Toscana
Gabriele Detti dopo le Olimpiadi di Parigi (mancate): «Non mi fermo qui, ecco come le ho vissute»
Intervista al nuotatore livornese che non si era qualificato: «Voglio ancora due anni di gare in vasca per togliermi le ultime soddisfazioni. E sogno di partecipare alla mia quarta Olimpiade, nel nuoto ma in altra veste»
LIVORNO. Tre partecipazioni olimpiche e due medaglie di bronzo, nei 400 e nei 1500 metri stile libero conquistate a Rio 2016, che ancora brillano di luce propria. L’esperienza di chi certe emozioni, certe sensazioni le conosce come le proprie tasche. E se le ultime Olimpiadi di Parigi hanno regalato a Livorno la medaglia numero 100 della propria storia e all’Italia una conferma in top 10, pochi, visti anche i successi arrivati dal nuoto, possono aiutarci a stilare un bilancio meglio di Gabriele Detti.
«Come lo ho vissute? In modo molto semplice, come un italiano qualsiasi, magari con un po’ di esperienza in più – spiega il nuotatore labronico classe 1994-. La mattina avevo allenamento, ma una volta finito, all’ora di pranzo ero incollato davanti alla tv. Stesso discorso la sera, dopo l’allenamento del pomeriggio».
Da tifoso italiano.
«Certo. Ho guardato i miei compagni, ho tifato per loro. Mi piace lo sport in tutte le sue forme e quando sei un appassionato, anche se non sei più lì, all’Olimpiade, la segui con grande piacere».
Una medaglia che l’ha emozionata?
«Nel nuoto non posso che dire quelle di Greg (Paltrinieri, ndr). Non ne scelgo una delle due, ma il semplice fatto che fosse lì ancora una volta a competere con la nuova generazione fatta di talenti giovanissimi. Siamo amici da una vita ed è stata un’emozione vera vederlo ancora lì».
E una medaglia fuori dal mondo del nuoto?
«Dico l'oro di Duplantis. E’ clamoroso. Sta riscrivendo pagine e pagine di sport. Da poco esperto in materia ho guardato tutta la gara cercando di capire come faccia. Sembra abbia le ali».
Si aspettava i meravigliosi ori di Martinenghi e Ceccon?
«Potevano starci. Arrivavano entrambi con un percorso di altissimo livello, quindi non mi hanno stupito. Certo, quando sei all’Olimpiadi nulla è mai scontato, perché prima di una finale in testa ti passano mille pensieri e può succedere di tutto. Hanno fatto due gare straordinarie. Per tutti e due è un risultato eterno, che resta per sempre. Tra decenni qualcuno si ricorderà ancora di queste due imprese. Pochi centesimi di differenza che ti consegnano alla storia».
C’è stata grande polemica sulle parole di Benedetta Pilato e le parole di seguito di Elisa Di Francisca, lei da atleta cosa ne pensa?
«Dico che Benedetta ha fatto una grande gara, per me non c’è molto altro da dire. Lei era contenta del suo quarto posto e ogni persona vede le cose dal proprio punto di vista. Ripeto, ha fatto una gara eccezionale, è stata solo sfortunata perdendo per un niente al tocco».
Si è parlato anche di una pressione esagerata sugli atleti italiani. Lei non è mai “sofferto”?
«L’unica pressione che ho sempre avuto è quella che arrivava da me stesso. Di quello che arrivava da fuori me ne è sempre fregato poco. E penso che per la quasi totalità degli atleti sia così. Certo bisogna essere bravi a rimanere fuori da certi discorsi e non farsi prendere dalle aspettative».
Tornando al nuoto e a Paltrinieri, una battuta: nella Senna ci avrebbe nuotato?
«Nemmeno per idea (ride, ndr). Tra poco con Greg andremo entrambi in vacanza in Sicilia e lì una nuotata fuori dalla piscina possiamo farcela senza problemi. Ci siamo sentiti nei giorni scorsi e gli auguro di riprendersi al più presto dopo l’infortunio che ha subìto».
Dopo la foto di Ceccon che dormiva al fresco in un parco è venuto fuori anche il problema degli alloggi per gli atleti. Nelle sue tre esperienze olimpiche che situazioni ha trovato?
«Devo dire che è sempre andato tutto bene. Stavolta non c’ero e non posso dare un giudizio. Di sicuro il riposo per gli atleti è fondamentale. Le gare sono fatte di dettagli e le vittorie non ci costruiscono il giorno stesso. C’è tutta una routine che parte una settimana prima».
Il suo più bel ricordo a cinque cerchi?
«La vita nel villaggio. Essere lì, insieme ai migliori atleti del mondo. Ognuno per il suo obiettivo: per qualcuno può essere l’oro per altri anche solo la partecipazione. Incontrare i tuoi idoli, mangiarci assieme a mensa a farci una foto. A Londra avevo 18 anni e li guardavo come mostri sacri».
Chi avrebbe voluto incontrare fosse stato a Parigi?
«Nelle tre edizioni a cui ho partecipato sono riuscito a incontrare un po’ tutti quelli che avevo in mente. Certo, stavolta il Dream Team di Curry e Lebron aveva nomi niente male».
Livorno intanto è arrivata a 100 medaglie, un record a cui ha portato i suoi mattoncini. Che effetto le fa?
«É bellissimo. E’ motivo di grande orgoglio, per me e per tutta la città, una delle più sportive di Italia. E’ impressionante: in ogni sport c’è un livornese ad alto livello. L’auspicio è che questa cifra continui ad aumentare ancora, siamo una grande realtà riconosciuta in Italia e nel mondo».
E il futuro di Gabriele Detti?
«Ora come ora, per uno o due anni mi vedo sempre in vasca per cercare di togliermi le ultime soddisfazioni. Ho la fortuna di avere il Centro Sportivo Esercito alle mie spalle che mi è sempre di grande supporto. Tra qualche anno vediamo».
Sogna di tornare a un’Olimpiade magari con un’altra veste?
«Assolutamente sì. Fatico a vedermi fuori dal mondo del nuoto. Non saprei in che veste di preciso, ma sì».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
