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Jorge Vargas arriva, si presenta e poi il silenzio: «Incredibile, neanche una risposta dal presidente del Livorno»

Jorge Vargas, 47 anni
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Jorge Vargas, 47 anni

Il cileno: «Nel calcio servono rispetto e correttezza, valori che non ho trovato parlando con Esciua»

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LIVORNO. Gli ultimi giorni trascorsi da Jorge Vargas hanno dell’incredibile. L’ex difensore centrale amaranto era stato chiamato dal presidente Joel Esciua nella giornata di mercoledì per venire a Livorno. Il tempo di organizzarsi dal punto di vista logistico e Vargas è partito in macchina da Reggio Calabria, città dove abita, in direzione Livorno. Quasi 12 ore di viaggio nella notte tra mercoledì e giovedì per essere in città giovedì mattina. L’appuntamento con il presidente Esciua era fissato per le ore 11, ma in un secondo momento il patron lo ha posticipato di un giorno: venerdì mattina (ieri), allo stesso orario. Nel frattempo il Livorno giovedì si è allenato sul campo sintetico di Borgo Cappuccini agli ordini del tecnico della juniores Niccolò Pascali. Dalla tribuna però c’erano le indicazioni precise di Vargas: il 4-2-3-1 come modulo e i primi appunti in vista del big match di domenica contro il Grosseto.

Ieri mattina poi nel giro di un’ora è cambiato tutto, mandando all'aria quello che sembrava dovesse essere solo un colloquio finale, un modo per mettere nero su bianco. L’appuntamento tra Esciua e Vargas, come detto, era fissato per le 11. Il presidente lo ha posticipato di un’ora e finalmente alle 12 ecco l’incontro. Tante le domande di Esciua su come Vargas avrebbe impostato la squadra domenica allo Zecchini, sulle sue idee tattiche e tecniche. Nel giro di una mezz’ora abbondante il colloquio si chiude e qui Esciua dice all’allenatore “ti faccio sapere tra un’ora, voglio decidere con i miei tempi”. Vargas ci resta male, aspetta anche più di un’ora ma la risposta non arriva. In quei momenti infatti Esciua aveva già deciso. «Per una questione di educazione, mi aspettavo almeno una telefonata. Anche solo per rispetto. Niente. Evidentemente non c’erano i presupposti per lavorare con una società del genere – spiega il tecnico cileno -. Per stare nel calcio servono rispetto e correttezza, valori che non ho trovato quando ho parlato con il presidente Esciua».

La “muraglia cilena” era arrivata a Livorno con tanto entusiasmo e una voglia matta di ripercorrere quelle emozioni e quelle gioie trascorse con la maglia amaranto addosso dal 2004 al 2006 e due salvezze in Serie A che avevano regalato anni d’oro alla tifoseria e alla città. «Livorno è una piazza speciale – continua Vargas mentre sta tornando a Reggio Calabria -. Ero venuto con grande carica perché ho ancora in mente quello che eravamo riusciti a fare come squadra ormai vent’anni fa. La voglia che avevo era quella di ripetere certe soddisfazioni, volevo dare il mio contributo perché so quanto sia importante uscire dalla Serie D. Spero che il Livorno batta il Grosseto e possa vincere il campionato, un club del genere non c’entra niente in queste categorie».
 

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di Redazione web