Toscana
Pielle campione, Farneti: «Che brividi. Ora in tre anni in A per poi restarci»
La gioia del presidente dei biancoblù tra emozioni e progetti. «La società è una famiglia, i tifosi la nostra anima»
LIVORNO. Gli occhi brillano ancora. Come se la PL avesse vinto la Supercoppa da un quarto d’ora. L’unica cosa che si raffredda è quel caffè, appoggiato sul tavolo. Perché Francesco Farneti parla di basket ed è un fiume in piena. Il caffè resta lì. Dimenticato. Sono altri i flash che il presidente non dimentica.
Francesco Farneti, se la sta ancora godendo?
«Assolutamente. Anche se tra mezz’ora ho un incontro con Petronio, c’è anche da guardare avanti».
Quante emozioni...
«Incredibile. Se poi ripenso a come ho vissuto la finale...».
Ce lo racconti.
«Durante la partita ero quasi commosso, ci sono stati dei momenti in cui facevo fatica a trattenere le lacrime».
La tensione.
«Tutto. In particolare l’emozione di essere lì, di vedere tutta quella gente che ci spingeva con un tifo pazzesco. E la squadra che in campo dava l’anima».
Poi...
«Poi, quando ho capito che era vinta e pensavo di non trattenere più le lacrime, ecco che invece ho ritrovato la lucidità. E me la sono goduta davvero sino in fondo».
Quando ha capito che era fatta?
«Il canestro di Chiarini in entrata a 2’ dalla fine l’ha chiusa. Ma ho intuito già prima che il vento era cambiato, la squadra in campo aveva l’atteggiamento vincente».
E poi è arrivato l’abbraccio in tribuna col resto del consiglio, con Burgalassi, Romei, Grillo e Galdieri.
«Sì, ci siamo abbracciati solo quando il risultato era ormai certo al 100%. Quell’abbraccio non suggella solo una vittoria ma anche e soprattutto l’amicizia che si è creata nella nostra società. É stato come un abbraccio fraterno, tra persone di una stessa famiglia che nutrono un sentimento vero».
Abbraccio commosso.
«Assolutamente. In quegli istanti ti passano davanti tante immagini e quasi non ti rendi conto. A un certo punto Marco Romei mi ha guardato negli occhi e mi ha detto “Francesco, ti rendi conto che questo abbraccio resterà nei libri di storia del basket livornese?». Sì, aveva ragione Marco. Questa vittoria ci fa entrare nella storia del basket e ne siamo orgogliosi».
E pensare che lei 3 anni e mezzo fa era lontano dal basket.
«Già. Ho giocato a basket da piccolo, poi la fusione ha ucciso la mia passione».
E invece un bel giorno arriva la PL.
«Ho fatto 35 anni di equitazione portando avanti un bel percorso a livello organizzativo. Il momento nel quale nel basket hanno ripreso a muoversi le acque, è coinciso esattamente con la scelta di dire stop alla mia attività agonistica. E così sono ritornato al basket, il mio primo amore, avvicinandomi alla PL. Prima come sponsor, poi nella gestione, e ora da presidente. Tre anni fantastici».
Eppure questa estate la PL ha affrontato un momento duro. Via Creati, via Unicusano, una mazzata a livello economico. Ma invece di fare un passo indietro, ne avete fatti due avanti. Come è stato possibile?
« Se avessimo fatto un passo indietro, saremmo caduti nel burrone della mediocrità. Abbiamo colto l attimo facendo un ragionamento semplice».
Ce lo spiega?
«Sai qual era il nostro primo sponsor lo scorso anno?».
«Unicusano».
«No. Il nostro primo sponsor era il nostro grande tesoro: la tifoseria. Se avessimo fatto una squadra mediocre, gli incassi sarebbero crollati. Abbiamo ragionato da imprenditori, ci siamo presi il rischio. E la prima mossa è stata scegliere una persona qualificata e professionale per il ruolo di Direttore Generale».
Ovvero Gianluca Petronio.
«Cardani me l’ha consigliato come prima opzione, lo chiamai e dopo mezzora era già entusiasta del nostro progetto. Petronio ci sta dando una struttura adeguata a livello societario».
Adeguata a quale obiettivo? La serie A?
«Sì, vogliamo andare in serie A in 3 anni. Per restarci».
Progetto ambizioso.
«Bisogna avere sempre progetti ambiziosi. E per farlo, bisogna avere una struttura solida. Per questo ho detto “per restarci”, perché la PL non vuole andare in serie A per essere una meteora. Programmiamo per andarci e restarci».
Magari con Cardani.
Marco è giovane, preparato, ha stimoli. Vuole arrivare. E più noi gli diamo una squadra competitiva e ambiziosa, più resterà con noi».
Che spettacolo la tifoseria.
«A Montecatini avevo vicini i giocatori di Trapani e Treviglio, facevano i video, erano impazziti a vedere lo spettacolo dei nostri tifosi. Sono unici, solo un valore aggiunto incredibile per noi».
Questa vittoria può attrarre ancora più attenzioni.
«Stamani (ieri, ndr) è venuto a fare l’abbonamento un tifoso che ci ha detto “Non facevo la tessera dai tempi della Rapident”. La PL è sempre più un sentimento»
Un tifoso scatenato a Montecatini era Loschi.
«É carico, motivato, nello spogliatoio ha un ruolo importante. Siamo felici di averlo tenuto con noi».
E Chiarini?
«Gran colpo arrivato grazie alle conoscenze di Petronio. Mateo è una persona eccezionale, gioca prima di tutto per la squadra ma ha la leadership di chi si prende in mano la palla nel momento decisivo».
Dopo una stagione complicata per mille motivi, è sbocciato di nuovo Campori.
«É vero. Gioca tranquillo, è il leader riconosciuto dal gruppo, non a caso è stato l’anima della squadra nell’ultimo quarto della finale».
Lei ha fatto un post su facebook scrivendo “Un detto narra che il tempo è il galantuomo che premia i meritevoli e smaschera i millantatori...». A chi era riferito?
«A chi ha detto cose cattive su di noi. Il fatto che Creati sia uscito senza dare giustificazioni e qualcun altro abbia pubblicamente lasciato la PL sempre senza giustificazioni, ha dato modo a qualcuno di parlare in modo inopportuno di noi. Questo risultato ci ripaga di tanti sforzi, di tanto impegno. Perché in questa società ci sono persone capaci ma soprattutto persone perbene. Ed è giusto che si sappia».
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