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Poca attenzione per la cultura a Livorno: la critica del regista Francesco Bruni
Livorno, lo sceneggiatore del commissario Montalbano e Scialla ammonisce le amministrazioni passate e presenti: vi dico perché
LIVORNO. «L'attenzione alla cultura della città, lo dico senza alcun pregiudizio ideologico, mancava con il governo di centrosinistra, e manca anche adesso con il sindaco Filippo Nogarin». Parola di Francesco Bruni, sceneggiatore e regista. Lo ha detto ieri pomeriggio a margine della presentazione ufficiale dell'Associazione Liberi Autori, al museo di storia naturale di Villa Henderson.
Intervenuto come attento osservatore del reale ed abile scrittore di cinema, Bruni ha raccontato un po’ di sé, del proprio lavoro: della “fascinazione” che lo colse quando, da adolescente, ebbe modo di vivere la nostra città mantenendo lo sguardo di chi viene da fuori. Nonostante quel che si creda, di livornese Bruni non ha proprio niente: è nato a Roma e anche la madre, erroneamente ritenuta da tutti livornese, è in realtà di La Spezia. Eppure è a Livorno che è cresciuto e si è formato prima di cercare – e trovare – la fortuna fuori, spiccando il volo.
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Inizialmente sceneggiatore, e poi anche regista, non avrebbe bisogno di presentazioni, non fosse per l'ormai consolidato destino che accomuna tutti i livornesi che la fortuna l'hanno dovuta cercare altrove, e che fa sì che molti nomi siano probabilmente più conosciuti e apprezzati al di là dei confini cittadini.
Per spiegarne la grandezza e la bravura, basterebbe citare “Il commissario Montalbano”: è lui lo sceneggiatore della fiction ispirata ai romanzi di Andrea Camilleri, ed è quindi a lui (e naturalmente a Zingaretti) che si deve il successo di una delle poche fiction italiane esportate all'estero, forse l'unica ad essere sbarcata sulle tv di ben 20 Paesi. Poi ci sono anche i film dell'amico Paolo Virzì, del maestro Roberto Faenza e dell'americano Spike Lee, fino al più recente successo di “Scialla”, il film di cui Bruni ha curato anche la regia e che lo ha portato, nel 2012, a vincere il David di Donatello come miglior regista esordiente.
Livornese, dicevamo, no. Ma innamorato di Livorno, questo si. Che poi è quello che succede quasi sempre a chi ha la fortuna – o la sventura – di arrivare qui da fuori: «Livorno è una città sorprendente, un luogo che è riuscito a tirar fuori da noi un qualcosa di magico, di culturalmente importante, facendoci crescere. Penso a me, ma anche a Paolo Virzì, o a Emanuele Barresi. Al di là delle apparenze, Livorno ha un grande fermento culturale, anche musicale, e non mi riferisco solo a Bobo Rondelli. Ci sono tantissime esperienze di teatro amatoriale, c'è il curiosissimo primato di presenza dei pittori dilettanti: è una città che ha voglia di esprimersi e propone una pratica dilettantistica ma in cui manca la politica culturale».
Bocca cucita, invece, sul nuovo film, già girato e in fase di montaggio: «Non me lo chiedete, tanto non rivelo nulla».
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