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Basket: Serie B

Allinei, la partita della vitA: «Non avevo mai messo tante triple ero in trance, non sentivo niente»

di Fabrizio Pucci
Allinei, la partita della vitA: «Non avevo mai messo tante triple ero in trance, non sentivo niente»

La guardia si commuove dopo a promozione con la Libertas: «È stata una piccola rivincita dopo molte fatiche Ho capito che ce l’avremmo fatta quando Fratto ha messo la bomba sulla sirena»

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Livorno Glaciale in campo, quando ha infilzato Roseto con sei triple, il golden boy Gregorio Allinei, il giorno dopo la Grande Impresa si è sciolto in un pianto liberatorio al pensiero dei tanti sacrifici fatti per arrivare a vivere la domenica perfetta. Per la verità oltre al 12 giugno, l’altra domenica perfetta fu quella del 21 aprile quando, nel giorno del suo 20esimo compleanno, la Libertas vinse in scioltezza il derby. Adesso però il ricordo di gara-5 è troppo fresco, per tornare così tanto indietro nel tempo. Tutti hanno negli occhi quei cinque canestri da tre punti segnati nel primo tempo al PalaMaggetti.

Quante volte le era accaduto di mettere cinque triple consecutive?

«Mai. Forse non ero mai andato oltre le tre in una partita. Non me ne sono neanche accorto. Ero in una trance agonistica tale che non mi accorgevo neanche di quello che succedeva. Ogni tiro era diverso dall’altro. Non sentivo la pressione. Non sentivo i fischi. Non sentivo nulla. Eppure le persone erano tante. Ho ripagato la fiducia dei miei compagni».

Quando ha avuto la percezione che fosse fatta?

«In due momenti: quando Fratto ha messo la bomba allo scadere del terzo quarto e quando Saccaggi ha messo due triple consecutive incommentabili che ci hanno portato a +17».

No, no. Le commenti…

«Solo un grande giocatore può segnare quei canestri lì. Un grande giocatore che sa quando è il momento di farli. Anzi. Posso aggiungere due parole su Saccaggi e Fratto»?

Prego…

«Entrambi si meritano questa promozione e questa gioia infinita, perché hanno giocato in condizioni fisiche pietose. Francesco dopo il colpo preso con ieri allo sperone osseo del tallone ha fatto decine di punture per poter giocare. Penso che il suo piede sia diventato uno scolapasta. Discorso analogo lo faccio per Andrea. Tutti sappiamo la sua situazione del mal di schiena».

Saccaggi ha fatto l’americano, come chiedeva Andreazza, vero?

«Sì, ho qualche caro amico di Livorno che era dubbioso sul rendimento di Andrea. Io ho sempre ripetuto di aspettarlo ai playoff, perché sapevo che sarebbe arrivato. E così è stato. Senza Saccaggi non saremmo qua. Ricordo a tutti che ci ha fatto vincere gara-3 a Faenza con un canestro a due secondi dalla fine. E domenica ci ha messo del suo nella nostra vittoria. So quanto è difficile giocare in quelle condizioni ed anche essere criticato da quasi tutti, perché questo è successo. Ha risposto in modo egregio».

Qual è stato il vostro segreto?

«Non abbiamo mai avuto pressioni. Avevamo solo il compito di fare il nostro: giocare a pallacanestro, andare avanti come squadra e come famiglia, quale siamo».

Famiglia è un termine molto forte, Greg…

«Sì, perché un gruppo come questo non capita mai. Io sono fortunato perché l’anno scorso a Pistoia avevamo gli stessi valori e i risultati arrivarono. Questo conferma che è il gruppo che fa la differenza».

Cosa vi ha unito? L’amicizia, il senso di appartenenza, la voglia di vincere?

«Noi siamo dieci persone che condividono certi valori ancor prima di essere giocatori. Non è un caso che abbiamo vinto sempre nei finali punto a punto. Non sempre abbiamo vinto di venti, ma nei finali caldi non abbiamo mai perso: ognuno di noi sapeva quale ruolo avesse nella squadra. E questo non è scontato quando nel roster ci sono personalità forti come Fantoni e Fratto, e talenti come quello di Lucarelli o di Saccaggi. Abbiamo tantissima qualità e chiedere a questi giocatori di fare un passo indietro nei minutaggi e nel numero dei tiri presi non è facile. Eppure, in nome del nostro obiettivo comune, queste’rinunce’sono state fatte. Ecco il valore umano di questa squadra!».

Che insegnamento trae, lei a 20 anni, da una stagione come questa?

«È stata una piccola rivincita dopo tante fatiche. Non ho pianto domenica a Roseto e mi commuovo adesso. È l’inizio di un percorso che, nonostante la mia giovane età, ha avuto alcuni intoppi. Però non ho mai mollato (singhiozza, ndr) anche grazie a tutte le persone che hanno creduto in me: la Libertas, Pistoia l’anno scorso, Biella dove sono andato quando avevo appena 15 anni. Penso ai miei genitori. Potrei proseguire per ore a menzionare persone. Devo soltanto ringraziare tutti per la fiducia che mi è stata data e che mi ha permesso di andare avanti nonostante le difficoltà. Quest’anno però forse si è visto che queste difficoltà mi hanno forse ad essere più maturo dell’età che ho. Devo ringraziare anche questo gruppo che mi ha concesso spazio. Pensate a domenica. Non so quante squadre avrebbero permesso a un ragazzo di 20 anni, di partire in quintetto in una gara-5 di finale playoff e di prendersi 7 tiri nei primi 10’».

Adesso il cielo è azzurro sopra di lei: convocato con la Nazionale Under 20 per gli Europei in Polonia…

«È stata una convocazione agognata perché negli anni scorsi mi era un po’ mancata, anche se non era un’ossessione: sono sempre andato avanti per la mia strada fidandomi delle persone che mi stavano accanto. Certo. Sono felicissimo. Ora vediamo che cosa succederà. E anche se non avrò giorni di riposo non importa. Alla mia età, vincere un campionato ed essere convocato in Nazionale è il top». l

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