Gioco
Amaranto, Luis Henrique: «Livorno come Rio, da qui parte la mia nuova vita»
Tutto l’entusiasmo del giocatore livornese dopo il gol decisivo col Ghiviborgo: «Dedico il gol alla mia famiglia»
LIVORNO. Un gol per entrare nel cuore della gente. Un gol per mettere da parte dubbi e malelingue. Un gol per presentarsi come meglio non avrebbe potuto al popolo amaranto. L’esordio di Luis Henrique con la maglia del Livorno è stato il massimo immaginabile. Per lui, e per la squadra che è uscita da Ghivizzano con tre punti di platino. Il brasiliano giramondo si è goduto una domenica da sogno in cui, grazie anche a un simpatico saluto sui social, è diventato l’idolo dei tifosi.
«Segnare al debutto è perfetto già di suo – commenta con un perfetto italiano -. Se ci aggiungiamo che questo gol ha aiutato la squadra a vincere e l’ho segnato con il Livorno, una piazza importante del calcio italiano, diventa speciale. Dal primo giorno che sono arrivato qui ho sentito grande fiducia e voglio dare il meglio per questa maglia».
Ci racconti questo primo gol.
«So bene che la specialità di Sacha (Cori, ndr) è il colpo di testa e quando giochiamo insieme vado sempre sulla sua spizzata. Così è successo. La difesa mi ha lasciato spazio e io sono lì per quello. Mi sono fatto trovare pronto in una partita difficile contro una squadra molto aggressiva e dinamica».
Dopo nove mesi non semplici, una gioia che la ripaga di tanta fatica.
«E’ stato un periodo difficilissimo perché dopo un’operazione non sai mai come potrà rispondere il tuo fisico. L’anca è un’articolazione delicata per uno sportivo e vi confesso che avevo paura di non poter più tornare a giocare. La mia famiglia mi è stata sempre vicina, soprattutto la mia mamma che è sempre stata ottimista. Questo gol lo dedico a lei».
Il percorso per tornare in forma è stato lungo.
«In questi mesi ho lavorato tanto con allenamenti individuali, senza allenarsi in gruppo e vi assicuro che non è semplice. Quando sono arrivato a Livorno ero un po’ indietro a livello fisico, ma ora mi sento bene».
A che percentuale è della sua condizione ottimale?
«Direi che sono all’80%. Mi manca ancora un po’ di ritmo partita, ma mi sento bene fisicamente e anche mentalmente».
Come è nata la possibilità di arrivare a Livorno?
«In estate avevo altre proposte, le migliori dalla Serie A maltese. Poi quando si è presentata l’occasione di Livorno ne ho parlato subito con Matias Antonini, mio grande amico che gioca a Taranto. Lui mi ha detto che nonostante la categoria questa era una piazza al top e scegliere è stato facile».
Ha parlato con il presidente Esciua prima di venire a Livorno? Lo conosceva?
«Non ci conoscevamo, poi abbiamo fatto una videochiamata e mi sono subito accorto dalla sue parole dell’ambizione che c’era nel progetto che mi ha presentato. Avevo bisogno di una piazza del genere con tanta passione e tanti tifosi. In un attimo ho detto sì mi sono presentato a Livorno».
Che impressione le ha fatto il calcio italiano?
«C’è grande aggressività e concentrazione nella fase difensiva. Le linee arretrate stanno molto alte e tanti si affidano alle palle lunghe da dietro. Noi proviamo sempre a giocare questo mi piace. E’ un calcio in cui ogni pallone può decidere la gara».
Questa squadra dove può arrivare?
«Siamo un bel gruppo e l’aria che si respira nell’ambiente è super. Anche a Ghivizzano dopo il gol tutti erano felici per me, mi hanno fatto sentire importante e sento che la gente mi vuole bene. Abbiamo una squadra fortissima, con qualità e tante alternative che dalla panchina possono cambiare la gara».
Come ha fatto lei.
«É quello che il mister ci chiede. Lui ci punta molto perché siamo tanti giocatori forti. Sì, sono sicuro che possiamo fare un grande campionato».
In città come si è ambientato?
«Abito a Tirrenia, ma vengo spesso a Livorno. La città è bellissima, per molte cose mi ricorda la mia Rio De Janeiro. Col fatto che è sul mare mi fa sentire a casa, mi fa stare bene. Se ho mangiato qualche piatto tipico? Ancora, no. Ma a breve voglio provare il cacciucco».
Prima però c’è da segnare all’Armando Picchi: in trasferta è bello, ma in casa lo sarebbe ancora di più.
«L’importante è la vittoria della squadra. Certo, segnare in casa avrebbe un altro sapore. Ma i nostri tifosi sono qualcosa di magico ovunque. Per novanta minuti ci danno una carica immensa e sono una spinta in più».
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