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Fernandez sul futuro del Livorno: «Prendo atto di cosa vuole la città. Ora cercherò di convincere Esciua»

di Alessandro Bernini
Joel Esciua  e Enrico Fernandez
Joel Esciua e Enrico Fernandez

Il presidente onorario dell’Us è appena stato dal sindaco Salvetti per consegnargli un gagliardetto restaurato . «Le accuse? Ci sono dei documenti che testimoniano come io abbia agito nel rispetto delle regole»

21 maggio 2024
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LIVORNO. La voce è flebile. Enrico Fernandez è appena stato dal sindaco Salvetti per consegnargli un gagliardetto restaurato del Livorno datato 1915. Ma soprattutto per esprimergli il suo profondo malessere. Mai avrebbe pensato di finire in questo vortice di critiche. Sia per la storia del marchio che per la sua vicinanza a Joel Esciua.

Fernandez, come sta?

«Male, sono giorni veramente pesanti per me».

Cosa succede?

«Lei lo sa. Per me nella vita ci sono tre cose che contano: la famiglia, il lavoro e il Livorno».

E?

«E in questi giorni il Livorno mi sta togliendo il sonno».

Partiamo dalla storia del marchio e del nome.

«Ci sono dei documenti che testimoniano come io abbia agito nel rispetto delle regole».

Scusi Fernandez, ma al di là di contratti e cavilli: lei il nome Us e il marchio lo vuole ancora dare a Joel Esciua oppure no?

«Non conta quello che voglio io. Ci sono dei contratti firmati. Se io oggi dico che non voglio più dare il marchio a Esciua, magari domani mi trovo una causa contro. Perché Joel in questo caso potrebbe fare causa al Magnozzi».

Si è pentito della scelta?

«Non ho scelto soltanto io. La delibera è stata firmata da tutto il consiglio, compreso Pasquale Lamberti contro il quale aprirò una causa legale».

Quindi lei è sicuro che nome e marchio andranno a Esciua nonostante oggi la maggioranza del Club Magnozzi non voglia questo?

«Quando ci siamo riuniti per la prima volta, non sapevamo del progetto di Locatelli. E non avendo mandato nessuna disdetta scritta, il rinnovo di nome e logo a favore di Esciua è stato automatico. Però credo che ci siano ancora dei margini per verificare la situazione, aspettiamo il 30 maggio e vediamo quello che succede».

Cioè?

«Il mio avvocato sta verificando tutto. Voglio che ogni cosa sia sempre fatta nel rispetto delle regola, come è sempre stato nella mia vita».

Ha parlato con gli altri soci del Magnozzi?

«I miei amici sono tutti contrari a Joel. Lo so bene. Ho parlato anche con Protti che mi ha esposto la loro posizione. Io ho sempre cercato di mediare, di trovare una soluzione per il bene del Livorno. Adesso sono il primo a stare male per questa situazione. Solo di una cosa sono certo».

Ovvero?

«Che non possiamo avere due squadre. Secondo me il Livorno è uno soltanto. E tutti insieme dobbiamo andare avanti».

Ma lei stesso ha detto che tutti i suoi amici sono contrari al fatto che Esciua resti alla guida del Livorno.

«Infatti prendo atto di quello che la città vuole. E quando vedrò la proposta di acquisto ufficiale da parte del gruppo di Locatelli, allora dirò a Esciua di cercare di rispettare quello che vuole la città».

Lei si sente legato a Esciua?

«Io amo il Livorno, sono stato vicino a Esciua in questa stagione perché lui rappresentava il Livorno. Gli ho anche chiesto di poter prendere il 20% delle quote dell’Us Livorno ma lui mi ha detto che non poteva perché doveva rispondere ai suoi investitori. Questo per far capire che per me il bene del Livorno è sempre andato davanti a tutto».

Ha mai pensato di dimettersi?

«Non ho cariche all’interno della società. Sono presidente onorario, un ruolo non decisionale ma che ricopro per il mio amore per la maglia. Ho sempre pensato che se mi fossi allontanato, le cose sarebbero potute solo peggiorare. A questo punto prendo atto di quello che vorrebbe la città ed è mio compito collaborare per trovare delle soluzioni».

Andrà alla serata del Goldoni?

«Sì, ci andrò, mi hanno invitato e sarò presente».

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