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L’assist di Cristiano Lucarelli al piano Locatelli: «Progetto per chi ama il Livorno, io ci sono»

di Alessandro Lazzerini
L’assist di Cristiano Lucarelli al piano Locatelli: «Progetto per chi ama il Livorno, io ci sono»

L'ex bandiera amaranto tra i sostenitori insieme a Igor Protti: «È il momento di provarci. Come? Tornare al binomio tra squadra e tifosi come dai tempi di Jaconi. Giovannini è super ma serve il centro sportivo»

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Livorno “Dai cantiamo che fa gol, Cristiano gol, Cristiano gol”. Non appena si è alzato dalla sua poltrona in seconda fila per salire sul palco, il Teatro Goldoni è esploso. Il coro che la Nord gli ha cantato centinaia di volte e lui emozionato come ogni volta che si trova davanti alla sua gente. Cristiano Lucarelli e il Livorno: una storia infinita. Prima da calciatore, poi da allenatore, adesso da socio-sostenitore.

«Ho girato ventidue città nella mia carriera sportiva – esordisce “il Panzer” – ma quando sono chiamato a parlare davanti alla mia gente tutto assume una dinamica diversa. Il peso delle parole qui è diverso. Quando non sei nella tua città, un po’ tutti tendono a dire quelle con conviene dire. Invece quando sei a casa tua, con gente che conosci da sempre, serve pesarle per bene ed essere trasparenti».

Cosa l’ha convinta a scegliere il progetto Locatelli?

«Ho sentito parlare di settore giovanile, di centro sportivo, di tifosi protagonisti e non più come semplici spettatori da “sfruttare”. A Livorno la gente ha sempre vissuto del contatto con la squadra e credo che sarebbe il modo perfetto per ritornare a quel binomio squadra-tifoseria che fece sognare dai tempi di Jaconi in avanti».

Ma questo progetto è davvero fattibile?

«Ci sono tante persone che dicono di amare il Livorno e questo sarebbe il modo migliore per dimostrarlo. Io quando dico di tenere a una cosa faccio dei sacrifici. So bene che sono tempi duri e non è facile andare avanti per tante famiglie, ma 200 euro sono 50 centesimi al giorno, 15 euro il mese. Basta pensare che se uno va ogni fine settimana a vedere una partita di bambini della scuola calcio in un mese spende 30 euro».

Un progetto innovativo, quello è sicuro.

«Assolutamente. Sarebbe il primo progetto di questo genere e questo è un altro aspetto super. La Serie D è anche una categoria giusta per poter sperimentare un’idea di calcio come questa. Eventualmente a tornare indietro, nelle mani di un padrone siamo sempre in tempo. Un altro slogan tanto utilizzato è “il Livorno è la mia vita”. Adesso c’è l’occasione di dimostrarlo e per la tifoseria di poter vivere di nuovo la squadra in ogni momento del giorno».

C’è qualche messaggio speciale che le è arrivato?

«No. Però ci sono le adesioni di famiglie livornesi importanti che non si sono mai volute esporre negli anni con il Livorno. Perché fare il presidente della squadra della città non è facile. In questa forma invece tanti possono dare il loro contributo senza doversi esporre in prima linea».

Giovannini è stato un segnale netto per dimostrare le ambizioni del progetto.

«Se non lui, chi? Se ne parla da tanti anni, ha vinto campionati ovunque e sono sicuro che avrebbe già i suoi 23 giocatori nella testa. Di certo dovremo fare i conti la risposta dell’attuale proprietà».

La proposta è stata fatta.

«Sì, 600 mila euro mi sembrano una cifra adeguata al valore attuale della società. Che non è cambiato rispetto a un anno fa. Se poi uno ha fatto degli investimenti sbagliati, non possono pagarli altri».

E se arrivasse un “no” come risposta?

«Sarebbe un “no” alla città di Livorno, al popolo amaranto, a una comunità. E non un “no” a Locatelli. Perché Andrea è l’ideatore e il coordinatore del progetto, sarà un socio del 49%, ma il progetto riguarda Livorno. Perché, voglio sottolinearlo, gli imprenditori comprerebbero il 100% delle quote, regalando il 51% ai tifosi».

Si aspettava questo entusiasmo?

«Certo. È un progetto che viene preso con energia da chi vuole essere parte attiva della gestione della squadra che tifa da sempre. Chi vuole criticare dal divano, magari non accetta perché sennò poi gli toccherebbe criticare se stesso».

Un aspetto cruciale sarebbe anche il centro sportivo.

«È vergognoso che il Livorno dopo 109 anni non abbiamo un campo di calcio dove allenarsi. Da allenatore so quanto sono importanti le strutture per la qualità dell’allenamento. Quest’anno in Eccellenza ho visto società come Perignano, Zenith Prato e Montespertoli con centri sportivi con 3-4 campi. Nel “Livorno siamo noi” quello dell’impianto è uno dei primissimi punti e una parte sostanziosa delle risorse raccolte ogni anno andrebbe lì. Abbiamo già individuato anche una zona in città per il centro sportivo».

La sentiamo carichissimo. Questo progetto la riporterebbe anche allo stadio?

«Per cose personali quest’anno ho preferito non presentarmi al Picchi. E ci tengo a sottolineare che faccio tutto questo senza niente in cambio. Io voglio continuare il mio percorso da allenatore e del Livorno continuerò a fare il tifoso. Se il progetto va in porto, comprerò diverse quote del 51% e, certo, tornerò allo stadio a tifare amaranto». l

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