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Livorno, la formula di Maurizio Laudicino: «Facciamo rinnamorare la città»

di Sandro Lulli
Livorno, la formula di Maurizio Laudicino: «Facciamo rinnamorare la città»

La festa al Centro Le Fate per il ritorno del responsabile marketing amaranto «La prima volta trovai uno striscione contro Spinelli, alla fine andammo in B»

11 giugno 2024
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LIVORNO. Una festa riuscita: anzi meglio, un happening coinvolgente perché un po’ improvvisato tanto da conferire freschezza e spontaneità a questo pomeriggio di presentazioni, progetti e speranze chiamato “Back home”: il ritorno a casa è di Maurizio Laudicino, nuovo responsabile del marketing e della comunicazione del Livorno che collaborò con Aldo Spinelli nelle stagioni 2017-18 e 2018-19 (contrassegnate dalla promozione in serie B e dalla salvezza nel mondo cadetto, ndr) per la regia di Nedo Dibatte, creatore del supermercato Sigma e presidente del Club Amaranto Campanile che ha curato l’evento in sinergia con il Club Magnozzi, al cui vertice c’è Enrico Fernandez Affricano che si è presentato con una vecchia Coppa: «Questa Nedo – ha spiegato Fernandez – fu donata dal Livorno al Gs Campanile per una vittoria nel trofeo dedicato al grande giornalista Aldo Bardelli ed è giusto che stia nella bacheca del tuo Club». Commozione applausi dalla platea, gremitissima. Presenti anche i presidenti del Club Il Porto (Corrado Nastasio) e Ivano Falchini fresco presidente del Club Stua e Valerio Angioli in rappresentanza del Club Atl.

Di Batte cita Nenni

Calcio, progetti e sogni, strategie di marketing e anche un po’ di sana politica quando Nedo Dibatte cita Pietro Nenni, il leader storico del Partito Socialista, il quale sosteneva che “la politica non si fa con i sentimenti ma neppure con i risentimenti” e scandisce bene nel microfono con la sua voce baritonale: «Dobbiamo riunirci e compattarci attorno all’Unione Sportiva, mettiamo da parte errori, screzi, malintesi e polemiche roventi, e anche risentimenti, solo così potremo rinascere e assistere al ritorno del Livorno nei professionisti. E – conclude – sono sicuro che da stasera nasce qualcosa di importante...».

Applausi calorosi, qualche coro: il salone del Centro le Fate è stracolmo. Presente la dirigenza del Livorno: Joel Esciua è accompagnato da Vittorio Mosseri e Massimiliano Casali; già li aveva preceduti il club manager Luca Mazzoni.

I tifosi al centro

Maurizio Laudicino, 57 anni, spezzino, che nel 1992 lasciò il posto fisso da dipendente statale per “immergersi” nel mondo degli eventi in Versilia, è uno che dorme quattro ore a notte. La filosofia di marketing per rilanciare il football italico, ma soprattutto labronico, è condensata nel suo libro di successo dove spiega come riportare il tifoso al centro della questione. «Perché – spiega Laudicino – ormai si vive in un sistema dove i tifosi si adagiano sul divano con varie offerte tv e non vivono più emozioni negli stadi. Non è un caso se le statistiche dicono che il 40% tra i ragazzi under 16 sostengono la loro indifferenza al calcio. E se s’interrompe la catena nonno-babbo-figli, cioè la catena delle emozioni e dell’appartenenza, non ci sarà futuro, anzi sarà la fine del calcio».

Nel solco di Indiani

Rimarca: «Un dato per tutti: è accertato che laddove c’è una piazza appassionata la performance di una squadra di calcio migliora del 15%. Quindi – aggiunge – dobbiamo creare una situazione così e un gruppo coeso e come sostiene giustamente il nostro tecnico Paolo Indiani giocatori e dirigenti dovranno piangere in caso di sconfitte e gioire con la piazza in caso di affermazioni: questa è la base per costruire basi solide per la rinascita».

Cattedra a Torino

Maurizio Laudicino, casa nel rione Fabbricotti, tre figli e due ex mogli, parla correntemente due lingue (inglese e spagnolo), ha lavorato a Londra e Shangai, insegna marketing a Torino in classi di studenti italiani e americani e le sue consulenze spaziano anche nel basket, tennis e rugby.

Iniziò a dirigere locali prestigiosi come la Capannina di Franceschi, il Faruk, l’attuale Twiga (ex Vogue club), e per quattro stagioni a Milano Marittima ha curato l’organizzazione del Papeete (di salviniana memoria). Dopo il Livorno Calcio (dove Spinelli gli dava libertà d’azione), il basket Pistoia in serie A1, quindi la Pistoiese calcio, poi fallita.

”Uomini e Donne”

«Il fallimento della Pistoiese – racconta – si sommò a un rapporto sentimentale finito, dopo 5 anni, con l’ultima mia compagna e per me iniziò un periodo bruttissimo. Alcuni amici mi iscrissero a mia insaputa per fare un provino per “Uomini e Donne”, andai, mi presero ed è stata una esperienza fantastica; tre mesi che mi hanno arricchito e fatto conoscere anche il dietro le quinte di Mediaset». Sottolinea: «Con l’opinionista Tina Cipollari ho avuto un rapporto conflittuale ma è un personaggio straordinario; Gianni Sperti, invece, mi piace meno di niente».

Storia con Gemma

E la storia con Gemma Galgani? «Se avessi accettato il suo corteggiamento sarei andato in pensione con quel programma. Gemma è una donna interessante, anche di fascino, ma quando ho capito che non potevo andare oltre l’amicizia sono stato onesto. Con Elena Di Brino di Campobasso, invece, è nato tutto quando sono volontariamente uscito dal programma e l’ho seguita, ma la distanza alla fine ha fatto terminare la nostra storia».

Quello striscione

Laudicino poi si rivolge al presidente Esciua e racconta un episodio curioso: «Innanzitutto grazie per avermi fatto tornare nella città che amo e che ho scelto per viverci. Io arrivai nel giugno del 2017, il Livorno aveva appena perso la finale dei playoff con la Reggiana e trovai uno striscione: “Spinelli vattene”. Adesso che sono tornato ne ho trovato un altro simile...». Sorride lui, sorride la platea, sorride anche Esciua. E il manager conclude: «Però poi andò bene, conquistammo la serie B; spero di essere ancora l’uomo spartiacque». Risponde Esciua: «Anch’io ho imparato ad amare la città e i livornesi che hanno scorza dura ma dentro hanno una bella anima. A noi piacciono le sfide. Ci batteremo per tornare in C. Ce la stiamo già mettendo tutta».

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