Gioco
Faenza è pericolosissima, Libertas può batterla ma serve un’impresa
L’obiettivo è limitare le scorribande di Begarin. Coach Andreazza: «Loro hanno alzato il livello della fisicità»
Livorno In Giappone la chiamano kintsugi. È la tecnica con cui vengono riparati gli oggetti di ceramica rotti, mediante l’utilizzo di una foglia d’oro che li rende ancora più preziosi e lucenti. Per la Libertas oggi è il giorno del suo personalissimo kintsugi. C’è da rimettere insieme i cocci del vaso rotto lunedì scorso al PalaMacchia con quella sanguinosa sconfitta in gara-2 con Faenza. Certo, il coefficiente di difficoltà della terza partita è elevatissimo. I romagnoli possono fare un sensibile passo avanti verso la qualificazione e questa considerazione per loro è una tanica di benzina gettata sul fuoco dell’entusiasmo prodotto dal 67-62 del 6 maggio. Eppure la Libertas può giocarsela. Il motivo, anzi i motivi, sono chiari. Primo: lunedì sera gli amaranto hanno oggettivamente giocato male come non succedeva dallo scorso autunno. Qualche dato? I soli tre rimbalzi offensivi conquistati, l’unico tiro di Fantoni che è arrivato al minuto 39, l’1-22 nella valutazione del primo quarto e addirittura il -9 a 46 del terzo. Roba da museo degli orrori. Nonostante questo i ragazzi di Andreazza sono risaliti dal -12 del 37’ alla tripla nel -2 fallita da Leon Williams a 50 secondi dalla fine. Insomma: seppur nella sua peggiore versione (che viene esibita una volta ogni sette mesi) la Libertas è rimasta in vita fino all’ultimo al cospetto di una squadra tarantolata e che - al bando il "politically correct" - ha beneficiato per 40 minuti di un arbitraggio compiacente dinanzi alle mazzate inferte ai giocatori livornesi; loro sì, invece, puniti con fischi assurdi a ogni sospiro. Se in gara-3 dovesse esserci un arbitraggio anche solo sufficientemente equo, la Akern avrebbe qualche possibilità in più di portarla a casa.Le difficoltàÈ lapalissiano che la Libertas debba fare i conti con l’avversario. Nei giorni scorsi l’assistant coach degli amaranto, Iacopo Venucci, ha definito i "Blacks" come una squadra dal «talento diffuso», un concetto che descrive alla perfezione la truppa dell’ex Gigi Garelli. Insomma Faenza è forte, molto forte. Ma è pure battibile. Altrimenti - malgrado tutto - non sarebbe arrivata appena settima nel suo girone. Certo. I play-off sono un’altra storia, ma il passato molto dice del presente e anche del futuro delle squadre. RaggiSolaris, per certi versi, ricorda Legnano: squadra sulla carta da primissimi posti nel gruppo dominato dalle toscane dove la Libertas è arrivata seconda, ma con poco collante in campo. In pratica: se trova la giornata giusta, può vincere facile con chiunque, ma se si incarta, soffre. E in questo senso saranno decisive le alchimie tattiche di Marco Andreazza, che devono fare scopa con quelle dell’ex allenatore della Libertas Gigi Garelli. Per la verità dovranno soverchiarle altrimenti sarà dura. Sarà decisivo ritrovare spazio nel pitturato (e di nuovo serve un arbitraggio serio) e la mira dalla distanza. In difesa andranno limitate le scorribande di Jessie Begarin, i piazzati di Andrea Pastore, Marco Petrucci e Sebastian Vico, che non sarà il giocatore più simpatico della storia di questo gioco, ma che - oltre al sorriso insolente - ha pure polpastrelli di seta. Le parole del coachAlla viglia della partenza per Faenza Marco Andrezza ha descritto così i possibili scenari di gara-3: «Faenza ha giocato gara-2 cambiando alcuni accoppiamenti e alzando drasticamente la fisicità - le parole del coach degli amaranto - Eseguire con i corpi addosso sarà il prossimo step che dovremmo fare nella serie». La squadra, chiamata a portare il risultato sul 2 a 1, sarà seguita da circa 200 tifosi che, nel primo pomeriggio di oggi, si muoveranno alla volta dell’Emilia Romagna. Quanto alla squadra: è sotto osservazione Amos Ricci, uscito malconcio dalla partita di lunedì scorso per una distorsione a una caviglia. Difficile vedere in campo Jacopo Lucarelli, che è ormai fuori da due mesi per il noto problema al ginocchio.
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