Lutto
Sandrokan fa le carte al campionato: «PL e Libertas si giocano la serie A, ecco perché»
Sandro Dell’Agnello analizza il mercato delle livornesi: «La squadra di Cardani da top 3, Andreazza ha fatto bene a scegliere la continuità»
LIVORNO. È un mercoledì pomeriggio di fine agosto. Al Pala Macchia si gioca l’amichevole Caffè Toscano Pielle-Trapani Shark e dal tunnel degli spogliatoi spunta, tra gli altri, Sandro Dell’Agnello. Un “piellino doc”. Uno dei migliori giocatori della pallacanestro italiana (108 presenze in nazionale tra l’86 e il ’91), oggi allenatore ma attualmente senza contratto dopo l’interruzione del rapporto con la Real Sebastiani Rieti.
E di Sandro Dell’Agnello, nel pre partita, una frase ci ha colpito in particolar modo: «Noi quest’anno siamo un’ottima squadra, tra le migliori della B aggiungerei». Noi, ovviamente, inteso come Pielle. Perché Sandrokan alla Pallacanestro Livorno è nato e cresciuto. Con la triglia sul petto ha debuttato in A2 nel lontano 1981, prima di trasferirsi a Caserta per vincere scudetto e Coppa Italia.
«Non entravo in questo palazzetto da parecchi anni, ma la passione che si respira al suo interno è pressoché lo stessa. Mi ha fatto davvero piacere rivedere tanti amici e tifosi, ex dirigenti e soprattutto una buona Pielle».
Coach, l’amichevole ha dunque confermato il suo pensiero?
«In questi giorni scorrevo i roster delle migliori squadre di B nazionale e anche se avessi dimenticato qualcuno, non esagero nel dire che la squadra di coach Cardani è tra le migliori 7/8 di entrambi i gironi. Forse Faenza, rispetto alle altre, ha qualcosina in più, ma questa Pielle ha le carte in regola per giocarsi i primi 2/3 posti del girone A e la inserisco tra le mie candidate per la promozione in A2. Il basket d’agosto va preso con le molle, Trapani è un top team di A2 e i carichi sono pesanti. Ma a dir la verità ho visto tante buone cose…».
Per esempio?
«Innanzitutto la palla si muove in maniera fluida e veloce. E poi il roster è ben costruito, equilibrato nei ruoli e a mio avviso adatto alle esigenze del campionato. Giocatori come Ferraro, Campori - che ho allenato a Forlì -, Chiarini, Laganà, Lo Biondo e Diouf permetteranno a coach Cardani di giocare con tantissimi quintetti diversi, lasciando pochissimi punti di riferimento agli avversari».
A gennaio, poi, la Pielle riabbraccerà pure Federico Loschi…
«Rinforzo non da poco. Anche per questo non vedo come non potrei mettere la Pielle tra le prime 4/5 del panorama».
E della Libertas che idea si è fatto?
«Una squadra che lo scorso anno ha vinto il proprio girone, mantenendo durante l'estate 7/10 del roster, è sicuramente un’altra candidata alle prime posizioni. In più hanno inserito un giocatore prezioso e multidimensionale come Tozzi, mentre Allinei lo conosco poco ma se ne parla un gran bene».
Ci sta dicendo che la continuità potrebbe essere un’arma in più a disposizione di coach Andreazza?
«Assolutamente sì; li ho visti poco la passata stagione, ma i risultati sul campo non mentono mai. L’allenatore è bravo ed esperto e quindi ci sono tutti gli elementi per ripetersi».
Cosa è mancato alla sua Rieti, lo scorso giugno, per conquistare la A2 sul campo?
«Da settembre a maggio abbiamo perso soltanto tre partite, dominando il girone e il tabellone playoff. Poi a Ferrara, nel gironcino finale, purtroppo non è andata come volevamo. Ci è sfuggita la prima battaglia, ovvero la più importante di una formula un po’ astrusa, e ne siamo usciti con l’amaro in bocca. In 40 anni di esperienza, da giocatore e allenatore, non avevo mai vissuto una partita da 20/57 al tiro…».
Proprio a Rieti ha allenato Giordano Pagani: che tipo di giocatore è il nuovo totem della Pielle?
«In serie B può dominare fisicamente ed ha margini di miglioramento enormi sotto l’aspetto tecnico; forse deve trovare un po’ di costanza, ma sono certo che alla Pielle si troverà benissimo con ambiente, squadra e staff».
Parliamo un attimo di suo figlio Giacomo: la passata stagione è risultato uno dei migliori italiani di A2. Se lo aspettava?
«Non proprio, devo essere sincero. Ci ha meravigliato tutti. Di solito un babbo tende sempre ad essere positivo nei confronti del proprio figlio, alle volte in maniera eccessiva. Io invece ho commesso l’errore opposto, sono sempre stato critico e poco sognatore in tal senso. Bravo Giacomo che, stagione dopo stagione, ha smentito tutti. Merito di un ragazzo, di un giocatore, che non si è mai dato per vinto ed è sempre riuscito ad alzare l’asticella. Io da padre non posso che esserne orgoglioso, così come del fratello Tommaso. Grazie, infine, a coach Pillastrini per aver creduto in lui, tanto da valorizzarlo in maniera incredibile. Giacomo gioca da 4, ma di fatto è un playmaker aggiunto, legge il basket prima degli altri e questo lo ha reso uno dei migliori italiani di A2 dello scorso campionato».
Il 9 settembre sarà presente al derby di Supercoppa?
«Se trovo il biglietto volentieri (ride, ndr); battute a parte ci sarò e sarà bello rivivere anche le emozioni di una partita speciale che lo scorso anno mi sono goduto in streaming sia all’andata che al ritorno».
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