Il Tirreno

Livorno

Esciua-tifosi, la guerra social

di Alessandro Bernini
Esciua-tifosi, la guerra social

Il presidente elimina profili dal gruppo Fb della società e a sua volta viene buttato fuori. Ma è solo l’ultimo episodio di un rapporto sempre meno sereno con tutto l’ambiente

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LIVORNO. Un tempo c’erano solo i cori, oppure gli striscioni. Adesso i veleni da stadio hanno anche un percorso nuovo, quello del web: che per certi versi è pure più amplificato, visto che non nasce e muore nel giro di pochi istanti come un coro.

Da un paio di giorni è in atto una guerra a colpi di ban tra Esciua e la tifoseria amaranto, ultimo scontro comunque di un rapporto d’amore che non è mai sbocciato. Giusto per spiegare a chi non usa i social: “bannare” vuol dire “azione punitiva intrapresa nei confronti di utenti escludendone l’accesso a un forum o a una chat”. In questo caso a essere stati bannati sono stati alcuni tifosi del Livorno dal profilo Facebook della società. E nelle ultime 48 ore è successo di tutto.

Botta e risposta

Ospitato da Granducato Tv nella trasmissione di Martina Parigi, il presidente ha detto testualmente: «Offese di carattere sportivo sono accettabili. Il problema sono le offese gravi per un tesserato della squadra su cose che sono di stampo polemico sulle origini di una persona e se fatte in maniera recidiva».

Sul fatto di bannare chi offende siamo d’accordo. Ma chi è stato buttato fuori garantisce che i motivi sono altri. «Ho solo detto che questo presidente in 5 mesi ha fatto per ora solo casini - scrive Maicol - e naturalmente mi sono lamentato delle prestazioni dei calciatori, e sono stato bannato». «Io bannato senza aver offeso nessuno - scrive Mauro - ma ho detto che ci siamo rotti che lui guardi cosa sventola in curva invece di pensare al Livorno».

Ma Tommaso va anche oltre: «Non ho mai offeso Esciua né ho avuto mai atteggiamenti ostili nei suoi confronti né verso l'operato della società. Le mie uniche colpe sono evidentemente quelle di aver foto del profilo Facebook raffiguranti icone che rimandano alla Palestina. Allo stadio avevo la bandiera della Palestina ed evidentemente si è andati a cercare il mio nome e cognome. Se sono ospite sgradito della pagina ufficiale del club immagino di esserlo anche come frequentatore degli spalti dell'Armando Picchi, pertanto sto aspettando che mi contatti per restituirmi i soldi dell'abbonamento».

Fuori Esciua dai gruppi

E così ecco l’azione di replica dei tifosi. I primi sono stati quelli del gruppo “Baldi e Fieri”: «Abbiamo preso tempo, speravamo veramente in una distensione del clima creato da questa società, ma vedendo gli ultimi fatti (bannare tifosi dalla pagina ufficiale della nostra squadra ) abbiamo deciso di fare uscire da questo gruppo il presidente, il responsabile della comunicazione Tacchi e il braccio destro del presidente Casali: niente contro queste due figure ma visto il clima creato da questa società, abbiamo deciso di prendere queste decisioni. Siamo consapevoli che ci potranno essere altre figure vicine al presidente, ma intanto abbiamo eliminato quelle ufficiali». Insomma, l’accusa è solo sul presidente, non sui collaboratori/dipendenti della società.

Stessa iniziativa è stata presa dal gruppo “Storia del tifo a Livorno”: «Ci uniamo al gruppo "Baldi e Fieri" espellendo i rappresentanti della società iscritti a questo gruppo. L’estromissione di un nostro membro e caro amico dalla pagina ufficiale dell' Us Livorno solo perché ha nel profilo una bandiera della Palestina non deve passare impunita».

Anche l’amministratore del gruppo “Forza Livorno ama la bandiera si è unito”: «Di comune accordo tra noi amministratori abbiamo deciso di buttare fuori dal gruppo Esciua. Non esiste al mondo che un presidente faccia bloccare i tifosi dalla pagina ufficiale della squadra».

Tensione crescente

Se Spinelli per diversi anni aveva fatto innamorare i tifosi livornesi prima di cadere in disgrazia nell’ultimo periodo portandoci alla morte, Esciua per ora è riuscito a non vivere neanche il momento di gloria.

Qui non parliamo di aspetti sportivi, sia chiaro. Vincere sul campo non è scontato, a volte serve tempo, Esciua ha speso per comprare la società e ha cercato di allestire una buona squadra, senza dubbio sta cercando di portare il Livorno in C. Il problema è un altro e non secondario. Il problema del presidente sino a oggi è stato il modo di porsi, di comunicare, di muoversi (vedi la storia delle bandiere palestinesi), di gestire i rapporti con tutto ciò che gira attorno al Livorno Calcio. Oggi il Livorno è senza sponsor, senza legami con la città, senza bandiere (se non Luci in campo), i rapporti di Esciua sono deteriorati con la Curva, blandi coi club, freddi con parte della stampa, in peggioramento col sindaco. Il problema non è con un soggetto ma generale.

Comprendiamo che nella finanza tutto è soltanto un numero, vige il “con me o contro di me”, i sentimenti sono inutili intralci, si va dritti all’obiettivo senza fregarsene di asfaltare ciò che sta intorno. Ma il calcio, il nostro calcio a Livorno, non è finanza. Noi non siamo un “prodotto”. Qui c’è passione, c’è amore, c’è coinvolgimento. Se Esciua non capisce che bisogna smussare gli angoli, dialogare e che non esiste solo il bianco e il nero ma esistono anche i colori, sarà dura. Per lui e quindi per il Livorno, per la squadra, perché alla fine tutto è collegato.

Oggi il presidente ha soltanto un alleato: la vittoria sul campo. Troppo poco. Nel calcio i momenti difficili arrivano sempre, e quelli vanno affrontati con l’unità. C’è ancora tempo per ricucire ma serve un cambio di rotta. Joel Esciua dice di aver studiato i livornesi, la loro storia e di conoscerli: beh, fino a oggi non l’ha dimostrato.


 

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