Il Tirreno

Livorno

Lo show del critico d'arte

Vittorio Sgarbi al Niccolini Palli in difesa del liceo Classico

di Maria Giorgia Corolini
Vittorio Sgarbi al Niccolini Palli in difesa del liceo Classico

Il critico d’arte fa il pienone nell’aula magna dell’istituto livornese: saggio chi sceglie questa scuola. E sul sindaco di Livorno Nogarin dice: mi è simpatico

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LIVORNO. Chissà cosa avrebbe pensato il povero Massimo se, entrando all'improvviso dentro l'aula magna dell'Isis Niccolini Palli gremita di ascoltatori, avesse scoperto di essere stato preso da Vittorio Sgarbi come modello per rappresentare "lo stupido" che di sicuro non ha fatto il liceo classico. La sua unica colpa, quella di aver insistito nell'avvertire il celebre critico d'arte del rischio multe di via Ernesto Rossi. «Uno così è uno che non sa farsi i fatti suoi: chi legge Tacito, Senofonte, Sofocle, ha ben altro a cui pensare»: è stato questo lo scoppiettante esordio con cui Sgarbi ha divertito le circa 300 persone accorse alla presentazione del suo nuovo libro ("Dal cielo alla terra. Da Michelangelo a Caravaggio. Il tesoro d'Italia vol III", edizioni Bompiani), evento organizzato dal Circolo culturale Filippo Mazzei di Pisa.

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Un incontro voluto proprio per portare all'attenzione pubblica la situazione di grande difficoltà condivisa da tutti i licei classici d'Italia, non ultimo quello della nostra città: «Mi hanno voluto qui per aiutare il liceo a sopravvivere, anche se non credo ci sia alcuna volontà politica di chiudere scuole come questa. Il rischio estinzione invece esiste, ma sapete che vi dico? In una scuola meno affollata si studia meglio. Chi sceglie gli studi classici è un saggio, peggio per gli altri, che sono dei coglioni».

Il latino e il greco come strumenti che inducono a riflettere e a preoccuparsi della fine e dell'origine del mondo, a vivere attraverso la meditazione della bellezza, cose che non si possono vendere ma che servono a capire la realtà: «Non è da tutti, tant'è che proprio davanti al classico ho trovato il motivo della sua estinzione», insiste Sgarbi in riferimento al malcapitato Massimo.

Il pubblico si diverte ed accetta di buon grado una lunga e appassionata lezione di storia dell'arte che parte da Michelangelo e arriva al terreno Caravaggio, passando per una serie di autori assai meno famosi ma non meno espressivi o rivoluzionari: del resto, come spiega appunto Sgarbi, non c'è niente di peggiore dell'imposizione dello studio, da qui il successo della musica e della storia dell'arte, materie che ancor oggi, in molti casi, latitano sui banchi di scuola.

È con passione e divertimento che bisogna approcciarsi all'arte e alla bellezza delle cose.

Ad ascoltare con interesse anche il sindaco Filippo Nogarin e l'assessore alla cultura Serafino Fasulo, che con il controverso critico si è scambiato un lungo abbraccio.

Ma di Livorno, Sgarbi, che ne pensa? «L'ultima volta che sono venuto, nella biblioteca di Villa Fabbricotti, ho scoperto manoscritti importanti di Leopardi, di Manzoni, di Foscolo e mi sono abbastanza incuriosito – racconta Vittorio Sgarbi ai microfoni del nostro giornale – sono vent'anni che manco, da quando venivo a vedere le mostre a Villa Mimbelli, ai tempi della Durbé. Purtroppo non ho la percezione attuale della città, bisogna che un giorno venga per riguardarmela approfittando del fatto che mi è simpatico pure Nogarin».

Forse non si direbbe, ma a giudicare dalla pioggia di selfie e autografi a conclusione della serata, c'è un'intera città ansiosa di rincontrarlo.

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