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Libertas, buona la prima: Jesi va ko

di Giulio Corsi

	L'applauso della squadra alla curva nord (foto Silvi)
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L'applauso della squadra alla curva nord (foto Silvi)

Gli amaranto dominano e volano a più 17, poi smettono di far canestro e tremano, bene Williams e Lucarelli, ma troppe palle perse e troppi errori dalla lunga distanza

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LIVORNO. Minuto 29 di una domenica di tripudio e sofferenza, l’orologio segna le 21.45, il tabellone dice 61 Livorno, 47 Jesi. Nel vecchio tempio di via Allende si celebra l’amore di un popolo con la sua squadra: in tremila sono in piedi per la Libertas mentre il coro “amaranto olè” risuona come un mantra per cinque interminabili minuti prima di lasciare spazio all’altro inno della tifoseria libertassina, “saremo sempre con te, gireremo lo stivale”.

La partita

Sul parquet la Akern sta scrivendo un’altra pagina della sua storia, sebbene la strada per l’Olimpo sia più ripida e difficile del Pordoi: gara-uno dei quarti con Faenza ci ha insegnato che bisogna tenere la testa bassa e la concentrazione altissima e i calci di Andreazza ai gommoni davanti alla panchina sul +17 (64-47) lo dicono chiaramente. Anche perché Jesi non è quella che ieri a cavallo tra il terzo e il quarto tempino è rimasta sette minuti senza far canestro, casomai è quella che dal meno 14 (36-22 del 15’) in 180 secondi si è riportata a meno 2 (40-38 al 18’), sfruttando uno dei due black out in cui gli amaranto sono incappati. L’altro corto circuito è scattato proprio nel momento migliore della serata, sul massimo vantaggio, un rilassamento che col passare dei minuti è diventato paura, insicurezza, e ha rischiato di trasformarsi in un disastro. Nel quarto tempino gli amaranto si sono intestarditi in attacco, con tiri forzati, palle perse (undici nell’ultima frazione) e alla fine hanno fatto peggio di Jesi, 8 minuti e mezzo senza segnare su azione con i marchigiani che pian piano hanno iniziato ad avvicinarsi e con un parziale di 11-0 a cui forse non credevano neanche loro sono tornati in partita, 64-58 con tripla di Bruno a tre minuti e mezzo dalla sirena. Lì per fortuna Jesi ha ritrovato il ferro, Lucarelli dalla lunetta ha interrotto il digiuno (65-58), poi Tozzi ha realizzato il primo canestro su azione (67-58) e il risultato è tornato in cassaforte. Uno a zero, palla al centro: domani (martedì 21 maggio PalaMacchia ore 20.45) si torna in campo e sarà un’altra battaglia.

I commenti

La lettura finale del general manager Dino Seghetti accende il faro sul valore di questa vittoria sofferta: «Un finale di questo tipo ci aiuterà a tenere alta la concentrazione in vista di gara due», commenta il dirigente libertassino.

Intanto era fondamentale partire con una vittoria. Da questa partita c’è da imparare tantissimo: bisogna lavorare sulla testa prima di tutto, perché le 20 palle perse sono sembrate il frutto di un calo mentale e la percentuale dall’arco continua a piangere.

Marco Andreazza ha usato parole dure in conferenza stampa: «È inutile prendere 25 rimbalzi in più se poi perdiamo tutti quei palloni», ha detto. «Se vogliamo andare su dobbiamo cambiare», ha poi tuonato il coach. Raccontando che anche i giocatori negli spogliatoi erano arrabbiati.

Ci sono anche diverse cose da salvare: la Libertas ha sempre condotto e ogni volta che Tiberti e soci si sono rifatti sotto ha respinto i loro assalti. Non è poco.

Poi c’è la prestazione di Jacopo Lucarelli, ad esempio , 6 rimbalzi e 11 punti in 23 minuti, sempre dentro alla partita, presente nei momenti clou. E il solito grande cuore di Amos Ricci, percentuali da applausi e canestri pesanti ogni volta che è riuscito a vedere il canestro.

Ha dato tanto anche Leon Williams, e non solo in termini di punti (10, di cui 6 nei primi 4 minuti), ma anche di ordine in regia.

«Sono contento per Lucarelli che ha fatto un altro passo avanti – commenta il presidente Roberto Consigli –. La vittoria è importante e meritata. Il calo nel finale credo che sia legato alle fatiche di mercoledì, il che vale anche per Jesi a cui voglio fare un grande plauso per non aver mai mollato. Gara-due sarà una partita completamente diversa dove loro proveranno a spalmare per 40 minuti la prova difensiva dell’ultimo quarto. Ma ci faremo trovare pronti».

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