Gioco
Nardi e l’amore per la Curva Nord. «Ci carichiamo cantando il loro inno»
La mezz’ala di scuola Fiorentina sogna di andare ancora in gol contro la Pianese. «Loro forti in ogni reparto, dovremo dare il 110%, il nostro pubblico ci aiuterà»
LIVORNO. Eh, sì, Niccolò e la sua storia sembrano proprio usciti dalla sensibile e appassionata penna di Roberto Vecchioni con quel “Sogna, ragazzo, sogna”. Un giorno, a fine allenamento, Marco Donadel, allenatore della Under 16 della Fiorentina, lo prese sottobraccio e gli disse che avrebbe dovuto credere più in se stesso perché aveva i mezzi per sfondare nel calcio. Poi un consiglio prima di mandarlo alla doccia: “Dammi retta, punta alla luna, poi magari prendi una stella...”.
«Sai, questa frase mi torna in mente spesso...», confida timidamente Niccolò Nardi, classe 2004, uno dei giovani amaranto di maggior talento, che la Fiorentina ha dato in custodia alla vecchia Unione affinché possa maturare e affinare il carattere, perché i numeri li ha tutti.
I suoi quattro maestri
Niccolò in dieci anni di giovanili viola ha avuto due tecnici importanti. «Marco Donadel era un martello, un motivatore, Alberto Aquilani curava i dettagli, ci spiegava tante accortezze per stare in campo e devo dire che essendo stato un trequartista un po’ si rivedeva in me».
Nardi è un ragazzo educato, rispettoso e da buon cancro (è nato il 28 giugno) è dotato pure di estrema sensibilità. Ricorda con affetto Giancarlo Favarin: «È stato lui a togliermi dalla testa di fare il trequartista e a impiegarmi da mezz’ala, chiedendomi in continuazione determinazione e quella che a Napoli chiamano cazzimma (un misto di cinismo e opportunismo, ndr) e gliene sono tanto grado».
Ottimo anche il rapporto con Fabio Fossati. «Un altro mister che mi sta dando tanto – sottolinea il giovane centrocampista –. Ci parla sempre e si fa capire. Un gentiluomo che analizza, spiega, prepara schemi. Anche lui è un martello che ci dà tanti insegnamenti che io metto metaforicamente nella mia valigia dove c’è ancora tanto posto».
Luci esempio e assist
Nella gara di andata con la Pianese Luci lo pesca con un rasoterra da 40 metri, lui addomestica al limite dell’area alla sinistra della porta difesa da De Fazio e imbuca con un destro potente e preciso sul secondo palo. «Un gran gol, era il mio secondo dopo quello al Poggibonsi. Poi ho segnato al Cenaia e domenica scorsa a Seravezza, addirittura col sinistro...».
Il sogno del bis
Un ringraziamento al capitano: «Su tre delle mie reti c’è lo zampino di Andrea Luci. Un vero esempio per la sua professionalità, il suo dinamismo e il modo in cui ci dà consigli, anche durante la partita».
Domenica assalto al primo posto. «La Pianese è forte in ogni reparto, tutti dovremo giocare al 110%, il nostro pubblico ci darà una mano, ne sono sicuro. Certo che ci penso a segnare ancora, all’andata ci recuperarono nella ripresa, ma da allora abbiamo compiuto passi da gigante perché ci conosciamo di più».
Camara, Nizzoli e Bellini
Alla Fiorentina era molto amico di Michael Kayode, suo coetaneo, e dei senatori Raimondo Mandragora e Pietro Terracciano. Nel Livorno rapporto ottimo con tutti, e spesso esce con Tommaso Nizzoli (in netta ripresa dopo vari infortuni, ndr) col quale divide l’appartamento, Filippo Bellini e Alpha Camara. «Lo stress è tanto, io il lunedì sento il bisogno di stare con gli amici per svagarci un po’. Mi piace essere d’aiuto a Alpha, un ragazzo davvero in gamba, che per ora fa fatica con la lingua ed è lontano dalla famiglia. So cosa vuol dire sentirsi soli, cerco di fargli compagnia e farlo sorridere».
Salvato dalla famiglia
Niccolò, che i compagni chiamano “El flaco”, il magro, soprannome che ha anche Colpani del Monza, è nato a Bagno a Ripoli. «Devo tutto alla mia famiglia, a mio padre Francesco, a mia madre Silvia e anche alla mia sorellina Viola perché nei momenti neri, quando ero sfiduciato e volevo lasciare il settore giovanile della Fiorentina perché non riuscivo ad emergere, mi hanno dato la forza di tenere duro e a imparare a lottare. Loro mi seguono in tutte le partite...».
Superstizione e miti
Entra in campo sempre col solito piede, poi altri piccoli accorgimenti che non devono essere svelati. Esulta a braccia aperte come uno dei suoi miti: il nazionale inglese Jude Bellingham. Adora il partenopeo Piotr Zielinski e porta i calzettoni abbassati come lui; ruba segreti al laziale Luis Alberto, è incantato da Isco, fenomeno del Real.
La Curva e il futuro
Racconta Nardi: «Domenica allo stadio non ci aspettavamo un’accoglienza così trionfale. I ragazzi della Curva ci stanno dando tanto affetto e noi dobbiamo ricambiare sul campo. Ci carichiamo anche cantando il loro inno: giocare nel Livorno è davvero un onore, un’esperienza unica».
Il pensiero torna al presente: «Ora pensiamo solo alla Pianese», ripete Niccolò Nardi.
Se gli parli di dove si immagina nei prossimi anni emerge tutto l’entusiasmo di giocare nel Livorno e il legame che si sta creando. «Il mio futuro? Sono felice, sono apprezzato, voglio migliorare ancora tanto con questa maglia».
“Sogna, ragazzo, sogna, conosco poeti che spostano fiumi col pensiero... non lasciare un treno fermo alla stazione...”. Eh, sì, che “bomber” il prof. Vecchioni: sempre in gol col cuore.
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