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Euforia Libertas, è già Williamsmania: «Siete incredibili»

di Fabrizio Pucci
Euforia Libertas, è già Williamsmania: «Siete incredibili»

Livorno: cinquanta “Sbandati” all’aeroporto di Pisa ad aspettare il play in arrivo dall’Olanda. E arrivano i complimenti di Esciua davanti all’onda di tifosi: «Roba da Serie A»

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LIVORNO. All’una e mezzo fuori dall’aeroporto Galilei ci sono già una trentina di tifosi. Larga la rappresentanza degli Sbandati: «Siamo emozionati e felici – dice qualcuno con i capelli sale e pepe – perché stiamo rivivendo vecchie sensazioni degli Anni’80 tornate d’attualità. C’è grande entusiasmo».

All’interno dello scalo aeroportuale ci sono i vertici della dirigenza libertassina: il presidente Roberto Consigli, il presidente della Fondazione Luca Colò, il giemme Dino Seghetti, il diesse Gianluca Mannucchi. L’attesa è spasmodica. I minuti trascorrono lenti e la noia pregna di emozione viene sommersa dai cori dei tifosi.

Transita il presidente del Livorno Joel Esciua. Arriva da Londra. Vede le bandiere amaranto. Sorride basito. Poi capisce che sono i tifosi della Libertas: «Roba da serie A», sibila dopo aver salutato il suo omologo, Consigli.

I supporters amaranto diventati nel frattempo oltre cinquanta, sono assiepati da un’ora davanti alla porta scorrevole automatica sormontata dalle scritte “Arrivi-Arrivals”quando il display quantifica in 40’ il ritardo del volo su cui è imbarcato Williams. Arrivano alla spicciolata turisti. Non capiscono il senso di quella nuvola amaranto. Una dipendente dell’aeroporto, infastidita dai cori, affronta i tifosi a muso duro: «Questo non è uno stadio, noi stiamo lavorando». Toni accesi. Tutto serve per ingannare il tempo.

Alle 14. 47, con 42’ minuti di ritardo, sul tabellone luminoso compare la fatidica scritta: “atterrato”. Adesso sì: l’attesa si fa febbrile.

Quando le porte scorrevoli si aprono sono fiotti di adrenalina per tutti. Uno, cinque, dieci passeggerei del volo HV5423 sfilano davanti ai tifosi. Ma di Williams neanche l’ombra. Leon si materializza dopo dodici interminabili minuti. Sorride, con gli occhi esprime stupore e gratitudine per l’accoglienza rumorosa e festosa, densa di affetto che gli viene tributata.

Le sue prime parole sul suolo italiano sono: “Forza Sbandati” e giù un’ovazione certificata dagli smartphone in modalità video. Riccardo Ferretti – Associazione dei Tifosi – è il più veloce di tutti. Driblla la calca e mette in testa a Leon un cappellino con su scritto “Libertas”. Poi sono sciarpe: degli Sbandati, del Club, poi amaranto. Leon abbraccia tutti, uno per uno.

Sceso dall’aereo con un felpa leggere blu notte, pantaloni della tuta da ginnastica grigia e Nike marroni ai piedi, dieci minuti dopo sembra provenire dalla Siberia, a giudicare dalle tante sciarpe attorno al collo.

È stato il Presidente Consigli, liberato il play olandese dalla resa dei tifosi, a porgergli il saluto ufficiale. Un abbraccio anche con gli altri dirigenti, poi – prima di salire in auto alla volta di Livorno: «È così vicino?», Ha chiesto LW5.

Poi al taccuino ha raccontato: «È stato molto sorprendente vedere tutti quei tifosi. Li ringrazio di cuore. Dalle mie parti un’accoglienza del genere non viene riservata neanche ai calciatori. È stato bellissimo e conto di ricambiare tutto questo affetto sul campo».

Poi via, in auto verso Livorno. Anzi. Verso la Palestra Gemini per fare la conoscenza dello staff tecnico e dei nuovi compagni di squadra. E in Coteto va in onda la seconda parte dell’abbraccio a Leon Williams. Sulle tribunette della Palestra spunta una bandiera dell’Olanda che il play si affretta ad autografare. Di nuovo sono cori che si alzano nell’aria quasi ferma della fine dell’allenamento. Gli si fa incontro Marco Andreazza. Il coach di Montebelluna parla correntemente inglese. Si informa sulla famiglia di Leon, diventato padre da appena un mese. Sono sorrisi e pacche sulle spalle. Fantoni fa gli onori di casa. Poi arriva Saccaggi e via via tutti gli altri. Quando arriva il momento dell’urlo che come ogni giorni conclude l’allenamento, vi partecipa anche il nuovo arrivato, che sembra libertassino da sempre. Prima però si reca nello spogliatoio dove va a prendere una busta. Sorride, si avvicina al gruppo e consegna a ciascuno una confezione di stoopwafels, i tipici biscotti olandesi composti da due cialde tra cui si spalma sciroppo di caramello. È il modo gentile per essere accolto in gruppo, per sentirsi parte del tutto. Un segno di riconoscenza nei confronti del club che l’ha fortemente voluto.

Il primo ad assaggiarli è Amos Ricci: «Sono buonissimi». Proprio lui, insieme a Jacopo Lucarelli, non si è allenato per un affaticamento muscolare. È invece rientrato in gruppo Luca Tozzi. Ma questo è il giorno, il primo giorno amaranto di Leon Williams. Tutti gli occhi sono su di lui. Intanto le maglie orange in suo onore, messe in vendita sui propri social dalla Libertas stanno andando a ruba. Le prenotazioni sono già centinaia. Nel 1981 Abdul Jeelani e Rudy Hackett riaprirono le porte della Libertas verso l’estero dopo i fasti degli anni’60 (Bill China Allen) e i primi anni’70 (Vic Bartolome). Oggi è questo 32enne con la faccia da ragazzo a traghettare la LL là dove non approdava da troppo tempo. E la Livorno amaranto del Basket ha il cuore nello zucchero.


 

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