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Da Livorno all’università della Florida per giocare a pallavolo: il sogno di Asia diventa realtà

di Eva Bertolacci
Da Livorno all’università della Florida per giocare a pallavolo: il sogno di Asia diventa realtà<br>

Il padre Paolo Montagnani è il cittì del Marocco, la madre Silvia Gori ha trascorsi in serie A. «Ho mandato un video e ricevuto due proposte, ora non diranno che gioco grazie a babbo»

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LIVORNO. Asia Montagnani sta per sbarcare in Usa, destinazione Daytona State College in Florida. Per la giovane pallavolista livornese si profila un’avventura lunga quattro anni nell’università americana dove si potrà concentrare sul suo grande amore, il volley, oltreché sullo studio.

Asia, lei è davvero figlia d’arte: suo padre Paolo è l’attuale ct del Marocco, sua mamma, Silvia Gori, ha trascorsi in Serie A. Come nasce la decisione di mollare tutto e volare dall’altra parte dell’Oceano?

«Ho fatto una buona annata a Siena in Serie C, dove tra l’altro avevo come tecnico un livornese, Matteo Falchi. Ho voluto scommettere su me stessa e mi sono affidata a un’agenzia che ha messo su un’apposita piattaforma un video con le mie azioni in campo: sono stata scelta da questa università e da quella del Rhode Island, ma dopo aver parlato con l’allenatrice mi ha convinto la scelta della Florida. Lì verrà anche un’altra italiana, Emma Testi di Poggibonsi».

È già stata a vedere dove andrà a vivere?

«No, non ci sono mai stata, ma in vita mia ho sempre viaggiato. I miei primi anni con il Tomei sono stati fondamentali per crescere, la società mi è stata molto dietro e mi ha aiutato, ora però è arrivato il momento di fare il grande salto e spiccare il volo».

Del resto il sogno dell’America è lì da tempo.

«In quarta superiore volevo fare uno scambio, ma poi arrivò il Covid e saltò tutto. Ma in realtà è da quando babbo allenò in Giappone una decina di anni fa che sogno gli Stati Uniti. Conosco bene l’inglese per i miei due anni vissuti a Tokio e la lingua non sarà un problema. Negli Stati Uniti i campionati sono strutturati diversamente rispetto a noi, il nostro campionato durerà due mesi, da fine agosto a fine ottobre, con due partite settimanali. Non ci sono club professionistici, ma come negli altri sport il legame con le università e i College è basilare. Conoscerò nuove persone, nuovi cibi, farò un’esperienza che mi aprirà la mente e poi spero che a 24 anni quando tornerò in Italia di essere migliorata. E laureata».

Non ha sempre avuto vita facile dal punto di vista sportivo, “colpa” anche di un cognome ingombrante.

«Questa è una mia vendetta per chi credeva che giocassi solo grazie a mio padre: questa borsa di studio me la sono meritata grazie al duro lavoro. Io mi sono sempre focalizzata molto sull’aspetto fisico, dando tanta importanza sulla parte atletica. A Siena era una parte che curavo da sola, facendo tanto lavoro in palestra. Negli Stati Uniti chiaramente le esigenze sono diverse visto che il campionato dura appena due mesi».

Che cosa cambierà a livello di volley?

«Il regolamento è un po’ diverso, ad esempio là se il pallone tocca il soffitto è comunque giocabile. E poi i cambi sono infiniti».

Babbo alzatore, lei schiacciatrice, cosa le piace di questo ruolo?

«Mi è sempre piaciuto fare punto, la potenza dell’attacco e fare una bella ricezione. Ovviamente all’inizio babbo voleva che facessi la palleggiatrice, ma ha cambiato presto idea vedendo le mie qualità».

Quattro anni al di là dell’Oceano. Cosa dicono i suoi genitori?

«Mamma è quasi invidiosa, babbo un po’ preoccupato, visto che lui sarà in Marocco non potrà seguirmi subito, però appena potranno mi raggiungeranno».

Qual è la prima cosa che ha messo in valigia?

«Le mie scarpe, una fucsia e l’altra verde: sono particolari, riflettono un po’ il mio carattere visto che sono un po’ pazzerella».

E l’ultima?

«Il carica batterie, il cellulare là sarà fondamentale».
 

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