Il Tirreno

Livorno

Un livornese con il mal d'Africa

Federico Diddi e l’avventura dell’aspirante ranger livornese in Africa

di Gianni Tacchi
Federico Diddi e l’avventura dell’aspirante ranger livornese in Africa

Livorno, il giovane ha 24 anni ed alterna l’attività di barman a quella di viaggiatore nella savana

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LIVORNO. Tira subito fuori lo smartphone, Federico. «Guarda, qui un elefante stava facendo colazione a neanche dieci metri da me. Ah, anche questa foto è bellissima, un gruppo di ghepardi con il sangue intorno alla bocca dopo aver sbranato un’antilope. Qui c’è invece un branco di leoni vicino al nostro campo, nel letto di un fiume prosciugato. Mamma mia, quanti ricordi…». Già, il mal d’Africa, quella saudade per il fascino della savana e degli animali, non è una leggenda. E Federico Diddi, barman nella vita di tutti i giorni – anzi, di tutte le notti – e globetrotter appena si libera dal lavoro, lo sa benissimo. «Credimi – si ferma il 24enne livornese – una volta rientrato a casa da quei posti, sentirai il bisogno di tornarci». Ma la sua non è stata una semplice vacanza, la sua è stata un’esperienza che sognava fin da piccolo: Diddi, infatti, ha passato due mesi in Africa per diventare ranger, la guida turistica dei safari.

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UNICO ITALIANO. Tanti bambini, guardando magari un cartone animato o un documentario, sognano di guidare un 4x4 per avvicinarsi ai leoni, ai leopardi e alle giraffe. Emozioni che Diddi provò da ragazzino, grazie a un viaggio proprio in Africa con la famiglia. Emozioni che non sono mai andate via, emozioni che l’hanno portato a vivere per 55 giorni a contatto con la natura. «Avevo 14 anni quando i miei genitori decisero di passare le vacanze in Sudafrica – ricorda – rimasi colpito dai safari, dalle escursioni con i fuoristrada per vedere gli animali nel loro habitat naturale. Mi affascinava soprattutto la figura del ranger: sapeva orientarsi in quel paesaggio, sapeva cercare le bestie feroci, sapeva come comportarsi. Tornai a Livorno promettendo a me stesso di provare, un giorno, a diventare come quell’uomo che ci aveva portato a pochi metri dai leoni». E ci ha provato, un anno fa, partecipando a uno dei tanti corsi organizzati dalla Fgasa (The Field Guides Association of Southern Africa), una delle compagnie più prestigiose del settore. «Eravamo 22, ma io ero l’unico italiano. È stata l’esperienza più bella della mia vita: stare a contatto con la natura 24 ore su 24, dormire in una tenda con bestie feroci nel giro di pochi chilometri, sentire le storie di ragazzi appena conosciuti davanti al fuoco… Il costo? Alto, circa 4mila euro più il volo, ma lo rifarei altre mille volte».

LEZIONI ED ESAMI. Un mese in Botswana e uno in Sudafrica, sempre all’interno di parchi naturali, girando con libri e bloc- notes come a scuola. Solo che il rischio non era un 4, ma trovarsi davanti un leone… «Avevamo un campo base – continua Diddi – una sorta di campeggio con le tende per mangiare e dormire. Le nostre avventure per la savana iniziavano prima dell’alba, intorno alle 5.30, per vedere sia il risveglio degli animali diurni che il rientro di quelli notturni. A volte giravamo in macchina, altre a piedi. E con noi c’erano sempre due ranger, entrambi con un fucile, ovviamente. Loro ci hanno insegnato tutto, dalle tecniche di sopravvivenza alle differenze di comportamento degli animali in base al territorio. Abbiamo infatti trovato due paesaggi completamente diversi: in Botswana la savana è aperta, invece in Sudafrica è boscosa. E questo influisce, per esempio, sulla ricerca di una preda». Da queste lezioni, tutte in inglese, ai test finali. «Sì, io ho passato l’esame teorico, che è valido per tutta la vita. Mi manca la convalida pratica per essere un ranger a tutti gli effetti e poter esercitare in Africa: si può ottenere in una giornata, prima o poi la prenderò».

IN GIRO PER IL MONDO. L’Africa è stata però solo una delle ultime tappe di Federico, che ha già toccato 43 paesi, 23 negli ultimi due anni. «Il mio sogno è quello di vederli tutti, viaggiare è sempre stata la mia passione. Tutto quello che guadagno, lo spendo così. E per questo devo ringraziare anche la mia famiglia. Mi piace partire con uno zaino sulle spalle, improvvisare quasi tutto e incontrare nuove culture, sempre con quello spirito d’avventura che mi sta portando a girare il mondo. E cercando sempre di stare a contatto con la natura, quindi non solo nelle grandi città». Come ha fatto, insieme alla sua fidanzata Giulia, alla fine dello scorso anno, quando ha organizzato un viaggio di due mesi in Sud America: Argentina, Brasile, Perù, Bolivia… «Un’altra bellissima esperienza – chiude – l’Amazzonia è diversa dalla savana africana, ma comunque i pericoli non mancano. Una notte abbiamo dormito sulle amache, un sogno per entrambi. La prossima avventura? Iran, Turkmenistan e Uzbekistan: ho appena prenotato, partirò a fine mese. E le bellezze italiane? Per quelle c’è tempo…».

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