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Calcio: l’intervista

Livorno, Indiani si presenta: «Andare in C e conquistare i tifosi, ecco come sarà la mia squadra»

di Alessandro Lazzerini

	Mister Indiani (foto Franco Silvi)
Mister Indiani (foto Franco Silvi)

Presentato il nuovo tecnico, per lui in carriera già 10 campionati vinti: «Un successo in questa città sarebbe una gioia più grande che in altre piazze»

08 giugno 2024
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LIVORNO. Accento toscano, pochi giri di parole e tanta voglia di andare al sodo. Niente discorsi preconfezionati, poche banalità e in ogni frase la sensazione di avere davanti uno che sa il fatto suo e anche qualcosa di più. La prima conferenza stampa di Paolo Indiani da allenatore del Livorno ha già fatto capire che, sul lato tecnico, rispetto agli altri anni c’è una musica diversa. Lui, emozionato, è un fiume in piena: risponde alle domande senza trovare scorciatoie e mette subito alta l’asticella delle ambizioni. «Faremo di tutto per riportare il Livorno dove merita – esordisce il “mago di Certaldo” -. E faremo di tutto per riconquistare i nostri tifosi. Il tifoso deve seguirci in casa e in trasferta perché si identifica nella squadra, soffre, lotta e gioisce con lei. Ad Arezzo dissi che avrei voluto vincere e riportare 5mila persone allo stadio. Spero di fare uguale, ma di avercene 10mila di tifosi al Picchi».

Mister, perché Livorno?

«Perché Livorno è Livorno. È un grosso onore per me essere qui. Sono emozionato perché ogni volta che sono venuto da avversario mi chiedevo se un giorno ci sarei potuto essere io su quella panchina. Ringrazio il presidente che mi ha cercato e voluto fortemente. Ripeto, faremo di tutto per riportare la città di Livorno nel calcio che merita».

Un unico obiettivo, quindi.

«Esatto. Sarà un’annata difficile, in un campionato mai banale in cui vince una squadra sola e le altre devono riprovarci l’anno dopo. Ma siamo convinti di potercela fare. E la motivazione principale per cui sono a Livorno è perché vincere qui sarebbe una soddisfazione diversa da tutte le altre piazze dove sono stato».

Cosa serve per vincere in Serie D, cosa che al Livorno non è riuscita in questi anni?

«Ci voleva Indiani allenatore, (sorride, ndr). Ho risposto bene?».

Che tipi di giocatori servono per arrivare alla promozione?

«Serve gente che pianga quando si perde o si gioca male. E di conseguenza gioisca enormemente quando vince. Vogliamo giocatori orgogliosi della maglia che portano addosso. Se uno è bravo tecnicamente, ma non piange quando perde non ci interessa. Tutti i giocatori che sceglieremo saranno verso questa direzione».

Nella sua carriera spesso ha lavorato con il 4-3-3.

«Sì, ma il calcio va sempre avanti e i moduli lasciano il tempo che trovano. Bisogna essere pronti a cambiare perché all’interno di una partita ce ne sono 200 o 300. E’ chiaro, la prima volta che mi sono affacciato dal tondino dello stadio ho detto: con un campo così la palla teniamola noi e rasoterra. Il principio fondamentale del Livorno dovrà essere uno: giocare, giocare, giocare».

C’è un under in meno quest’anno.

«Quasi quasi mi dispiace. A San Donato abbiamo vinto con gli under e più o meno anche ad Arezzo. Sono stra fondamentali, soprattutto quello più giovane. La scelta del 2006 sarà delicata, determinante. Cercheremo di avere nove-dieci “quote” e in tutti i ruoli, portiere compreso. Quello dei giovani è l’aspetto su cui stiamo lavorando di più in questi primi giorni».

Ha già pensato alle conferme? Ci sono anche giocatori come Brenna che ha già avuto e che con lei hanno vinto.

«Se dicessi che non ci abbiamo pensato sarei bugiardo, ma ancora non abbiamo deciso niente. Certo, se ci sono giocatori che hai già avuto e hanno vinto con te partono un passo avanti. Maper adesso stiamo pensando più che altro agli under».

Luci sarà ancora amaranto.

«Sì. Ci ho già parlato e abbiamo un altro appuntamento oggi (ieri, ndr). Che sia in campo o meno lui sarà sempre il nostro capitano e so che ci darà un grande aiuto sotto ogni punto di vista».

I tempi di costruzione della squadra?

«Conto di avere il 90% della rosa pronta per l’inizio del ritiro e non per l’inizio del campionato. Poi se mancano un paio di tasselli non è un problema, ma per fine luglio servirà essere quasi a posto».

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