Il Tirreno

Livorno

La storia

La maglia, l’autografo e un sorriso: Modric realizza il sogno del piccolo tifoso livornese

di Flavio Lombardi

	Il tifoso e il campione
Il tifoso e il campione

Manuel, tifoso del Milan come il padre, era stato a San Siro con uno striscione chiedendo la maglia al campione

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LIVORNO. Il pullman del Milan, a Tirrenia, costretto a far scendere i giocatori un po’ più lontano dall’ingresso principale dell’hotel Continental. Non può avventurarsi nella piazza, essendoci qualche macchina parcheggiata male che renderebbe difficoltoso far manovra.

Ma mentre il cordone di sicurezza delle forze dell’ordine chiamato a garantire che i tifosi non importunino i calciatori sembrava aver funzionato come un orologio, il piccolo Manuel Fiordi di nove anni accompagnato dal padre Nevers, è nel frattempo riuscito a guadagnare l’entrata piazzandosi all’interno poco dopo la porta a vetri ed in attesa del suo idolo: Luka Modric.

La trasferta regalo

Siamo di giovedì, vigilia del match che la squadra di Allegri deve giocare all’Arena Garibaldi. Il bimbo osserva sfilare i giocatori ammirati già in campo quel 14 settembre, giorno prima del suo compleanno, quando, seduto in una poltroncina del primo anello rosso centrale seguì la formazione per cui tifa, e la vide vincere di misura contro il Bologna, proprio grazie alla rete di Modric. Una trasferta regalo, condividendo una passione per i soliti colori, cominciata con nonno Giampaolo ormai scomparso, (fondatore del Karate Livorno, che fu anche presidente degli Azzurri d’Italia) e che babbo aveva organizzato col Milan Club Viareggio.

C’è un po’ di gente la fuori, ma non troppa. Soprattutto, qualcuno di Livorno, vecchi amici d’infanzia del mister che magari hanno saputo proprio da Max, dove il Milan avrebbe fatto base, arrivando quando ormai erano le 20. Una storia come tante all’apparenza. Dove si cerca di sfiorare il campione, e se si è fortunati, ottenere un selfie o l’autografo.

La maglia

C’è di più invece. Manuel aveva una missione da terminare, cominciata proprio al triplice fischio di quella volta a San Siro cinque mesi fa. Alla partita, era arrivato con un piccolo striscione che ovviamente gli aveva preparato il padre che è fotografo e grafico. Una richiesta come se ne sono viste tante, specialmente fra i ragazzini in questi ultimi anni: “mi regali la maglia?”. Il testo, tradotto in maniera perfetta da chat gpt, recitava “Posso esprimere un desiderio? Vorrei una maglia, Luka Modric. Grazie, Manuel” ma scritto in croato, strategia originale per poter attirare l’attenzione dell’ex pallone d’oro, se mai avesse rivolto lo sguardo in quella direzione.

Complice il fatto che proprio Modric aveva deciso la partita con l’inevitabile riconoscimento del premio del migliore in campo, impossibile non leggere quel “drappo” che si agitava proprio sotto la testa di Adriano Galliani. Modric a fine protocollo, s’avvicina, si sfila la maglietta che quel giorno era gialla, ne fa una palla e la getta proprio verso Manuel. Assicurandosi che sia proprio lui a prenderla, perché il bimbo era stato anticipato nella presa da un vero tifoso croato che se l’era fatta sua.

L’autografo

Un sogno rimasto a metà: mancava la firma col pennarellone indelebile. E così Manuel è lì, finalmente dentro il Continental per finire l’opera, maglia vestita al contrario, col numero 14 messo sul davanti. In modo da poter guardare il calciatore mentre fa la firma. Ora di cena si è detto, e pure giorno di compleanno della sorella Michelle che spegneva la sedicesima candelina; una riunione di famiglia al ristorante già programmata e cominciata per “colpa” del Milan e di Modric un bel po’ più tardi. Un desiderio realizzato tuttavia grazie proprio alla disponibilità di “tata” che capiva di non poter deludere Manuel.

Il fuoriclasse entra in albergo con il capo coperto dal cappuccio della felpa. Nota il ragazzino che sventola quel drappo con la scritta in croato. Devia dal tragitto, si ferma, ricorda tutto. Sa cosa “deve” fare. Ecco l’autografo, poi la foto. Fa per andare, ma viene richiamato. Manuel, anche lui, ha qualcosa da dargli. Il piccolo striscione, il mezzo che ha permesso al bimbo e al campione di diventare amici per qualche istante. Modric lo prende e va. Poi, si gira. Pollice in su e un emozionato, gentile e non scontato “Thank you very much”. Uomini da clonare e una storia da ricordare.

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