Sicurezza
Libertas, la strada è lunga
Gli amaranto steccano la prima sul neutro di Brescia contro la bestia nera. Cento Woodson stellare non basta, i livornesi pagano la giornata-no al tiro da tre punti
BRESCIA. Regola numero 1: evitare drammi. Non è stata la miglior Libertas che i tifosi potevano immaginare dopo un mercato coi fiocchi e un precampionato incoraggiante, ma lo scotto della “prima” è qualcosa di normale, ancor più per una squadra ricostruita per sette decimi e con un allenatore nuovo.
Dunque cominciamo a guardare subito il bicchiere mezzo pieno di questa sconfitta netta contro una Cento che è diventata incredibilmente la bestia nera degli amaranto.
Intanto è stato un bene che il debutto casalingo sia avvenuto a 300 chilometri di distanza, una sconfitta così brutta al Modigliani davanti a 4000 persone sarebbe stata assai più amara.
La nota lieta, anzi lietissima, si chiama Avery Woodson, che si è caricato in spalle la Libertas per tutta la partita, segnando da tutte le posizioni, non solo dall’arco, la sua specialità (dove anzi ha tirato col 33%), ma in penetrazione, in contropiede, in step back. Una partita magistrale chiusa con 32 punti, 10/14 da due e 6 falli subiti in 31 minuti. Immarcabile ma anche continuo per tutti e quattro i tempi, sebbene nel finale abbia accusato un po’ di mancanza di ossigeno, sbagliando la bomba del quasi aggancio sul 59-63. Spettacolare quando davanti a lui, nell’ultima azione prima dell’intervallo, si sono aperte le acque per il canestro del 38-36 del 20’.
Le altre due note liete si chiamano Filloy e Filoni. Ariel è partito alla grande sembrando ringiovanito anche rispetto all’anno scorso: prima palla toccata e tripla, quella del 10-10, che ha chiuso il break emiliano e ha rappresentato il primo canestro livornese non made by Woodson. Il suo scout parla di 8 punti con due triple, 5 rimbalzi, e soprattutto 4 assist, playmaker aggiunto dalle mani leste e una visione che in pochi hanno. Niccolò Filoni invece ha portato un’energia pazzesca soprattutto nel finale: lo schiaccione di potenza che ha chiuso il terzo quarto è una di quelle azioni che possono cambiare inerzia al match.
Per il resto c’è da tanto da lavorare, ma, come dicevamo, è normale così: inutile evidenziare che quel 5/26 dall’arco – tra l’altro con errori anche su tiri aperti – rappresenti il discrimine principale che ha tenuto gli amaranto lontani dalla vittoria. Con un mirino un po’ meno storto poteva andare diversamente. In questo ha pesato tantissimo la giornata-no di Valentini (0/7 da tre, 0/11 totali) e quella di Tiby (0/4), partito col freno a mano col primo canestro segnato dalla lunetta dopo 14 minuti.
In attacco si sono viste cose buone, ma anche un po’ di confusione. E anche in difesa talvolta si sono lasciati tiri troppo facili a Cento. Soprattutto dopo l’intervallo la Libertas non è riuscita a contenere Davis, che ci aveva fatto vedere i mostri l’anno scorso e che dopo 20 minuti da fantasma, tenuto a due soli liberi, è diventato un incubo per Tozzi e Tiby col suo tiro morbido fronte canestro e la presenza in area.
È stata una lunga rincorsa: 2-8 dopo tre minuti, la Libertas è rientrata e ha ripreso in mano le redini del match raggiungendo il massimo vantaggio sul 36-32. Poi dopo l’intervallo un parziale di 12-3 ha visto schizzare Cento sul 41-48 che è diventato anche meno 13 (45-58). L’orgoglio finale è servito per provare a ricucire fino al 59-63, ma non c’è stato tempo di fare grandi sogni e Cento ha riallungato grazie alla maggior lucidità.
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