Gioco
Il canestro di più bello di coach Manrico Vaiani: la Livorno del basket unita nel suo ricordo
Dopo Libertas e Pielle, l’ultimo omaggio all’allenatore scomparso da parte dell'ultima squadra che ha guidato. Ecco perché gli anni della malattia lo hanno reso ancora più indimeticabile
Livorno Al PalaCosmelli, l’ultima casa di Manrico Vaiani, hanno appeso una foto del coach-professore scomparso il 13 maggio e uno striscione: «Per sempre con noi, la tua squadra», si legge. Ma quella squadra - nello specifico l’Under 14 dell’Us Livorno, sono una, tante, forse infinite. Dentro a una carriera durata mezzo secolo, in cui gli insegnamenti che ha regalato sono andati ben oltre le gabbie di uno schema.
Perché Manrico è riuscito a realizzare un canestro che solo i fuoriclasse sanno mettere a segno: unire tutti nel ricordo. Applaudire insieme in quell’ultimo time out.
Un giorno dopo l’altro, lo hanno salutato i tifosi della Libertas e quelli della Pielle (è successo raramente, speriamo che accada di nuovo). Si sono abbracciati vecchi rivali e nuovi amici. Lo hanno celebrato tutti (anche allenatori parecchio importanti), con un aneddoto, una carezza, un pensiero. A tutti ha insegnato qualcosa, dentro e fuori dal campo. Ci ha spiegato con l’esempio – mica con chiacchiere e pistolotti - come vincere sul parquet e non arrendersi nella vita. Anche quando le cose vanno parecchio male. Come è successo a lui con la scoperta della malattia. Le operazioni e la chemioterapia, il dolore e la paura. Per poi tornare sempre in campo a giocare la sua partita, quella che lo rendeva felice: insegnare (non solo) pallacanestro.
Non gli importava nulla se a stento si reggeva in piedi, se aveva bisogno di una stampella che ogni tanto brandiva se qualche giocatore faceva una bischerata, se aveva perso i capelli oppure aveva un brutta cera. Addirittura quel nuovo look da asceta lo rendeva ancora più autorevole. Mitologico. Lui parlava e in palestra calava il silenzio. Ti spiegava un movimento, un taglio e ti raccontava come approcciarti con lo spazio, il tempo e il futuro che stava per arrivare. È stata una fortuna vederti attraversare il campo fino all’ultimo minuto. Anche quando la tua squadra era sotto nel punteggio, quando la partita era persa. E lo sapevamo tutti. Ma tu ci avevi detto che si gioca fino alla fine. Tutti insieme.
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