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Superman Lucarelli porta al successo la Libertas: è la vittoria del cuore

di Giulio Corsi
Superman Lucarelli porta al successo la Libertas: è la vittoria del cuore

Fantoni e Fratto dominano ai rimbalzi, finisce in tripudio una partita nata malissimo al PalaMacchia contro Cassino

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LIVORNO. Potremmo raccontare di una squadra che in tutto il secondo quarto (anzi per 14 minuti infiniti, dall’8’ al 22’) ha segnato un solo canestro su azione (con Tozzi). Potremmo raccontare di un Saccaggi ancora fuori condizione (0/8 al tiro), di un attacco macchinoso, di mani gelide dall’arco (3/17 al 30’, il 17%) e di 10 rimbalzi d’attacco regalati nei primi due tempini. Potremmo raccontare di una partita brutta per trenta e passa minuti, della paura di incassare contro una non eccelsa Cassino il primo pugno in faccia del campionato, di un arbitraggio peggiore di quelli che avevamo visto l’anno scorso. E invece siamo qui a raccontare un’impresa. Il cuore della Libertas. Superman Lucarelli, immarcabile, capace di segnare da ogni posizione, 25 punti in 31’, dalla media, in penetrazione, dalla lunga (4/6), di smistare assist (4), di caricarsi la squadra sulle spalle proprio come il super eroe di un fumetto, di sconfiggere i mostri della paura, quelli che si vedevano negli occhi del pubblico ma anche in quelli della squadra, di far felici i grandi e i bambini alla balaustra. Siamo a raccontare dell’affidabilità di Fantoni, immenso, concentrato, dentro la partita sempre, 14 punti, 11 rimbalzi, 7 falli subiti, 24 minuti in campo senza mai andare in deficit di ossigeno (grazie anche alla migliore rotazione dei lunghi), unica macchia la solita malefica lunetta (4/8). Della grinta di Fratto, 35 minuti sul ring, 20 rimbalzi, 17 punti, quasi tutti messi dentro nella seconda parte del match, nell’ora della riscossa, e pace se dall’arco il mirino era sbilenco (0/5). Siamo a raccontare della positiva impressione destata da Leon Williams, del suo primo passo fulminante che lascia gli avversari incollati alla mattonella, della sua velocità da pistolero nel passare la palla (3 assist ma anche 3 perse), del suo non essere prima donna ma giocare per gli altri, forse fin troppo (un tiro in 20’), degli ultimi minuti decisivi in cui ha fatto girare l’orchestra come un vero direttore. Ha tempo per inserirsi l’olandese, ma è piaciuto il suo atteggiamento. E ci sarebbe piaciuto vederlo un po’ di più in campo insieme a Bargnesi, anziché accoppiato solo a Ricci o Saccaggi: è capitato al 33’, quando Amos è uscito per 5 falli, ma è durato poco, perché poi Bar ha commesso il quarto ed è uscito.

La partita vera, quella da ricordare, per il popolo libertassino, è durata cinque minuti, dopo tre tempi e mezzo in salita, sofferti, che avevano visto la Virtus lentamente allungare fino al più 13 (36-49 del 22’) e ancora al 34’ condurre 53-61. Lì Lucarelli ha lasciato in panchina impermeabile e cravatta di Clark Kent e ha indossato il mantello, mentre il palasport diventava una bolgia: 10 punti di fila e al 36’ il tabellone segnava 64-63. Cassino ha tentato di resistere con Lemmi e Moreaux, ma la Libertas ormai era in trance agonistica, SuperLuc, Fratto e Fantoni hanno trivellato la retina ed è finita in tripudio, tra Bizet e i Ricchi e Poveri. Da lavorare c’è tantissimo, ma cominciare bene era fondamentale.
 

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