Gioco
Nel cantiere Libertas è in arrivo un play: c’è Minoli in pole position
Coach Andreazza dopo il ko nel derby di Supercoppa contrro la Pielle : «Con questa squadra non ho paura di nulla»
LIVORNO. 103 punti subiti. Mai, nella storia recente, a partire dall’era Garelli, la Libertas era stata travolta da una raffica di canestri come quella incassata sabato sera. È il primo elemento da tenere in considerazione per provare a valutare con lucidità la partita di Super Coppa. E per quanto nell’immediato sia stato un cazzotto nello stomaco per i tifosi amaranto, è la statistica a dirci che siamo davanti a un evento eccezionale. E dunque da prendere con le molle.
Serata no
Troppi elementi concomitanti hanno contribuito al ko maturato nella seconda parte del derby: la media impressionante dall’arco della PL (14/33, 42% di realizzazione, che era addirittura 13/23, 56% al 28’); la miglior condizione fisica e atletica degli avversari in questa fase di rodaggio, a partire dell’argentino Chiarini, che fino a un mese fa era impegnato alle Universiadi; le molteplici defezioni in casa amaranto, da quella di capitan Forti (non solo uno dei migliori difensori del gruppo ma soprattutto elemento di equilibrio nei meccanismi della squadra, in primis per la sicurezza che la sua presenza trasmette a Bargnesi), a quella di Buca, tenuto precauzionalmente a riposo da Andreazza, passando dai ritardi di condizione di Fantoni (fermo una settimana sulle tre di preparazione) e di Ricci (cinque giorni ai box), le cui assenze hanno condizionato gli allenamenti di tutti.
È in questo quadro che va letta la netta sconfitta di sabato. E alle domande (con legittime preoccupazioni) di tanti tifosi si può provare a rispondere con un’altra domanda: se invece che per mano della PL, la Libertas fosse stata sconfitta da Piombino o da Herons saremmo ugualmente preoccupati?
Le bugie della Super Coppa
Siamo davanti ad un argomento arcinoto: il derby di Super Coppa arriva troppo presto. E rischia di creare allarmi o sensazioni premature. Si veda cosa accadde esattamente un anno fa: la Libertas vinse nettamente la stracittadina di settembre dando l’impressione di essere ben più forte dei cugini, che però per lunghi tratti furono poi in testa alla regular season e hanno chiuso al terzo posto la stagione regolare. Insomma, questa partita con la sua gigantesca carica emotiva, va letta con estrema cautela tenendo in considerazione che le squadre lavorano da 3 settimane. Certamente se ci mettessimo a fare la lista delle cose che sabato sera non sono andate avremmo molto da scrivere, ma sarebbe un esercizio tanto facile quanto poco credibile. E la serenità che ieri pomeriggio mostrava Marco Andreazza, uno di cui il popolo amaranto si può fidare, è la miglior risposta ai timori serpeggianti: «Non mi ricordo di aver mai subito 100 punti in una partita ufficiale – raccontava –. Tuttavia non sono preoccupato. Dobbiamo lavorare, oggi siamo questi, ma il nostro obiettivo è arrivare pronti il primo ottobre».
E poi, sulla scelta di aver confermato in blocco il gruppo aggiungendo i soli Tozzi, Buca e Allinei, il coach lanciava un messaggio chiarissimo: «Con questo gruppo sono andato in guerra l’anno scorso e confermarlo è stato una scelta voluta e pensata. Con questa squadra non mi fa paura niente».
Il mercato
Chiaramente oggi il tema mercato si pone. Perché il gruppo era stato pensato con Francesco Forti e ora si trova ad essere monco, privo di un giocatore che, come dicevamo, ha un ruolo che va ben oltre i 15-20 minuti a partita che quest’anno forse avrebbe avuto. Da quando è arrivata la diagnosi la società sta valutando una serie di nomi. La ricerca è incentrata esclusivamente su un playmaker. Le opzioni sono diverse: quel che sembra esclusa è l’ipotesi di un giovane. Il nome più accreditato tra i vari che girano sembra quello di Tommaso Minoli, l’anno scorso a Omegna, vincitore della B nel 2020-21 con Chiusi, 29 anni, 187 centimetri ma con una bella fisicità, capace di giocare per gli altri ma anche per sè, con una buona mano dall’arco ed esperienza. O comunque un profilo simile. In alternativa c’è il mercato degli stranieri. Il ragionamento dovrebbe prescindere da cosa succederà al rientro di Forti, perché da qui a dicembre possono emergere troppe incognite. Ci sono tre settimane, tutto il tempo per fare la scelta oculata. Ma prima arriva e meglio è. L’incasso fatto nel derby (oltre 4.200 biglietti venduti) è ossigeno per l’operazione, in un contesto in cui la sostenibilità finanziaria deve restare primaria.
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