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La mano armata di Teo Laganà. «Gli altri devono aver paura di noi»

di Alessandro Lazzerini
Matteo Laganà
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Matteo Laganà

Decisivo a Salerno e con Crema. «Ho vissuto giorni difficili, sono rinato»

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LIVORNO. Decisivo con le triple pesanti nell’ultimo quarto del turno infrasettimanale a Salerno. Lo stesso in casa domenica contro Crema. In quatto giorni Matteo Laganà si è preso la PL sulle spalle, assieme ovviamente al marziano Mateo Chiarini, guidando la squadra a due successi pesanti che hanno riportato i biancoblù al secondo posto in classifica dietro Herons Montecatini.

Intensità difensiva, talento in attacco e tanta personalità. Questi gli ingredienti dell'exploit del playmaker classe 2000 dopo un mese di novembre che invece non era stato come si augurava. «Sono molto contento della mia prestazione, ma voglio subito metterla in secondo piano rispetto a quella della squadra – esordisce il numero 99 della Caffè Toscano -. Era importante vincere e lo abbiamo fatto di squadra. Non siamo partiti bene, soffrendo la loro difesa e con un atteggiamento un po’ troppo soft. Quando poi abbiamo iniziato ad alzare l’aggressività la partita è cambiata».

Due prestazioni di spessore dopo un periodo non troppo brillante.

«Venivo da un momento non semplice per varie questioni personali, ma non ho mai calato la mia concentrazione e la mia attitudine al lavoro in settimana. Avevo tanta voglia di far bene e sono contento di averlo dimostrato in queste due gare».

Adesso le ultime due partite del 2023, entrambe in trasferta, contro Brianza e Herons.

«Brianza è una squadra giovane che gioca con grande intensità e conclude tanti possessi nei primi secondi dell’azione. Noi abbiamo fatto tre vittorie di fila che ci hanno riportato al secondo posto in classifica. Dovremo avere l’approccio giusto alla partita per portare a casa altri due punti. Andremo per vincere. Di sicuro anche gli altri devono temere la PL».

Qual è la cosa che le piace di più di questa PL?

«Siamo una squadra lunga, con tante opzioni diverse. Ogni partita può esserci una soluzione diversa, con nove giocatori che possono essere tutti protagonisti e con il rientro di Loschi saremo dieci. Siamo un bel gruppo, composto da bravi ragazzi prima ancora che bravi giocatori, che può crescere perché abbiamo tanti margini di miglioramento vista la giovane età media».

Quattro mesi a Livorno in cui sembra essersi ambientato alla grande. Come li ha vissuti?

«In una grande famiglia. Sono stato accolto come se fossi sempre stato qui. Mi trovo benissimo con tutti, società, squadra e tifosi. É una realtà storica con un passato glorioso che mio babbo Lucio mi ha raccontato a lungo. Ma anche oggi si respira un’aria nuova di entusiasmo e ambizione che è quella giusta. E poi la città mi ricorda per tante cose la mia Reggio Calabria, sia per il mare che per il calore che riceviamo ogni giorno dalla gente. Sono sincero, mi sento a casa».

Babbo Lucio gliene aveva parlato, ma si aspettava una passione così per la pallacanestro?

«No, assolutamente. In Serie B vivere un ambiente del genere è un qualcosa di unico. In casa giochiamo in una bolgia e anche in trasferta ci seguono in tantissimi. Il derby di Supercoppa non c’è stato il sold out e mi ha detto che ancora non ho visto niente rispetto a quello di campionato. Posso soltanto immaginare lo spettacolo di inizio gennaio».

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