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Livorno calcio, Andrea Caponi si presenta: «Questa squadra nel mio destino»

di Alessandro Lazzerini
Livorno calcio, Andrea Caponi si presenta: «Questa squadra nel mio destino»

Tutto l’entusiasmo del centrocampista pontederese dopo l’arrivo in amaranto: «Affare chiuso in tre giorni, team forte e pronto per vincere»

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LIVORNO. Dalla ripartenza dell’agosto 2021 un giocatore così il Livorno non ce l’ha mai avuto. Non parliamo in senso di valore assoluto, per quello poi parlerà il campo. Però possiamo dirlo per caratteristiche tecniche, un metodista in grado di dare ordine e geometrie, con grande qualità nel palleggio, e anche per caratteristiche morali: un capitano senza fascia, un leader nato che ovunque ha giocato ha lasciato il segno per personalità. Questo è Andrea Caponi, l’ultimo innesto del Livorno in questa sessione estiva di mercato. Un colpo arrivato al termine di una trattativa lampo. «Con il mister c’è stima reciproca da tempo – esordisce il centrocampista ex Pistoiese -, ma la trattativa è nata e finita nell’ultima settimana. Nel giro di due o tre giorni ci siamo trovati d’accordo. Già lo scorso anno c’erano state delle voci, anche se non avevo nessun contatto. Però possiamo dire che Livorno era un po’ nel mio destino».

Cosa l’ha spinta a scegliere l’amaranto?

«Avevo bisogno di un progetto di spessore e di grandi stimoli. Ho capito subito che da parte della società c’è grande voglia e questo si sposa al meglio con il mio entusiasmo. Ci siamo voluti fortemente ed era quello che cercavo, un’avventura in una piazza che merita di vincere. E’ una tappa importante della mia carriera».

Si allena agli ordini di Favarin già da martedì. Come ha visto il gruppo in questi giorni?

«Ho visto una squadra forte, costruita con una logica, che vuole puntare a vincere. Ma non è perché ti chiami Livorno e allora vinci le partite. Certo, l’importanza di questa maglia e la forza del sostegno che ci portiamo dietro dovremo farlo pesare a ogni avversario, ma mantenendo l’umiltà che richiede questo campionato. Detto questo, è inutile nasconderci, vogliamo vincere e abbiamo tutte le carte in regola per farlo».

Cosa le ha insegnato la Serie D a Pistoia lo scorso anno?

«Avevo fatto questo campionato a 22 anni, vincendolo col Pontedera, poi dopo tanta C sono tornato. Abbiamo perso il campionato in un campetto di provincia con una rete e poco altro. Questo ci dice che è una categoria fastidiosa ed essendo il Livorno ogni settimana l’avversario di aspetterà per la partita della vita. Dovremo fare punti anche in modo sporco, perché non sempre avremo il campo perfetto del Picchi».

Che girone ci aspetta?

«Sono tutti derby o quasi e quindi non ci saranno partite facili. Grosseto e Gavorrano sono due ottime squadre, ma ce ne sono anche altre costruite molto bene. Però, ripeto, questo Livorno ha tutto per stare in cima».

In campo che giocatore è Andrea Caponi?

«Non mi piace descrivermi, preferisco che la gente e i vari addetti ai lavori possano giudicarmi in campo. Come ruolo ho sempre giocato da mediano davanti alla difesa, poi per il resto sono uno che mette sul rettangolo verde tutto quello che ha».

Fisicamente come sta?

«Ho fatto tutto il ritiro con la Pistoiese, quindi sono allenato. Non ho fatto partite e avrò bisogno di un minimo di tempo per trovare il giusto ritmo, ma mi sento molto bene e sono a completa disposizione del mister».

Ovunque va la descrivono come un leader nato.

«Nello spogliatoio voglio entrare in punta di piedi, consapevole di poter dare il mio apporto alla causa. Le mie caratteristiche sono quelle, di grande temperamento, se non fossi così non mi sentirei vivo».

A Livorno c’è anche suo fratello Manuel, allenatore della Pls e sposato con Caterina Vitulano, la figlia del grande Miguel.

«Siamo molto legati. Abbiamo giocato insieme in Serie C alla Valenzana e poi al Pontedera vincendo insieme il campionato, prima del suo grave incidente. Ci siamo seguiti spesso, anzi a dir la verità sono io che l’ho sempre raggiunto e anche stavolta in qualche modo è andata così. Siamo legatissimi e mi fa piacere essere uniti dalla stessa città ognuno nel proprio percorso. É un’emozione in più».


 

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