare a fare una stagione come barista /cameriere ( lavoro per la quale avevo una passione e un diploma).Terminata la stagione, in testa avevo solo un pensiero; quello di andarmene via dall'Italia per staccare un po'e fare nuove esperienze. Nel giro di 2 giorni feci biglietto aereo e visto per l'Australia insieme ad un amico.

Anche qua stessa routine: soldi, lavoro sicuro come cuoco, vita privata ecc..Tutto perfetto, o almeno sembrava. Dentro di me però si era come impiantato un seme che piano piano stava mettendo le radici e cresceva, anche attraverso lo studio nuove filosofie di vita orientali.L'idea iniziale fu quella di venire in Nepal per far un mese di trekking, immerso nella natura, che adoro,e poi i restanti 2 mesi dedicarmi al volontariato e lavori tipo in farm organiche. Dopodiché proseguire il viaggio verso Thailandia, Laos, Vietnam ecc., sempre con lo stessa modalità».

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L'incontro con l'associazione Jay Nepal-Action Volunteers.

«La svolta c'è stata quando, lo scorso dicembre, sono tornato in Italia in vacanza dall'Australia e per puro caso ad una fiera mi sono trovato davanti lo stand di "Jay Nepal-Action Volunteers.Ho chiesto informazioni ed e ho assistito a una conferenza tenuta da uno dei fondatori, che è Italiano.Le immagini, i video, ma sopratutto le sue parole mi hanno colpito e mi sono rimaste dentro, fino a decidere di partire per il Nepal, il 10 marzo 2016.Al mio arrivo, dopo avere affrontato il caos della capitale Kathmandu,mi sono incontrato con gli altri organizzatori di Jay Nepal ed è stato un colpo di fulmine, tanto che ho rinunciato al trekking ed ad al termine dei 3 mesi ho prolungato per altri 2 per collaborare con questo piccolo gruppo composto dalla maggior parte da ragazzi nepalesi, fondato lo scorso anno dopo lo spaventoso terremoto».

Il volontariato attivo in Nepal.

«Da subito sono stato catapultato in un villaggio, Bodgaun, dove mi trovo tutt'ora, e dove opera Jay Nepal.L'idea è quella di ricreare un villaggio, distrutto dal terremoto, come esempio per il mondo, cercando di mandare il messaggio che con il cuore, uniti, anche solo una persona può cambiare le cose, L'importante è agire.E qua lo stiamo facendo. All'inizio è stata dura adattarsi alla loro cultura, totalmente differente. Distanti, chiusi, timidi, sfiduciati, ma con una piccola percentuale di curiosità che ha permesso a JayNepal, ed a me stesso, di avvicinarci un pò di più.Tra i vari progetti in atto ci sono la ricostruzione della scuola , quella di un ospedale (pratiche sotto esame) e quella dell'agricoltura biologica ed all'insegna dell'ambiente( grazie alla collaborazione dell'università).E poi tante altre attività che sembrano di minore importanza ma non lo sono, tipo: la centrale del latte, costruzioni di strade, veterinaria,intrattenimento con i bambini ed infine la squadra di calcio».

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Il sogno realizzato: una squadra di calcio per i ragazzini nepalesi

«Premetto il fatto che il calcio è sempre stata la mia passione.Tutto è partito un giorno mentre stavo parlando con i ragazzi del villaggio e mi hanno confessato di avere anche loro la passione per questo sport. Così dentro di me si è accesa una scintilla ed è venuta fuori la mia proposta:" Perché non organizziamo una vera squadra, la prima,a Bodgaun, con la quale io mi impegno ad allenarvi e seguirvi con la mia esperienza facendo del mio meglio?". Il giorno seguente si sono presentati circa 30 ragazzi dai 16 a i 19 anni per fare una preselezione; alla fine ne sono rimasti 22.Abbiamo iniziato gli allenamenti...»

Il progetto: iscrivere la squadra ad una competizione nazionale.

«Il progetto all'apparenza è semplice: vogliamo iscrivere la squadra ad una competizione nazionale (ANFA). Come ho detto è semplice all'apparenza se non fosse che devo affrontare ogni giorno molte difficoltà: in primis la lingua, solo 3 di loro parlano inglese, quindi c'è una perdita di tempo incredibile. Poi il campo è il cortile della scuola, grande quanto un campo di calcio a 5, sterrato, con sassi, buche e dove il bordo campo è un burrone. Poi l'abbigliamento; la maggior parte di loro giocano scalzi, alcuni con infradito,ed altri, quelli fortunati con scarpe che non li stanno nemmeno più. Poi il materiale:In questo momento la squadra è sulle mie spalle e per mostrare loro quanto ci credo ho comprato una ventina di palloni (che a causa delle condizioni sono quasi terminati) e casacche giusto per iniziare.Ora posso dire che il progetto è diviso in due parti, che vanno avanti parallelamente.La prima parte è quella positiva che riguarda la mia filosofia della squadra.Ho sempre detto e pensato che una partita di calcio è come uno specchio dove le due facce sono la vita ( al di fuori del campo) e l'altra è la partita stessa.Mi spiego meglio.Per me, quello che i ragazzi fanno fuori dalla sede d'allenamento, influenza l'andamento stesso della squadra, quindi se i ragazzi non vanno d'accordo o non sono uniti nella vita in generale non lo saranno nemmeno in campo. Questo è il lavoro più grande che sto facendo ed i ragazzi mi stanno dando delle soddisfazioni immense».

C'è bisogno dell'aiuto dei livornesi.

«La seconda parte, quella negativa, i costi del progetto e la sua divulgazione. Quello che sto cercando di avere è un piccolo aiuto da qualsiasi persona ed in qualsiasi modo ( economico, morale, di passaparola ecc), perché una sola persona può cambiare la sorte di molte persone.C'è bisogno di sostegno morale ed economico.Spero che raccontando la mia storia possa scattare la scintilla a diverse persone che di conseguenza, potrebbero dare un piccolo supporto economico.Si tratta veramente di poco, non chiedo niente di che, solo di poter dare a questi ragazzi, la possibilità di allenarsi in condizioni decenti e di raggiungere l'obiettivo dimostrando a Tutti che una squadra di calcio può essere "Magia" se vissuta nella giusta maniera».

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