Il Tirreno

Livorno

Livorno calcio

«Mai vissuta una situazione così. Mi spiace Livorno, dovevo andare»

di Alessandro Lazzerini
«Mai vissuta una situazione così. Mi spiace Livorno, dovevo andare»<br>

Caponi spiega il suo addio: «La goccia fatale? L’ingresso nel recupero a Forte»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. L’arrivo di Andrea Caponi a inizio settembre era stato considerato da tutti la ciliegina sulla torta del mercato del Livorno. L’ultimo tassello per rendere la squadra definitivamente competitiva per i primi posti. Un centrocampista con 400 presenze nei professionisti e reduce da una stagione in D da protagonista con la Pistoiese. La storia tra Caponi e il Livorno invece non è durata neanche un due mesi. Prima della gara contro il Seravezza la società amaranto ha ufficializzato la rescissione del contratto, con Caponi che nelle ultime ore ha firmato di nuovo con la Pistoiese.

Ma l’ex Pontedera non nasconde il rammarico per la conclusione dell’esperienza con il Livorno.

Caponi, cosa è successo?

«Ero venuto con grande entusiasmo e voglia di fare un campionato di alto livello – esordisce Caponi - ma giocare 160 minuti in sette partite non mi era mai capitato. Sono un passionale, uno che ha bisogno di sentire il fuoco dentro e invece mi sono sentito svuotato. Non sarei mai voluto andare via, ma non sono riuscito a sopportare una situazione che non avevo mai vissuto nella mia carriera».

Lei come era arrivato in amaranto?

«La trattativa con il Livorno è nata grazie a Favarin. Il mister mi voleva fortemente e quando un allenatore ti vuole per un giocatore è il massimo possibile. Una piazza così è impossibile da rifiutare e la volontà del mister era un valore aggiunto. Ci siamo sentiti a lungo durante l’estate e dopo la rescissione con la Pistoiese abbiamo accelerato la trattativa».

Avevate già lavorato assieme con Favarin?

«Quindici giorni a Pisa nel 2015. In pochissimo tempo si era creato un rapporto di stima. Era una situazione particolare a livello societario e io avevo un’offerta importante da parte della Cremonese. Il mister per farmi restare mi dette la fascia da capitano per dimostrarmi come fossi al centro del suo progetto. Poi in quel caso cambiarono le cose a livello societario, ma negli anni mi aveva sempre cercato. E a Livorno le volontà di entrambi erano riuscite a incrociarsi».

Con queste premesse si aspettava un utilizzo diverso.

«Non avendo fatto il ritiro sia io che il mister sapevamo che sarei stato indietro di condizione. Ero consapevole che le prime due-tre partite sarei potuto essere poco impiegato con un innalzamento graduale del minutaggio in quelle successive per portarmi al livello di condizione degli altri. Così che poi, una volta tutti sullo stesso piano, il mister potesse prendere le sue decisioni. Ma non mi è stata data la possibilità di far vedere le mie capacità».

Due gare da titolare, poi a Forte dei Marmi l’ingresso nel recupero.

«Quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sono un professionista e non ho voluto fare polemica, anzi sono entrato come è giusto fare. É il mio lavoro ed ho sempre rispettato la maglia. Però di sicuro non sono rimasto contento. Mi aspettavo una gestione diversa in generale. Non è facile fare 60 minuti contro il Tau, quando prima ne avevi fatti 60 sommando tutte le partite. Una volta che mi ha preso mi aspetto una gestione diversa».

La settimana successiva quindi ha chiesto la rescissione.

«Esatto. Io ho chiesto per primo di andare via, mentre il Livorno inizialmente non mi ha dato l’okay in seguito a una chiacchierata comunque costruttiva. Dopo 48 ore invece mi hanno richiamato dicendomi che la scelta migliore era che andassi via. Evidentemente si sono presi un po’ di tempo per riflettere».

Con Esciua ha parlato?

«Sì, ci siamo sentiti anche dopo la gara col Seravezza. L’ho sentito dispiaciuto, così come sono dispiaciuto io. Potevo rimanere e prendere i soldi pur non giocando mai, ma non sono fatto così. Siamo rimasti in ottimi rapporti e ci siamo fatti un in bocca al lupo a vicenda».

Cosa le lascia questa esperienza a Livorno?

«Grande rammarico. Perché questa è una piazza che se le cose vanno bene vivi una stagione eccezionale. Non volevo fare e non ho fatto la prima donna, ma sono fatto così: ho bisogno di sentirmi partecipe e qui invece non mi sono sentito parte del progetto».

Il Livorno sta avendo una flessione. Lei che fino a poco tempo fa era nello spogliatoio come la spiega?

«In un campionato ci sono momenti più e meno positivi. E’ evidente che in questo momento qualcosa non funzioni al meglio, ma la squadra ha valori importanti, con giocatori veramente forti alla categoria e un gruppo in cui mi sono trovato molto bene. Gente come Cori, Cesarini l’avevo affrontata spesso in C e può fare la differenza. Capisco la preoccupazione del momento, ma il Livorno si può rialzare».

Ha quindi le carte in regola per vincere?

«La categoria è difficile, ma per me può farcela. La squadra ha tutte le potenzialità per stare in alto».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web