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Calcio serie D

Andolfi, il laureato in fisica e in gol. «La tripletta al Livorno? Il giorno più bello della mia vita»

di Alessandro Lazzerini
Tommaso Andolfi dopo il gol
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Tommaso Andolfi dopo il gol

Livornese, cresciuto tra Portuale, Picchi e Pls col Tau ha steso gli amaranto: «Ho esultato ma non volevo mancare di rispetto a nessuno. Dedico i gol alla mia famiglia e alla mia ragazza Virginia, erano tutti allo stadio»

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LIVORNO. Un ragazzo livornese, come mille altri. Che ha vestito le maglie di Portuale, Pls e Picchi tra settore giovanile e inizio del percorso tra i grandi. Che l’estate fa le gabbionate con gli amici e ogni giorno porta avanti anche il percorso universitario. Sì, perché Tommaso Andolfi non è solo l’attaccante del Tau, ma anche un laureato in Fisica all’Università di Pisa con la voglia, adesso, di prendere la Magistrale in Astrofisica. Un ragazzo livornese che domenica ha messo al tappetto il Livorno con una tripletta d’autore. «Calcisticamente è stata la giornata più bella della mia vita – esordisce il classe 2000 -. In campo non riuscivo a crederci, mentre la mattina successiva sono riuscito a razionalizzare un po’ di più. Mi sono arrivati tantissimi messaggi da amici anche tifosi del Livorno. Questo vuol dire che indipendentemente dal tifo in questi anni ho seminato bene come persona».

Tre gol, uno più bello dell’altro.

«Il primo è il più difficile: di destro che non è il mio piede, in anticipo sul primo palo. Il secondo è senza dubbio il più bello. L’ho rivisto al video dopo, a dir la verità mi sembrava di aver tirato da più vicino. E il terzo è il più importante perché con il Livorno che si era fatto di nuovo sotto, ci ha spianato la strada».

C’è stata un po’ di polemica per la prima esultanza.

«Ci tengo a chiarire. In quell’istante dopo il gol ci ho pensato se esultare o meno. L’ho fatto per rispetto della società in cui gioco e per i miei compagni. Ho esultato con loro e non contro il Livorno, ci mancherebbe. Penso di non aver mancato di rispetto a nessuno».

Sul secondo era quasi incredulo.

«Davvero. Non ci credevo. Sul terzo mi sono scese le lacrime, pensavo fosse un sogno. Lì ho capito che doveva essere la mia giornata. Segnare per un attaccante è sempre importante, ma farlo davanti a una cornice di pubblico del genere, nello stadio della mia città è diverso».

L’apice di un percorso partito dal basso con tanta gavetta.

«L’ho visto come un premio alla perseveranza. Tecnicamente sono sempre stato meno dotato di altri, ma ho lavorato al massimo ogni giorno. Questo mi ha portato a giocare una partita di spessore come è Livorno-Tau. Anche solo scendere in campo mi sembrava un gran risultato. Pensavo di non giocare e invece sabato mattina ho scoperto di essere titolare»-

Tripletta dedicata a...

«Alla mia famiglia e alla mia ragazza Virginia, erano tutti allo stadio. In particolare però a babbo e nonno, perché erano loro che mi portavano all’Ardenza fin da bambino. Credo che vedermi protagonista in quel rettangolo verde sia stata un’emozione unica per loro».

Ha seguito il Livorno da tifoso?

«Ho avuto l’abbonamento in gradinata per anni. Da piccolo fino all’anno dell’ultima promozione in B, poi giocando la domenica anch’io lo seguo quando posso. Una partita speciale? La vittoria playoff col Brescia è nelle mie preferite, ma se ne devo scegliere una dico la rimonta col Sassuolo, epica».

Tornando a domenica, quale è stato il segreto del Tau per espugnare il Picchi?

«Ce la siamo giocata a viso aperto, a ritmi alti. L’avevamo studiata bene in ogni dettaglio. Siamo stati aggressivi e propositivi per 90' creando tantissime palle gol. Anche se tutte con quelle chances non andate a segno a inizio secondo tempo pensavo di non portarla a casa».

Che Livorno ha visto?

«Una squadra forte, che non ha mai mollato. Gli è mancata un po’ di freschezza forse, ma noi abbiamo un’età media di 21 anni e la buttiamo sul ritmo. Il Livorno per me resta la squadra più forte del girone».

Meglio del Grosseto?

«Sì, col Grifone il pareggio ci è stato stretto. Ma al di là del risultato scelgo il Livorno. Ovvio si parla di dettagli, perché sono due formazioni di livello che se la giocheranno fino all’ultimo».

Un giocatore che l’ha impressionata del Livorno?

«Cori. Gioca benissimo di sponda, fa salire la squadra. Da attaccante l’ho guardato per prendere spunto».

Avete affrontato anche il Seravezza, ora capolista.

«Sì. Squadra organizzata, con un gioco collaudato. Ha meno singoli rispetto alle altre due, ma può dare noia fino all’ultimo».

E pur giocando, studia Astrofisica all’Università. Ma come fa?

«É dura, non lo nego, ma appena ho un momento libero lo dedico allo studio. Rispetto agli anni di Eccellenza ho ancora meno tempo, ma per adesso ho preso un buon andazzo. Qualche piccolo sacrificio in più, ma ne vale la pena».
 

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