Gioco
Desolazione amaranto, all’Ardenza mai così poca gente come domenica
Tifosi logorati da 5 stagioni terribili, l’ultima vera gioia fu la salvezza in B del maggio 2019
LIVORNO. Fischi e contestazione. La partita contro il Ponsacco doveva essere quella della ripartenza per il Livorno e invece è terminata nel peggiore dei modi. I cori di protesta sentiti allo stadio si sono trasformati in un’infinità di post sui social con un misto di rabbia e delusione per l’andamento degli amaranto. Il riassunto? “Meritiamo di più”.
La tifoseria è stanca di vedere la squadra tra 5° e 6° posto in Serie D per il secondo anno di fila, tra l’altro in un girone mediocre come questo. Adesso, oltre alla questione strettamente tecnica, ci sono anche tanti altri aspetti che preoccupano e sono sotto gli occhi di tutti.
Due anni fotocopia
Le ambizioni estive, con il Livorno inserito tra le grandi favorite, non rispettate poi dal campo. Una quarantina di giocatori utilizzati, il cambio dell’allenatore e la piazza scontenta. Sembra di essere tornati indietro di un anno e invece la realtà dice che per il secondo anno consecutivo il Livorno fa fatica a giocarsi il campionato. In questi due anni ci sono alcuni elementi comuni. In primis l’assenza di una punta da venti gol. Non c’era l’anno scorso quando il miglior marcatore fu Frati (6 reti), non c’è quest’anno con lo sfortunato Cesarini top scorer a 5.
Stesso discorso per un mediano di qualità, uno che faccia girare la squadra e dettare i ritmi. Tre anni dalla ripartenza, tre anni senza un giocatore con certe caratteristiche.
Le scelte fatte sul settore tecnico ancora una volta si sono rivelate sbagliate. Lo scorso anno il fallimento di Califano come ds e poi gli esoneri di Collacchioni ed Esposito. Quest’anno le dimissioni di Pinzani e Favarin. L’incapacità di trovare un guida tecnica che possa tracciare la strada, come fatto da Giovannini ad Arezzo, tanto per dirne uno. La speranza è che con il tempo Fossati possa invertire la rotta magari in campo. Di sicuro di tempo ce n’è poco e l’impostazione con un 3-5-2 difensivo non sembra la scelta migliore. Nel Livorno manca qualità. Troppe volte la squadra si adegua all’avversario e non impone il proprio credo.
Lo stadio semivuoto
La ripartenza dai dilettanti per tante piazze è stato il modo di ricominciare con un entusiasmo ritrovato. Lo era stato anche a Livorno, ma negli ultimi 18 mesi di sconfitte e delusioni si è disperso tutto. In questi anni sono tanti gli esempi di società di spessore che al primo colpo anno vinto la D: Parma, Palermo, Bari, Modena, Catania. Pubblico entusiasta e numeri da categorie superiori. Domenica scorsa invece al Picchi sembrava di non essere a Livorno. E, attenzione bene, questo non vuole puntare il dito contro chi frequenta il Picchi (tifosi da applausi), ma vuole porre un interrogativo su un grafico che vede le presenze in calo netto e costante.
Gli spettatori col Ponsacco erano 2.341, ma vengono contati tutti gli abbonati e a occhio era facile capire di essere forse sotto i 2.000. Vicini al minimo storico. La piazza è logorata da almeno 5 anni difficili. L’ultima vera gioia per il popolo amaranto è la salvezza in B a Padova nel maggio 2019, un’era fa. La società in estate aveva alzato i prezzi degli abbonamenti promettendo un “prodotto migliore”. La classifica dice tutt’altro. I prezzi dei biglietti sono alti (20 euro in gradinata senza copertura), non c’è stata una promozione (se non un mini abbonamento con pochissima risposta), una scontistica, un modo per riavvicinare qualche realtà del territorio.
Senza sponsor
Oggi come oggi le società sportive non sono più solo giocatori e allenatore. Nel 2024 i reparti di marketing, comunicazione, organizzazione logistica e via discorrendo sono parti fondamentali. Il Livorno dopo una miriade di anni non ha sponsor sulla maglia, i cartelloni presenti allo stadio nella maggior parte dei casi sono rimasti dallo scorso anno, senza un nuovo accordo economico. Domenica scorsa, così come accaduto con il Poggibonsi, i led sotto la gradinata sono rotti con problemi evidenti nelle grafiche. Non c’è un direttore marketing, non ci sono rapporti con le aziende del territorio, non vengono organizzati eventi di nessun genere. Un anno fa non c’erano i risultati, ma il contorno sì. La situazione insomma è desolante, ed è un peccato perché la partenza sul campo era stata incoraggiante e i risultati poi sono quelli che fanno la differenza. Ora ci sono quattro mesi per cercare il riscatto sul campo e una crescita fuori dal rettangolo verde. La stagione può ancora essere salvata ma bisogna svoltare subito.
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