Gioco
Vendetta nella terra di Zeppilli: la Libertas vuole saldare il conto
E intanto Tozzi alza l’asticella: «Entusiasmo e autostima sono al top»
LIVORNO. C’è un conto da saldare. Un credito da riscuotere. Una nemesi storica da realizzare. Tra la Libertas e la serie A2 non c’è – come tra il dire e il fare – di mezzo il mare. No: c’è di mezzo Roseto degli Abruzzi, ridente cittadina di poco più di 25mila anime.
Nella tana del lupo
Uno di questi – e qui sta il nodo che lega passato, presente e futuro degli amaranto - è tale Pasquale Zeppillo (oggi il suo cognome finisce con la O di Otranto e non è più Zeppilli, come prima), ex arbitro di serie A, ex dirigente del club rosetano, ma soprattutto esecutore materiale dell’uccisione del sogno tricolore della Libertas nel tardo pomeriggio del 27 maggio 1989. Sì, proprio lui, l’uomo che non convalidò il canestro di Andrea Forti e che avrebbe consegnato il primo, storico scudetto alla città, è nato là dove domani la squadra di Andreazza proverà a dare concretezza ai propri sogni. E chissà se Zeppilli (ci piace chiamarlo con il cognome con cui diventò famoso) domani si presenterà al PalaMaggetti per sostenere la squadra della sua città.
Uomo bionico
Se la sua canuzie dovesse far capolino, non potrebbe essere riconosciuta da Tommaso Fantoni, oggi veterano e bandiera libertassina, ma all’epoca del misfatto un bimbo di poco più di 4 anni. Non potrà riconoscerla nessuno dei compagni di squadra del capitano perché nel maggio del 1989 erano tutti nell’iperuranio.
Lo riconoscerebbero invece gli altri. E saranno tanti: quelli con le tempie dipinte di grigio e quelli con la calvizie avanzata. Sono gli ex ragazzi degli Anni ’80, quando la vita era facile come bere un sorso d’acqua fresca e lottare per lo scudetto la felice normalità. Con l’indice lo mostreranno ai figli, che nella prima domenica di giugno vedranno materializzarsi per la prima volta sotto i loro occhi, l’uomo dalla vista e dall’udito bionici – che nel frastuono di un PalaMacchia pieno come un uovo - ebbe la certezza assoluta che il tiro della Pantera Rosa era stato scoccato un frame dopo la sirena. Roba da ridurre Superman ad un ordinario, insignificante ed eterno Clark Kent.
Data fatidica
Da quel livido pomeriggio di fine maggio sono passati 35 anni. 43 (era il 1981) dallo scintillante ricordo della promozione in A2 datata sempre 27 maggio, della Libertas di Cacco Benvenuti. Un giorno indimenticabile per nulla offuscato dalla beffa di 8 anni più tardi.
Corsi e ricorsi storici, che magari – come il libeccio che qui è di casa - lasciano il tempo che trovano, ma che sono buoni per ingannare l’ansia che precede i grandi eventi. Alla fine, è divertente e giusto credere che sia possibile ottenere una giustizia riparatoria dopo il furto made in Zeppilli, e vivere una festa come ai tempi di Benvenuti.
La squadra
Per farlo servirà la miglior Libertas che oggi all’ora di pranzo è partita alla volta dell’Abruzzo. Lo staff medico e tecnico in questi giorni di riposo ha monitorato con la massima attenzione le condizioni di Francesco Fratto che - come si ricorderà - in occasione di gara-2 di semifinale con Jesi uscì malconcio dopo tre minuti a causa di un colpo ricevuto al tallone. Il numero 5 di Cecina ha saltato anche gara-3 dove è stato spettatore non pagante. Il giocatore è stato sottoposto a terapia e cure e - stringendo i denti - vista l'importanza della partita potrebbe essere utilizzato per qualche minuto da Coach Andreazza. Stanno bene gli altri. Ieri ha preso la parola Luca Tozzi: «Siamo carichi ed entusiasti - ha dichiarato - perché arrivare in finale in questa Serie B Nazionale di così alto livello, è un gran traguardo. La stagione regolare ed i playoff (contro le big Faenza e Jesi) ci hanno dato autostima. Roseto si è meritata il primo posto, perché ha avuto costanza di rendimento. È ben costruita ed è quadrata, perché ognuno sa che cosa fare in campo e lo fa bene. Sono trascinati dal loro leader Mantzaris, che è giocatore da altre categorie. Sul piano personale sono emozionato ed entusiasta all’idea di giocare questa serie di finale».
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