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Livorno, l’ex amaranto Moschetti: «Troppi cambi di formazione e Cesarini va messo in gioco»

di Alessandro Lazzerini
Il mago Cesarini «All’inizio il Livorno esprimeva un buon calcio e il suo talento faceva la differenza poi qualcosa è venuto meno», dice Paolo Moschetti (foto Masini Silvi)
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Il mago Cesarini «All’inizio il Livorno esprimeva un buon calcio e il suo talento faceva la differenza poi qualcosa è venuto meno», dice Paolo Moschetti (foto Masini Silvi)

Moschetti duro contro le scelte tecniche di Favarin: «Non capisco l’esclusione di Fancelli e la partenza di Caponi resta un enigma»

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LIVORNO. Due punti in tre partite. I pareggi contro Figline e Sangiovannese prima del tonfo contro il Trestina. Contro tre squadre non irresistibili il Livorno è riuscito a non conquistare neanche una vittoria. Un triplo stop che arriva in uno dei momenti chiave della stagione. Mentre la Pianese frena e il Grosseto scivola continuamente, gli amaranto sono riusciti a perdere ulteriori punti dalle zone alte.

Il sesto posto fa saltar fuori i fantasmi della stagione opaca vissuta un anno fa, ma ciò che preoccupa maggiormente è il “non gioco” del Livorno. Una squadra che non riesce mai a imporre il proprio credo tecnico-tattico. Una visione che vede d’accordo anche Paolo Moschetti, uno che la maglia del Livorno l’ha indossata in serie C e che ha allenato in D Massese e Camaiore. «Quello che mi sorprende è che non c’è un’identità, non si vede la filosofia dell’allenatore. La squadra si adatta all’avversario – analizza l’ex centrocampista -. Il Livorno deve imporre il proprio gioco, far valere il maggior tasso tecnico che ha questa squadra e mettere le partite su un piano diverso. Come organico è il migliore che c’è in questo girone abbastanza mediocre».

Ogni settimana un undici diverso. Al netto di squalifiche e infortuni, può essere anche questo uno dei problemi?

«Assolutamente. Cambiando sempre formazione togli sicurezza e autostima a tutti, trasmetti il messaggio di chi non ha certezze. Nelle squadre ci sono quei cinque-sei tasselli inamovibili. Il resto poi può variare. Non capisco l’esclusione di Fancelli. Lo scorso anno ho visto un giocatore che poteva fare il salto in C, mentre in questa stagione è sempre in discussione nonostante faccia buone prestazioni».

Tanti mettono in discussione anche il rendimento di Cesarini.

«Cesarini è un top player per la categoria, ma se i compagni lanciano sempre lungo, lui quando può mettere in mostra le sue qualità? All’inizio il Livorno esprimeva un buon calcio e un giocatore come lui faceva la differenza. Poi non so per quali cause ma le idee sono venute meno. Adesso è palla al difensore e lancio lungo. Per me Cesarini non è una delusione, è il gioco che non lo mette nelle condizioni giuste per rendere al massimo».

Un lato positivo da trovare nonostante tutto?

«Le quote. Potevano essere il tallone d’Achille e invece le maggiori certezze arrivano da lì. I portieri stanno facendo bene, Albieri mi piace molto. Di Fancelli abbiamo già detto, ma chi mi ha impressionato più di tutti è Nardi. Un altro che avrebbe fatto comodo in mezzo era Bartolini».

Un infortunio pesante il suo.

«Esatto. Lo vidi alla prima di Coppa ed era un elemento fondamentale. Proprio in quel ruolo però non ho capito perché è stato lasciato andar via con così tanta facilità Caponi. Giocatori così in Serie D non ce ne sono molti. Lo aveva voluto il tecnico e poi è stato accompagnato all’uscita: per me resta un enigma».

Come si esce da un momento così?

«Serve l’esperienza e la personalità dei senatori. Gente come Cesarini, Cori, Luci adesso deve prendere per mano la squadra. Serve un altro atteggiamento. Avete visto il gol del Trestina? Mi chiedo come sia possibile che un centrale di 1 metro e 90 possa far segnare l’avversario senza che abbia neanche il bisogno di saltare. Le partite si vincono anche giocando male, per questo anche i giocatori devono fare di più».

Tatticamente cosa serve?

«Serve giocare meglio. Avere più coralità e palleggio. Se ogni volta la metti sulla battaglia rischi di perdere per gli episodi contrari. Pianese e Gavorrano giocano un gran bel calcio. Col Grosseto sono le principali antagoniste del Livorno».

Quindi il Livorno può vincere?

«Il campionato è apertissimo a qualsiasi possibilità. Ma per vincere serve cambiare qualcosa, altrimenti è dura».


 

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