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Favarin: «È un Livorno tosto, che mi piace. Ora ci serve chi la butta dentro»

Favarin: «È un Livorno tosto, che mi piace. Ora ci serve chi la butta dentro»

L’analisi di mister Favarin alla chiusura della prima parte del ritiro a Pievepelago: «Voglio pressing e garra. Vincere il campionato? Dipende anche dal girone»

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LIVORNO. Le urla ai centrocampisti per muoversi con i tempi giusti e quelle a tutta la squadra per aggredire con decisione in fase di pressing: la partita di Forte dei Marmi Giancarlo Favarin l’ha vissuta “alla Favarin”. Mai un secondo fermo, le braccia a indicare le direzioni dei movimenti o dei passaggi che voleva per poi applaudire i suoi quando le idee erano quelle giuste. Carismatico lo è sempre stato, figuriamoci sulla panchina amaranto che certe caratteristiche le ha sempre richieste ed esaltate.

«É chiaro che siamo solo alla seconda settimana di lavoro e ci sono tante cose da migliorare ma mi è piaciuto l’atteggiamento della squadra – esordisce il tecnico riferendosi al test di due giorni fa -. Tra il primo e il secondo tempo abbiamo cambiato quasi due squadre, ma i ragazzi sono rimasti sul pezzo per novanta minuti, alla ricerca del gol e del dominio del gioco attraverso il palleggio». ù

Si è chiuso il primo ritiro. Un bilancio?

«Queste due settimane sono andate benissimo. Ho a disposizione una squadra di lavoratori, di gente disposta al sacrificio. Devo fare i complimenti ai ragazzi per la loro attitudine a Pievepelago, ma anche per come si sono espressi a Forte dei Marmi».

Adesso un paio di giorni di riposo e poi ritiro a Vinci.

«Esatto. Sarà fondamentale migliorare la nostra condizione, penso soprattutto a giocatori come Mutton, Giordani e Cesarini che si sono aggregati al gruppo successivamente. Avremo amichevoli interessanti (una con ogni probabilità il 19 a Seravezza, ndr) che ci aiuteranno».

A livello tattico abbiamo visto un pressing alto molto insistito.

«Come condizione atletica siamo ancora un po’ indietro, ma è normale. Nonostante questo voglio vedere l’atteggiamento giusto e creare un’identità chiara. Nella mia idea di calcio il pressing alto è l’aspetto più importante. Così possiamo mettere in difficoltà gli altri. Non sempre ci riuscirà, ma voglio che la squadra abbia nel proprio dna la pressione ultra offensiva».

Nella ripresa ha schierato Luci e Bartolini assieme: possono coesistere?

«Sì, perché nella gestione della partita possono esserci occasioni in cui abbiamo bisogno di due giocatori in grado di impostare il gioco, soprattutto quando ci chiuderanno la prima opzione del vertice basso. Hanno caratteristiche per giocare insieme».

Ha scelto il 4-3-1-2?

«É quello che si adatta meglio alle caratteristiche dei nostri giocatori. Cesarini è trequartista atipico, più attaccante, ma in quella posizione penso possa esprimersi al meglio. Possiamo fare bene anche con due esterni larghi e quindi il 4-3-3, diciamo che la difesa sarà a quattro e il centrocampo a tre, davanti poi vediamo di partita in partita. Le soluzioni non ci mancano».

Manca un centravanti e nel primo tempo si è visto.

«Si aspettiamo l’ultimo innesto là davanti che può essere fondamentale in gare come quella di Forte dei Marmi. Loro si abbassavano molto chiudendoci gli spazi per poi ripartire con gli attaccanti. In partite del genere è vero che palleggiamo bene, ma quando c’è da alzare la palla dobbiamo avere un centravanti».

Che caratteristiche specifiche ha chiesto alla società?

«Un uomo d’area di rigore che possa far salire la squadra e soprattutto sia lì, pronto negli ultimi sedici metri, a finalizzare i cross che arrivano dall’esterno».

Manca solo l’attaccante o può servire anche altro?

«Vediamo, magari ci può essere bisogno anche di qualcos’altro. La società starà vigile sul mercato e ci saranno occasioni buone non ce le faremo scappare. Noi dovremo lavorare per migliorare quelli che abbiamo».

Ha una rosa ampia comunque.

«Sì, l’importante è lavorare ogni giorno per crescere come gruppo. Abbiamo tanti giovani, tra cui i 2005 che si stanno affacciando a un campionato e a un modo di giocare tutto nuovo, soprattutto in una piazza come Livorno dove serbe fare un campionato di vertice”.

Un’ultima cosa. Questa squadra, oggi, può vincere il campionato?

«Dipende dal girone che può capitare. Noi dobbiamo arrivare al punto, tra mercato e lavoro quotidiano, di poter non pensare agli altri, ma solo a noi. Di sicuro ce le giocheremo fino in fondo». l
 

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