Gioco
Augusto Bizzi, il fotografo livornese a cinque cerchi: «L’Olimpiade è un sogno. I flash più belli? Quelli fatti a Bolt e Federer»
Sarà a Parigi per la sua quinta esperienza ai Giochi. «Un’emozione incredibile fu l’oro a squadre di Andrea Baldini a Londra. E’ un amico e lo meritava. Le soddisfazioni di Aldo Montano e tante altre»
LIVORNO. Pechino, Rio de Janeiro, Londra, Tokyo. E adesso Parigi. Non c’è Olimpiade senza Augusto Bizzi. Quella sotto la Tour Eiffel, infatti, sarà la quinta manifestazione a cinque cerchi per il fotografo livornese. Una carriera straordinaria, ricca di emozioni e soddisfazioni, che vedrà aggiungersi un altro capitolo, adesso tutto da scrivere.
Dal 26 luglio all’11 agosto Bizzi seguirà la scherma, il suo habitat naturale, oltre poi a tanti altri sport per conto del Coni. Alla quinta esperienza tante sensazioni sono ormai conosciute, ma quell’unicità dei Giochi Olimpici rimane. «L’approccio senza dubbio è diverso – spiega Bizzi -. La prima volta sei molto agitato, mentre adesso arrivo certamente con più certezze e più preparato. La verità però è che quando vedi i cinque cerchi entri in un altro mondo, l’atmosfera è diversa e tutto cambia. Puoi trovarti davanti agli occhi immagini che resteranno nella storia per quattro anni o in alcuni casi per l’eternità».
Da una parte senza dubbio l’emozione per partecipare a un evento iconico, dall’altra la meticolosità e la concentrazione del grande professionista. «La location di Parigi avrà molte similitudini con Londra. Città immensa, da girare in metro dove serve avere grande attenzione. Gli spostamenti non saranno semplici, per questo conto di arrivare lì qualche giorno prima in modo da studiare i trasporti e tutto il resto. L’imperativo è di non abbassare mai la guardia sotto nessun punto di vista. Mentre la notizia più bella è senza dubbio il ritorno del pubblico. I francesi vivono lo sport con grande passione, a Tokyo per via del Covid fu un’Olimpiade silenziosa».
Come detto, il mondo della scherma, è quello dove Augusto Bizzi rappresenta veramente un riferimento assoluto. Un mondo dove da sempre ci sono anche tanti atleti livornesi. E Parigi non farà eccezione viste le presenze di Pietro Torre e Irene Vecchi come atleti e di Nicola Zanotti e Giuseppe Pierucci come tecnici. «Pietro lo conosco da quando da bambino veniva ai Bagni Fiume, Nicola è alla quinta Olimpiade come me e Irene alla quarta. Per le Paralimpiadi (che seguirà a fine agosto, ndr) conto di vedere Christian Volpi. Siamo italiani, ma ancor di più livornesi. E quando uno di noi vince è una gioia tripla. Farò il tifo per loro».
L’Olimpo dello sport regala la possibilità di trovarsi di fronte i più grandi atleti della storia. Tra le emozioni e i ricordi di Bizzi ce ne sono tantissimi. «Un’emozione incredibile fu l’oro a squadre di Andrea Baldini a Londra. E’ un amico e lo meritava. Le soddisfazioni di Aldo Montano e tante altre. Poi quando fotografi per la prima volta Bolt o Federer sono momenti che ti restano dentro. Ma un fotografo sa benissimo che una volta fatta una foto è già a caccia di quella dopo».
In vista di questa edizione l’obiettivo, in tutti i sensi, è già fissato sullo sportivo italiano del momento. «Fare il tennis con Sinner sarebbe bello. E’ il personaggio attuale e un ragazzo per bene, una faccia pulita». L’Olimpiade in casa Bizzi ormai è una questione di famiglia. «Sì, ci sarà anche Sebastiano, mio figlio, come tecnico per un’azienda. Le altre due le fece da volontario. In casa così avremo otto edizioni. Non siamo a livello della famiglia Montano, ma tra livornesi sul podio ci andiamo (sorride, ndr)».
Infine, un consiglio per chi un giorno sogna di poter raggiungere certi traguardi. «L’esempio di Andrea Masini che farà il suo esordio in un’Olimpiade è quello più evidente. Lo ha sempre cercato e voluto. Servono voglia, impegno e tanti sacrifici per portare a casa questo sogno. Come per un atleta. Deve diventare una sana malattia».
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