Il Tirreno

Livorno

La storia

La nuova stella è dolce come "Sugar”: il baby Richardson alla Fiorentina

di Fabrizio Pucci

	Micheal Ray Richardson, a Livorno dal 1992 al 1994, e a destra il figlio Amir
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Micheal Ray Richardson, a Livorno dal 1992 al 1994, e a destra il figlio Amir

Livorno, figlio dell’ex cestista Micheal Ray, ha incantato alle Olimpiadi nel calcio

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LIVORNO. Che cosa c’entrano la Nazionale Olimpica del Marocco (bronzo alle Olimpiadi), e la pallacanestro livornese? Il bizzarro indovinello di mezza estate non sembra di facile soluzione. L’aiutino però può arrivare sotto forma di cognome famoso: Richardson. Agli appassionati non serve molto tempo per ripescare dalla parte più profonda della memoria il talento sconfinato di Micheal Ray Richardson, il mitico "Sugar" che deliziò Livorno dal 1992 al 1994 e poi anche per un segmento della stagione 1999/00 quando ormai la sua carta di identità segnava 45 anni!

Di “Sugar” si sa tutto: la folgorante carriera da fuoriclasse nell’NBA, stroncata dalla dipendenza dalla cocaina, poi l’approdo alla Virtus Bologna nel 1988, Livorno, la parentesi di Forlì e la chiusura ad Antibes. Eccolo il gancio: Antibes, la Costa Azzurra è la zona nella quale "Sugar" nei primi anni del nuovo Millennio conosce una ragazza franco-marocchina che ben presto diventa sua moglie e che nel gennaio del 2002 a Nizza lo rende padre di Amir. Amir Richardson.

L’indovinello ormai è quasi risolto. Amir non ha dimestichezza con la palla a spicchi a cui preferisce il pallone, inteso come il calcio. Inizia a giocare nel Nizza, poi passa al Le Havre. É il classico regista ed è pure mancino: un plus di talento e imprevedibilità per questo ragazzo che a 19 anni debutta in Ligue 2 (la B francese). Richardson Jr, ci sa fare e nel 2021 passa al Remis che milita nella massima serie transalpina dove segna pure tre gol. Si, ma dove sta l’ultimo aggancio con le Olimpiadi? Facile. Amir sta partecipato alla kermesse parigina con la Nazionale marocchina. E in occasione della partita vinta 3-0 con l’Iraq, il 30 luglio scorso, si è pure tolto lo sfizio di segnare il gol del vantaggio dei ‘Leoni’.

E dire che il figlio di Sugar – nato in Francia da babbo statunitense, e mamma marocchina – aveva la possibilità di essere convocato sia dai Blues che dalla Nazionale Usa. Lui, però (dopo aver indossato la casacca della Francia Under 20 per sei volte) ha optato per seguire il sangue della madre.

La storia, però, è solo all’inizio e non solo per via della giovane età del ragazzo. Richardson, infatti, vanta molti estimatori in tutta Europa e le Olimpiadi per lui sono state una vetrina molto importante. E nelle ultime ore (dopo l’interessamento della Roma) il giocatore sarebbe molto vicino alla Fiorentina, disposta a sborsare 10 milioni di euro per accaparrarsi il figlio di "Sugar". La cifra è alta, ma sembra essere l’unica via a disposizione dei giallorossi per vincere la concorrenza di Ajax ed Everton che pure hanno messo gli occhi su questo centrocampista mancino che ha nel dna le stimmate del campione.

Chiedere a babbo Michael Ray, ma soprattutto a quanti lo hanno visto giocare da New York a Golden State, da Bologna a Forlì, passando per Livorno. Le due discipline - calcio e basket - non sono paragonabili e neanche il tasso di classe che ha baciato padre e figlio. Michael Ray aveva talento di dimensione mondiale. Amir almeno di livello continentale. Di certo c'è da augurarsi che nell'anima del giovane franco-marocchino abiti il genio del padre e non la sregolatezza.
 

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