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Centodieci (e lode) caro Livorno: è una storia d’amore infinita

Centodieci (e lode) caro Livorno: è una storia d’amore infinita

Dagli scudetti sfiorati alla Uefa, da Picchi a Lucarelli: una vita di emozioni

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Livorno Centodieci. Con Lode. In questa storia c’è tutto. Gli esami. Le bocciature, tante, rovinose, dure da accettare e con le lacrime agli occhi di chi ha studiato a lungo ma questa volta non ce l’ha fatta. Le promozioni. Sofferte, e per questo godute al massimo. Celebrate, ricordate, tra gli abbracci e la commozione, stavolta di gioia. I professori con cui hai litigato, quelli con cui è stato amore a prima vista e quelli che ti han bacchettato. Per quel tuo spirito un po’ così, un po’ ribelle, da “banditi e marinai”. E se è vero che, “l’importante non è quello che trovi alla fine della corsa, ma quello che provi mentre corri”, allora hai anche la Laurea con il massimo dei voti. Perché nel gamut delle emozioni amaranto non manca niente. Nessuna sfumatura, nessuna sensazione. C’è stato bisogno di tutto. In più la forza di aver unito il tempo, le generazioni, di fare da filo rosso, o meglio amaranto, tra le nostre storie personali. Le prime partite viste coi nonni, coi padri, con le madri. E quelle di oggi con i figli, i nipoti. In un cerchio che ogni volta si chiude e si ricrea. In una storia fatta di fede, passione e amore per questi colori. In un album di ricordi che non conosce fine.

C’è Mario Magnozzi, c’è Igor Protti, c’è Cristiano Lucarelli. I loro gol, le loro prodezze. Epoche diverse, stessa facilità di vedere la porta. E ancora la forza di Vitulano, l'istinto da bomber di Bonaldi, la classe di Diamanti, le parate di Belinelli, gli oltre vent'anni d'amore-odio con Spinelli. La lista è infinita: Stua, Achilli, Jaconi, Tancredi e i Balleri. Simboli della stessa storia. Come Mauro Lessi e Andrea Luci. I più amaranto di sempre, icone di livornesità. Di appartenenza, lealtà e rispetto verso i tuoi colori. Il dramma di Piermario e il suo ricordo mai svanito nel tempo. Cicatrici che hai addosso, che senti ogni giorno, che ti hanno reso più forte. Ogni volta che scendi in campo, nel nostro teatro, il nostro tempio.

L’Armando Picchi, un nome che sa di storia, la nostra. Quante ne ha viste. Quanti palloni ha sentito rotolare sul suo prato verde. Quanta pioggia in quel Livorno-Milan di ventuno anni fa. Quanta gente nella cavalcata per condurti nel Paradiso della Serie A qualche mese prima. La Uefa, i club che arrivano da tutta Europa. E te, gagliardo, avversario ostico per tutti. Con quella tua corazza di chi ne ha vissute tante. Di chi ha pianto a Perugia ed esultato a Reggio Emilia. Di chi si è disperato a Como e poi ha toccato il cielo con un dito (arrampicandosi su una rete) a Treviso. Di chi ha riempito gli stadi di tutta Italia, e non solo, per urlare il tuo nome. Cesena, Piacenza, Milano, Barcellona: non c’è bisogno di ricordare le partite. Chi c’era, tanti, sanno.

E chi è venuto dopo ha saputo ogni dettaglio dai racconti, tramandati come nella preistoria. Da Villa Chayes a qui. Passando per due Scudetti solo sfiorati, perché noi siamo figli senza gloria. Solo passione e un’unica fede. Ci basta così. L'aula è piena. E noi, ancora una volta tuoi spettatori, siamo tutti in piedi. Applausi ed emozioni. Tanti auguri, magico Livorno. E grazie. Per quello che è stato e quello che sarà. Baldi e fieri, sempre al tuo fianco.l

A.L.

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di Redazione web