Il Tirreno

Livorno

La sentenza

Livorno, ex militare condannato a 12 anni per il tentato omicidio nel minimarket

di Stefano Taglione
Livorno, ex militare condannato a 12 anni per il tentato omicidio nel minimarket

Antonio Vannini aveva sparato tre colpi di pistola contro un negoziante. Secondo il tribunale voleva rapinarlo: il commesso colpito con due proiettili

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Livorno Dodici anni di reclusione. Sarebbero stati 18 se non avesse scelto di essere giudicato col rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena in cambio di un processo più veloce. E potrebbero scendere a dieci se la sua avvocata, Barbara Luceri, decidesse di non fare ricorso in appello, in virtù del "taglio" di un sesto del computo previsto dalla riforma Cartabia.

La pronuncia

Antonio Vannini - il cinquantasettenne militare (in congedo) che il 14 luglio dell’anno scorso ha sparato tre colpi di pistola colpendo due volte al ventre Ali Usman, il negoziante bengalese di 33 anni che stava lavorando nel minimarket di via Novelli, a pochi passi dal Mercato centrale - ieri è stato condannato per tentato omicidio. L’agguato avvenne in un negozio che, fra l’altro, avrebbe inaugurato nel giro di pochi giorni e che quella mattina era aperto solo per motivi di inventario. Il giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno ha accolto la richiesta del pm Niccolò Volpe, concedendo al cinquantasettenne (nato a Firenze e residente in città) le attenuanti generiche equivalenti.

La ricostruzione

Erano le 9,40 del 14 luglio scorso quando Vannini, un passato nella guardia costiera, avrebbe fatto fuoco contro il commerciante con una Beretta calibro 22 regolarmente detenuta. Nel punto vendita in quel momento ci sarebbero stati solo lui e Usman. C’è chi ha sentito gli spari, ma da fuori, soccorrendo poi il negoziante, portato in ospedale in ambulanza, operato due volte e dimesso dopo qualche settimana. Del militare, invece, inizialmente nessuna traccia: dopo aver esploso i due proiettili verso il trentatreenne, infatti, è scappato. «C’era una persona e l’ho vista prendere una pistola dalla borsa. Poi ho sentito come una scarica», le parole della vittima. Usman, a Livorno, era appena arrivato. Una città nella quale era approdato per lavorare nel minimarket passato di mano con una nuova gestione. Oggi, per fortuna, il giovane sta meglio.

Il fermo

Vannini verrà fermato dalla Squadra mobile dopo tre giorni. «Eccolo. È lui l’uomo che mi ha sparato». Con queste parole, riconoscendolo fra le fotografie mostrategli, il commerciante aveva indicato agli agenti il volto del cinquantaseienne. Imputato che vive a poca distanza da via Novelli: è lì che i poliziotti lo hanno fermato come persona gravemente indiziata di delitto, trasferendolo alle Sughere, dove tuttora si trova. Il movente Dagli accertamenti degli investigatori è emerso che il cinquantasettenne «aveva - scriveva nel luglio scorso il giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna nell’ordinanza di custodia cautelare - problemi di carattere economico».  Tanto che risulta «destinatario di un decreto ingiuntivo emesso il 15 dicembre del 2021». Potrebbero essere state le difficoltà finanziarie ad armare la mano di Vannini, anche se la tesi accusatoria è fortemente contrastata dalla difesa. Secondo l’avvocata Luceri, che dovrà valutare se presentare appello o meno, avrebbe agito stordito da alcuni farmaci assunti. Non era lucido, stando alla tesi difensiva. Tanto che quando è tornato a casa avrebbe riposto la pistola nella cassaforte senza pulirla per nascondere le tracce.

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