Il Tirreno

Livorno

Libertas, parla il presidente: «Si riparte da Marco Andreazza»

di Giulio Corsi
Libertas, parla il presidente: «Si riparte da Marco Andreazza»

Roberto Consigli: «Col cuore terrei tutti, ma con due americani la Libertas sarà stravolta. Parquet nuovo in via Pera, torneremo là. A settembre amichevole con Derthona»

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Roberto Consigli, presidente della Libertas tornata in A2. Quanto dureranno i festeggiamenti?

«Siamo nel bel mezzo. D’altra parte è un risultato storico che merita di essere celebrato, anche l’evento in Fortezza Vecchia è significativo: la nostra è stata una vittoria profondamente livornese, che restituisce alla città la serie A del basket e lo fa con Libertas dopo un tempo lunghissimo».

C’è un entusiasmo intorno ai colori amaranto che ci riporta agli anni Ottanta.

«È una vera e proprio Libertasmania. Dalla partita in casa contro Montecatini a fine marzo abbiamo registrato un sold out dopo l’altro. Abbiamo trovato grande seguito e simpatia soprattutto nella fascia tra i 15 e i 25 anni, una fascia in cui il fenomeno Libertas sta sfondando: a Roseto la maggior parte dei tifosi erano giovani».

Quando ha capito che ce l’avremmo fatta?

«Sono sempre stato convinto della forza di questa squadra, e lo ero anche l’anno scorso. Ma ci accorgemmo che mancava qualcosa, che avevamo bisogno di allungare le rotazioni e affiancare a giocatori con grande talento e classe, la fame di qualche giovane talento che aveva voglia di esplodere. Abbiamo creato una rosa più larga, un roster più importante. Merito anche di alcune scommesse vinte, come Dorin Buca che erroneamente nessuno aveva considerato, e che invece è un ragazzo di grande prospettiva, che noi abbiamo costruito. Merito di Allinei che a inizio estate abbiamo presentato nel giardino della mia casa in campagna: dissi “abbiamo preso il Drazen Petrovic italiano” facendo una battuta sui suoi riccioli e qualcuno aveva riso, ora credo non rida più nessuno, anzi a Roseto hanno pianto. Con Greg ci siamo trovati un fiore tra le mani che è sbocciato in tutto il suo profumo. E poi merito di Tozzi che nella sua forza e semplicità non era stato finora adeguatamente compreso ma che in mezzo a una batteria di lunghi particolare ha trovato la sua connotazione e la collocazione tattica ideale. Il resto l’hanno fatto la capacità e lo spirito vincente dei veterani. La consapevolezza comunque l’ho avuta solo sulla sirena di gara 5. Avevamo avuto talmente tante delusioni…».

Futuro: Andreazza resta?

«Marco è stato l’artefice non solo di questa promozione ma anche l’architetto del progetto sportivo. Tutte le scelte che sono state fatte, tattiche e tecniche, sono legate alle valutazioni di Andreazza. Marco ha già allenato in A2 (a Piacenza, ndr), con lui abbiamo un progetto di 4 anni e il prossimo è il quarto. Ripartiamo da lui».

A livello dirigenziale arriverà un professionista esterno per costruire la squadra?

«Mi vanto di poter dire che la società aveva già una struttura che niente ha a che vedere con la B, a parte pochi casi virtuosi come la PL, e che ha lavorato molto bene. Da domani (oggi, ndr) ci vedremo col consiglio per definire come dividerci i compiti. Per ora resta tutto così. Stiamo già lavorando all’iscrizione al campionato, la scadenza è il 10 luglio, due mesi prima della B. Per quanto riguarda la scelta dei giocatori mi aspetto da Andreazza un grande contributo per costruire la squadra che dovrà riportare Livorno in serie A da protagonista. Sarà un campionato difficilissimo, il primo di A2 a girone unico dopo tanti anni, con un livello incredibile».

Andrea Forti è ancora in Libertas e vi darà un aiuto?

«È un socio, anche se come procuratore fa il suo lavoro come ha sempre fatto. Non è più consigliere in Fondazione».

L’obiettivo quale sarà?

«L’imperativo è mantenere la categoria».

Capitolo palestre: la prima squadra resterà alla Gemini?

«No, tornerà ad allenarsi in via Pera. Abbiamo acquistato un nuovo parquet e comprato una palestra pesi nuova. Faremo tutto in casa. Si tratta di un investimento che ci ritroveremo negli anni. Dovrà essere tutto pronto per il raduno di metà agosto. Ci tengo a sottolineare la collocazione tra Torretta e Shangai, della palestra principale della più importante società livornese. È un segnale che va colto. Mi aspetto che i livornesi con tutte le loro bellissime dicotomie si raccolgono intorno a una Libertas che ha il suo baricentro nei quartieri nord».

Giovanili: l’accordo col Don Bosco come sarà?

«Non è un segreto che c’è una trattativa portata avanti da Inghilesi per stringere una collaborazione tecnica. Non posso dare dettagli ora, a breve spero che scioglieremo le riserve. Ma voglio dire che l’accordo va avanti già da 4 anni dal punto di vista tecnico e con grande soddisfazione ha portato tanti ragazzi del Don Bosco a giocare in prima squadra e tanti bambini a diventare libertassini, guardate quanti sono quelli che vengono a vedere le nostre partite. A proposito di Don Bosco mi ha fatto piacere che in gara-tre di finale sia venuto a tifare per noi anche Luca Garri».

Giocatori: chi ha il contratto anche per l’anno prossimo?

«Sono tutti in scadenza perché avevamo definito un ciclo di due anni per arrivare a un risultato. Si tratterà di capire le scelte, a partire da ciò che pensa lo staff tecnico. E anche la voglia e la motivazione di chi vuole alzare l’asticella. Ora è ancora presto, siamo nel momento della celebrazione».

C’è qualcuno che ritiene imprescindibile?

«Col cuore li terrei tutti, ma abbiamo la necessità non solo di rinforzarci ma anche di mettere dentro due americani: l’A2 gira intorno ai due stranieri, ciò significa che la squadra sarà stravolta perché dovranno arrivare i due giocatori più importanti di questa squadra. Anche se poi deciderà il coach. Già quest’anno abbiamo fatto una scelta in controtendenza: mentre quasi tutti hanno scelto uno straniero ago della bilancia, noi abbiamo preso Leon Williams, che non era un leader offensivo, era uno da gruppo, con caratteristiche tecniche particolari per mettere in tiro i compagni. È stata una scelta vincente, ha fatto grandi playoff, mentre delle squadre che avevano grandi finalizzatori stranieri nessuna è arrivata in fondo. Guardate anche Avellino, Vasl non era certo il giocatore che condizionava il resto della squadra».

Molti giocatori hanno già richieste pressanti e importanti: Gema ma non solo, ad esempio, è alle calcagna di Fantoni, il capitano, il leader anche morale di questo gruppo.

«Quando hai una squadra vincente, tutti vogliono i tuoi giocatori. Non sono stupito che ci siano grandi richieste di mercato ma sono sicuro che per il richiamo della Libertas, per l’orgoglio di giocare con questa maglia, mettendomi a sedere troverò la disponibilità da parte di tutti. Le squadre vincenti sono un mix di gioventù ed di esperienza. Mi farò consigliare come sempre – e lo ringrazio pubblicamente – da Walter De Raffaele: lui è stato il mio riferimento nei momenti difficili, con una telefonata di sostegno dopo ogni sconfitta. Mi è stato molto vicino, è un riferimento tecnico ma anche emotivo, ha dimostrato quanto ama questa squadra. Sono andato a vedere i playoff di Derhona, tutti conoscevano la Libertas, li aveva contaminati».

Potrebbe nascere una collaborazione?

«È possibile. Intanto posso dire che stiamo organizzando un’amichevole a Livorno precampionato contro Dertona, sarà una bella festa per riportare l’A1 nel nostro palazzetto».

Non si prescinde da via Allende, vero?

«Il nostro riferimento non può che essere il PalaMacchia. Tuttavia cercheremo col consueto spirito di collaborazione col gestore, una volta che avremo il calendario, di provare a spostare al Forum magari le partite più importanti. Mi aspetto che il richiamo di vedere la Fortitudo ad esempio, che proverà a vincere il campionato, o Cantù, Verona, Brindisi o Pesaro porti una grandissima presenza, non solo di libertassini».

Non ci sarà il derby…

«Mi dispiace, per noi il derby è stato una catapulta. La rivalità è fondamentale, l’ho detto anche al sindaco. La promozione della PL avrebbe coronato definitivamente la crescita di Livorno come capitale del basket, ma bisogna passare dalla sconfitte per arrivare alle vittorie. Mi auguro che ci raggiungano il prima possibile per un derby in serie A».

Per fare l’A2 servirà un budget importante: che ne dice di due milioni?

«Con quei soldi Pistoia è salita in A1. Noi avevamo già un budget importante in B, anche se inferiore a tanti altri. Bisognerà essere oculati nelle scelte. Più che il quanto è come si spende. Ma ora è presto per definire il budget. Abbiamo un’idea che parte dagli incassi. La maggiore fonte di sostegno economico per noi è il botteghino. Vale il 50% del budget».

È un appello ai tifosi?

«Mi aspetto che tutta la città ci accompagni in A2. Avevamo quasi mille abbonati, ne vorrei duemila, siamo cento soci ne vorrei 200. Sarà importante rilanciare la campagna soci e abbonamenti. Siamo una società che punta sulla pluralità. C’è molto interesse anche a livello di marketing, gli sponsor sono contenti».

Negli ultimi anni lo sponsor è stato in qualche modo “interno”, Maurelli è legata a lei, Akern a Inghilesi. Arriverà qualcosa da fuori del giro Libertas?

«Stiamo lavorando con tutto il consiglio, i contributi interni sono molto importanti. Ale Favilli e Armando Balsano hanno fatto molto bene. La visibilità in A2 sarà assai maggiore, e già Livorno di per sé garantiva una grande visibilità. Il prossimo anno avremo due cose in più: la docuserie che avrà un successo clamoroso e porterà visibilità a Libertas, PL e alla città, e poi l’A2 è il basket della Rai con ascolti in grande crescita». l


 

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