Gioco
Coach Walter De Raffaele fa le carte alla Libertas: «Banks farà impazzire i tifosi. E il fattore campo dovrà pesare»
L’allenatore di Tortona: «Ad Adrian ho spiegato come a Livorno ritroverà se stesso Hooker giocatore da A1, l’età alta degli uomini chiave servirà nei momenti bui»
Walter De Raffale, che ne pensa del torneo olimpico di basket?
«Gli Usa sono invincibili. La semifinale con la Serbia finirà con un altro ventello di scarto, solo la Germania, forse, potrebbe creare qualche grattacapo agli americani, se arriva in finale. Il livello comunque è altissimo, sembra una piccola Nba, anche nelle nazionali europee ci sono tantissimi giocatori pro».
Peccato non poter tifare per gli azzurri…
«L’Italia mancava di tanti giocatori. In questo momento purtroppo si fatica a competere, serve un ricambio. Siamo andati a fare le qualificazioni con tanti infortunati e altri che hanno smesso».
Tra quanto torna a Tortona?
«Dopo ferragosto cominciamo».
Tra Pancaldi e Olimpiadi ha pensato anche alla Libertas, vero?
«Il contatto con Roberto (Consigli, ndr) e Andreazza è stato continuo. Non mi sono mai tirato indietro alla richiesta di opinioni e consigli».
Che ne pensa della squadra?
«È sicuramente molto sbilanciata sugli esterni, ma di qualità. Banks è stato una grande presa nell’ottica di ciò che può rappresentare: al di là della qualità tecnica, è uno che alimenta entusiasmo, fa spettacolo, un trascinatore. Un giocatore che si fa amare. Ariel porterà sicurezza ed esperienza. Vediamo se arriva la chiusura del cerchio per Quinton (Hooker, ndr)».
Lo conosce?
«Assolutamente, lo conosco bene. Per l’A2 è uno di grandissima qualità, uno che ha fatto la Champions, l’ho visto in Turchia, in Francia. Questo è un giocatore da A1: se la Libertas riesce a portarlo a Livorno è un grandissimo colpo. Non giochi per caso nella prima lega francese con la maglia del Salisburgo».
Sono rimasti sei decimi della squadra che ha vinto la serie B: scelta coraggiosa o saggia?
«Di solito si cerca di mantenere il più possibile dei gruppi che vincono i campionati e io la ritengo una scelta saggia. Nel caso specifico ci saranno anche esordienti con tanta motivazione di farsi vedere. Per di più portarsi dietro i contratti della serie B ha permesso di avere una budget maggiore per gli americani. Certamente l’A2 di quest’anno sarà terribile, un campionato difficilissimo dove si dovrà sbagliare il meno possibile: 20 squadre, giocatori importanti scesi dalla A, americani di grosso calibro».
La conferma del pacchetto lunghi è stata una scelta azzardata?
«Ogni allenatore ha la propria visione delle cose. Marco ha sicuramente una conoscenza profonda di questi giocatori, che sono un insieme di esperienza e gioventù a cui è stato aggiunto Nazzareno Italiano. L’idea è che sia il mix giusto che possa portare i migliori risultati».
I piani sono cambiati in corsa: all’inizio sembrava che ci fosse la volontà di trovare un 4-5 americano.
«Se avessero trovato un play italiano, come aveva detto Andreazza... Ma ciò avrebbe portato a rinunciare a uno tra Fantoni e Fratto».
Il mercato dei lunghi americani è più complesso di quello dei piccoli.
«È un mercato non facile, anche se sui rookie qualcosa si trova».
Ci descrive Italiano?
«Giocatore di categoria, di grande temperamento, a Livorno troverà il suo habitat. È uno che può aprire il campo, non ha mai avuto cifre stratosferiche in termine di realizzazione, ma sarà un collante. Conosce la categoria. Un buon acquisto».
Fantoni compirà 40 anni a marzo: come lo vede?
«Tommaso è un giocatore da tenere tutta la vita: porta esperienza, darà minuti di qualità e indicazioni».
In A2 la fisicità in area è sicuramente maggiore, ma anche il livello tecnico: Tommy potrà beneficiarne?
«Ha fatto tanti anni ad altissimo livello, si troverà comodo. Certamente comincia ad avere un’età importante, dovrà dare minuti di qualità, ma su di lui non ho dubbi. Sa come farsi rispettare».
Buca che margini di crescita ha? E quanti giocatori vedremo con la sua fisicità?
«Sono convinto che potrebbe tranquillamente già stare in un pacchetto di lunghi in una squadra di serie A1: l’atletismo e la coordinazione che ha, la capacità di giocare e capire, anche quella di correre, gli permetterebbero di stare al piano di sopra da subito. E infatti credo che abbia avuto richieste. Tuttavia gli manca il vissuto, sia quello di stare in palestra che di lavorare, deve mettere su un bagaglio tecnico ad oggi limitato».
A Filloy quali parole ha sussurrato per convincerlo che la Libertas era la scelta giusta?
«Gli ho solo detto che si troverà molto bene. Ariel è un uomo di emozioni, un combattente. La Libertas fa per lui».
Partirà probabilmente dalla panchina, come cambio della guardia.
«Ariel non è un giocatore da 20 punti, ma uno che magari fa sei partite decisive e quattro le vince da solo. Sarà fondamentale».
Si dice che abbia convinto anche Banks ad accettare una neopromossa…
Sorride. «Adrian mi ha cercato, chiedendomi di Livorno, così come ha fatto il suo agente. Anche Banks è un giocatore che vive di emozioni e di coinvolgimento, veniva da una stagione non brillante in Israele. Gli ho detto semplicemente quanto qui potrà ritrovare se stesso: lui ama trascinare ed essere trascinato dal pubblico, credo che sia l’ambiente ideale. Gli ho sottolineato quanto adesso Livorno sia perfetta per lui. Tra l’altro l’età non sarà un problema, fisicamente è molto integro, è un professionista serissimo, se si avvicina soltanto all’ultima stagione che ha fatto in Italia ne vedremo delle belle».
Filloy 37 anni, Banks 38, Fantoni 40. Una Libertas un po’ vecchia negli uomini chiave?
«Bisogna essere chiari: lo scudetto della Libertas sarà salvarsi all’ultima giornata. Vuol dire che per questo primo anno bisogna andare sulle certezze nei momenti difficili, e ce ne saranno, perché non sarà sempre tutto rose e fiori. E i momenti di difficoltà è più facile che li gestiscano giocatori esperti. Questo credo sia stato il ragionamento, interpretando Roberto e Marco: avere affidabilità in un primo anno dove tanti sono esordienti e in cui lo stesso Andreazza ha un’esperienza da riprendersi. Credo sia stato un ragionamento giustissimo».
Le avversarie come le vede?
«Tutte le squadre hanno speso tanti soldi. Con tre retrocessioni e una promozione diretta, lasciando da parte Pesaro, Brindisi, Cantù, anche chi lotterà per salvarsi, a partire dalla stessa Avellino che ha speso tanto, sarà avversario durissimo. In questo senso il fattore campo deve diventare decisivo. Ne sono convinto. Fattore campo, entusiasmo e i due Usa, ecco le tre chiavi per la Libertas».
E tatticamente come dovrà trasformarsi?
«Domanda difficile: prima bisognerà vedere come troverà equilibrio la squadra, cioè quanto squadra riusciranno a essere il prima possibile. Quando la Libertas sarà un gruppo e parlerà la stessa lingua, allora potrà diventare più tattica rispetto all’anno scorso, perché sarà difficile vincere partite di inerzia perché si è più forti come accaduto in B».
Se dovesse pensare a una rivelazione su chi punterebbe?
«Allinei è un giocatore di livello superiore, se continua la crescita che sta facendo può fare bene. Lui e Tozzi nel doppio ruolo 3-4 possono sorprendere. Poi Bargnesi: è un giocatore di talento, dovrà incanalare il proprio estro nel gioco di squadra ma senza perdere il suo istinto. Mi ricorda, con le dovute proporzioni, quello che era Giachetti ai tempi passati, uno che può inventare un canestro. Per lui sarà una bella sfida, anche quando dovrà difendere sugli americani. Di Buca ho già detto».
La sera del 31 agosto tornerà al PalaMacchia da avversario per l’amichevole con la sua Tortona. Da quanto tempo mancava?
«Mille anni. Da allenatore non ci sono mai stato. Da giocatore non vengo dai tempi di Padova. Anche se è un’amichevole sarà un’emozione». l
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