Sicurezza
Libertas e PL, è ora di mercato
Le dritte di Andrea Forti: «Per vincere il campionato servono rose da 10-12 giocatori. Agli amaranto servirebbe un giocatore sbarazzino, ai biancoblù un lungo con punti»
LIVORNO. Domenica scorsa, cinque minuti prima della palla a due, si è seduto nel parterre sotto la Curva Nord, a pochi metri dal figlio Francesco, purtroppo costretto in panchina dal noto infortunio.
Andrea Forti si è gustato il derby con il cuore che batteva per la Libertas e gli occhi riempiti di ammirazione per il suo assistito Mateo Chiarini, braccio armato della Pielle. Con la sua consueta ironia rivela un gustoso retroscena: «Nei giorni che hanno preceduto il derby – racconta la Pantera Rosa – mi sono sentito con il presidente della Pielle, Francesco Farneti. Quando mi ha chiesto se sarei stato presente al derby gli ho risposto di sì e che speravo in un Chiarini da 30 punti, ma che sarei stato bugiardo se gli avessi detto che non avrei fatto il tifo per la LL. Gli ho detto: non puoi chiedermi di tifare Pielle. A tanto, proprio non riesco ad arrivare».
Che derby meraviglioso, Andrea. Vero?
«Assolutamente. Abbiamo assistito a uno spettacolo unico. In Italia solo alcune piazze di serie A riempiono i palazzetti, ma domenica a Livorno per una stracittadina di serie B abbiamo visto tanti giovani, famiglie, gente appassionata. È stato uno spettacolo pazzesco».
Qual è stata la chiave del successo della Libertas?
«La gestione del gioco e probabilmente la difesa su Chiarini nel terzo e nel quarto quarto. Mateo nei primi due tempini era stato devastante. In una partita come quella, però, è relativo parlare di chiave del successo. L’inerzia l’ha avuta per molti minuti la Libertas, poi quando la Pielle è andata sul 69-63 tutto si era ribaltato. A seguire ci sono state le due bombe di Bagnesi che hanno rimesso in sesto la partita degli amaranto e a quel punto si è andati sui particolari. Di sicuro la Libertas è stata abile a comandare il ritmo del gioco e a non far correre più di tanto la squadra di Cardani. Se la Pielle corre può essere devastante».
Domanda secca, ma non banale: chi ha la cifra tecnica superiore?
«Stiamo parlando di due buonissime squadre che stanno lottando per il vertice. Hanno caratteristiche diverse. Sul perimetro ha qualcosa di più la Pielle, sotto canestro la Libertas. Nel primo derby, quello di settembre, Pagani e Diouf fecero una buonissima partita. L’altro giorno subito invece i lunghi biancoblù hanno perso il confronto con quelli amaranto. Sono due squadre complete con filosofie di basket diverse, date dai rispettivi allenatori. La Libertas controlla il ritmo e cerca di perdere meno palloni possibile per attaccare con criterio. La Pielle corre, ma è abile anche quando gli altri sono a difesa schierata».
La Libertas ha concesso molti miss match in difesa: nella penultima azione su Lo Biondo c’era Williams…
«È vero. Andreazza ha sfruttato molto bene l’atipicità dei propri lunghi. In primis Tozzi che è stato un enigma per la Pielle e che fino a un certo punto ha dominato. Poi nella seconda parte dell’ultimo quarto ha dominato Fantoni. Nella Pielle ho visto un Lo Biondo in versione spina nel fianco, un buon Chiarini per i primi due quarti. Per il resto sono stati contenuti bene. Nell’ultimo quarto ci sono stati canestri atipici di Campori, ma mediamente la Libertas è sempre andata dove voleva andare a parare nel piano partita».
Ci descrive il ragazzo-Chiarini?
«È una bravissima persona. Un professionista serissimo. Ci tiene ed è molto ambizioso. È felice della scelta che ha fatto, di essere venuto a Livorno».
Ci dice come è andata la trattativa che ha portato questo colpaccio in casa piellina?
«Mateo aveva molte richieste. Poteva andare anche da altre parti».
Anche alla Libertas, si dice. È vero?
«Sì, era stato offerto anche alla LL, ma la squadra era già fatta e il club ha deciso di puntare sul gruppo che aveva fatto una cavalcata (quasi) vincente l’anno prima. Ha scelto Livorno perché sono stati bravi i dirigenti della Pielle: gli hanno fatto vedere i derby degli anni scorsi. Il ragazzo ha capito che sarebbe venuto in una piazza speciale».
Parliamo di mercato. Le va?
«Volentieri».
Che cosa dobbiamo aspettarci da qui a fine febbraio?
«Per vincere il campionato servono squadre complete, composte da 10-12 giocatori. Quando si arriva alla fine serve una rosa ampia. Non conta quanto giochi, ma come giochi e conta giocare per vincere. Più ampia è la rosa, meglio è. La Coppa Italia è già un bel test perché ci sono quattro squadre (oltre a LL, Herons, Ruvo e Roseto, ndr) tra le favorite al salto. Ruvo ha 10 giocatori e ne cerca altri...».
Mercato fermo?
«Al momento sì. Poi nelle prossime settimane possono esserci giocatori che scendono dalle categorie superiori perché ci sono squadre che non hanno più nulla da dire o che sono in difficoltà. Tuttavia per ora gli italiani non si muovono e chi ha gli stranieri, se li tiene».
Che giocatori farebbero al caso delle due livornesi?
«Alla Pielle un lungo con tanti punti nelle mani. È coperta in quel settore, ma forse sì, un lungo finalizzatore. Alla Libertas un giocatore sbarazzino. Un go-to-guy. Un estemporaneo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
