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Libertas, la linea Mannucchi: «A Roseto vittoria di un super gruppo. Festeggiare? Completiamo l’impresa»

di Fabrizio Pucci
Libertas, la linea Mannucchi: «A Roseto vittoria di un super gruppo. Festeggiare? Completiamo l’impresa»

Il direttore sportivo amaranto analizza la serie finale: «L’immagine simbolo è il tuffo collettivo a tre minuti dalla sirena»

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LIVORNO. La Libertas ha piazzato il break. Con la vittoria in gara-2 al PalaMaggetti di Roseto davanti a quasi quattromila tifosi avversari si è presa il (minimo) vantaggio del fattore campo e ora è attesa da due partite al PalaMacchia: si gioca venerdì e domenica. I tifosi amaranto il giorno dopo l’impresa hanno (a ragione) il cuore nello zucchero, la squadra invece è concentrata sull’obiettivo finale. Il direttore sportivo Gianluca Mannucchi è sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda dei giocatori e rimane con i piedi ben saldi per terra nonostante sia consapevolezza di quanto sia importante ciò che ha fatto la squadra con una prova di cuore, testa e maturità. Direttore, martedì avete compiuto un’impresa.

Avete scollinato? Il più è fatto?

«Macché. Neanche per idea. La serie è ancora lunga, lunghissima direi. Roseto è una squadra molto forte e che non conosce il significato della parola resa. Non abbiamo ancora fatto niente. Certo, sarei bugiardo se dicessi che non si è trattato di successo dalla valenza fondamentale, ma non solo o, comunque, non semplicemente perché abbiamo pareggiato la serie».

E allora per quale altro motivo?

«Il primo è basilare: vincere in trasferta è sempre importante. Il secondo è di natura psicologica: nel caso in cui dovessimo arrivare a gara-5 torneremmo là con la consapevolezza di averci già vinto e quindi con la convinzione che quell’impresa sarebbe ripetibile perché ci siamo già riusciti».

Fantoni che si tuffa come un portiere (molti lo hanno paragonato al tuffo di McAdoo) , Ricci e Bargnesi che nella stessa azione fanno altrettanto. È questo lo spirito-Libertas?

«Credo che quelle immagini siano il simbolo di che cosa sia la Libertas. In quel tuffo collettivo sul parquet per salvare un pallone a poco meno di tre minuti dalla fine c’è lo spirito del gruppo».

Come descriverebbe quello spirito?

«Pazzesco. Questo è un gruppo di uomini che ha doti umane ed etiche fuori dal comune. E a queste unisce l’esperienza. I giocatori hanno sposato il progetto-Libertas in modo totalizzante».

Cioè?

«Stiamo lottando per un traguardo importante ed è chiaro che ognuno di loro ha la propria soddisfazione personale, ma i nostri ragazzi sentono la maglia, vivono sulla loro pelle il senso di appartenenza alla storia del Club. In altri termini si sentono la libertassinità addosso».

Siete 1-1 nella serie dopo aver condotto per settanta minuti su ottanta complessivi e con qualche giocatore che sta soffrendo. Inoltre adesso ci sono due gare casalinghe. È un buon segno?

«Non mi sbilancio. Di certo abbiamo un Saccaggi acciaccato che però sta migliorando a vista d’occhio. Jacopo Lucarelli è reduce da un infortunio grave che lo ha costretto a due lunghissimi mesi di lontananza dal clima-partita. Fratto non sta ancora bene a causa dei postumi dell’infortunio che ha avuto in occasione di gara-2 contro Jesi. E comunque martedì Francesco (Fratto ndr) è stato semplicemente eccezionale anche in considerazione delle sue non perfette condizioni fisiche».

Adesso ci sarà la spinta del PalaMacchia a sostenere la Libertas...

«Sì. Colgo l’occasione per ringraziare i nostri tifosi. Sono stati fantastici, grandiosi. Ci hanno seguito davvero in tantissimi in una trasferta molto lontana con due partite ravvicinate e dalla collocazione oraria non esattamente agevole per quanti lavorano: domenica sera e martedì sera. E invece sono stati numerosi e rumorosi. Il loro sostegno è stato incredibile. Ne parlavamo con i giocatori che sono rimasti entusiasti da cotanta dimostrazione d’amore».

Adesso testa sul manubrio: la strada percorsa fino a qui lascia ben sperare ma l’arrivo è ancora lontano...

«Sì. Se ci avete fatto caso, martedì dopo la vittoria i nostri giocatori sono andati soltanto a salutare i tifosi e non hanno celebrato in modo eclatante il blitz».

Già, perché?

«Proprio perché - come ha detto coach Marco Andreazza a caldo - non abbiamo fatto ancora nulla. Gli anni scorsi festeggiavamo ogni vittoria ai playoff e poi il boccone ci è andato di traverso. Per ora bastano i saluti. Se riuscissimo a compiere l’impresa definitiva, allora festeggeremmo. E alla grande. Ma se e solo dovesse succedere una certa cosa». Tutto il popolo amaranto se lo augura e intanto sogna.

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