Gioco
Pielle, tutto l’amore di Laganà junior. «Giochiamo sempre in casa»
Il play è pazzo per i tifosi biancoazzurri e per Livorno: «Fiero di aver scelto la PL. Il nostro pubblico non ha eguali e ogni domenica vogliamo vincere per loro»
LIVORNO. “Oh eh oh, ecco i livornesi. Oh eh oh, ecco livornesi… oh eh oh, i livornesi sono quaaaa”. Matteo Laganà, playmaker a disposizione di coach Marco Cardani, va matto per questo coro della Curva Sud. Un motivetto che lo gasa e lo fa sentire a casa, soprattutto quando la Caffè Toscano gioca lontano da Livorno.
Classe 2000, nativo di Reggio Calabria e figlio dell’ex piellino Lucio, Matteo è il terzo figlio di una famiglia che vive per la pallacanestro, da sempre. Un talento puro, passato dal settore giovanile dell’Olimpia Milano e sbocciato nelle file dell’Orlandina Basket (in A2). Ed è proprio in Lombardia e poi in Sicilia che le strade di Laganà e Cardani si sono incrociate, fino al nuovo ricongiungimento della scorsa estate con la nuova avventura livornese, sponda biancoblù.
Laganà, partiamo dalla vittoria (pesante) di Fiorenzuola: la Pielle ha messo la freccia nel terzo quarto (break di 9-26 e +14), senza però riuscire a chiuderla in anticipo per merito dei Bees ma anche per qualche vostra a amnesia. Come si fa a limitare tali “pause”?
«Nei primi due quarti, un po’ per demerito nostro e soprattutto per merito di Fiorenzuola, non siamo riusciti ad imporre un ritmo alto, subendo tanti uno contro uno e la verve sul perimetro di Sabic e Venturoli. In avvio di ripresa, invece, si è vista la vera Pielle, ci siamo compattati in difesa e dall’intensità è nato anche un buon attacco. I passaggi a vuoto si limitano con il lavoro in palestra e mantenendo, sempre, la testa dentro la partita. Non importa se si è avanti di 1, 10 o 30, bisogna star lì ed essere lucidi per 40 minuti».
Campionato pazzo, con ben 9 squadre a quota 6 punti. Si aspettava così tanto equilibrio?
«In realtà sì; molte squadre si sono rinforzate con giocatori di A2 e di conseguenza il livello medio del campionato si è alzato in maniera clamorosa».
Ancora un Laganà, dopo suo padre Lucio, in maglia Pielle. Ci racconti come è nata la trattativa che poi è sfociata nella firma del contratto.
«Con coach Cardani avevo lavorato nel settore giovanile dell’Olimpia Milano e a Capo d’Orlando; negli anni ci siamo sempre sentiti e così abbiamo approfondito la possibilità di un terzo capitolo, peraltro in una piazza speciale come Livorno e in club di grande prestigio come la Pielle. Sicuramente la presenza di Marco ha inciso, ma in generale sono davvero fiero di aver fatto questa scelta…».
I tifosi le vogliono già un gran bene. Quanto è importante per un giocatore avvertire il sostegno e la passione dei propri sostenitori?
«Si è creato un bellissimo rapporto fin dai primi giorni con l’intero ambiente, tifosi compresi. L’amore e la passione che i piellini provano per i colori biancoazzurri è qualcosa di straordinario. Ci sono sempre, comunque e dovunque. Per questo motivo meritano il massimo ogni domenica, perché ogni domenica ci permettono di giocare in casa anche quando siamo in trasferta. Così è stato a Fiorenzuola, come del resto a Montecatini, Rieti e Piacenza».
Livorno le piace?
«Moltissimo! Essendo nato a Reggio Calabria il mare per me è indispensabile. E poi la città è calorosa, bella e accogliente».
Quanto margine ha, secondo lei, la Caffè Toscano, anche a fronte del recupero di Loschi?
«Siamo consapevoli di essere una buona squadra, ma al tempo stesso consci del fatto che dobbiamo migliorare su moltissimi aspetti. Federico sta lavorando sodo per guadagnare qualche giorno sulla tabella di marcia e nel momento in cui rientrerà in gruppo metteremo al nostro arco un’ulteriore freccia di talento ed esperienza».
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