Il Tirreno

Livorno

Livorno calcio
Calcio: Serie D

Il baby Livorno di Doga: «Per il vivaio servono anni di lavoro, ma dopo il 2018 fu buttato tutto via»

di Alessandro Lazzerini
Il baby Livorno di Doga: «Per il vivaio servono anni di lavoro, ma dopo il 2018 fu buttato tutto via»

Il ritorno di Alex come ruolo di responsabile della formazione juniores amaranto: «Scommetto su Pecchia, ha forza e fisicità per spaccare»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Capitolo numero tre. La storia di Alessandro Doga e il Livorno è pronta per vedere scritte nuove pagine. Dopo l’esperienza da calciatore e da responsabile del settore giovanile, adesso l’ex numero 15 è tornato a casa con il ruolo di responsabile della formazione juniores, con lo sguardo puntato dritto verso la nuova creazione del settore giovanile amaranto. «È nato tutto tre mesi fa – esordisce Doga –. Ho conosciuto il presidente e dopo è emersa la possibilità di rifare un settore giovanile seconda un’idea comune. Ho cercato di capire la sua idea di calcio e i suoi progetti, ci siamo trovati subito d’accordo e sono tornato in quella che per me è sempre stata casa».

Cosa l’ha colpita di Esciua?

«La freschezza delle sue idee e il fatto che non provenga dal mondo del calcio e addirittura da un altro paese. Questo lo potrà aiutare perché avrà completa libertà di movimento e non dovrà accettare compromessi o comunque avere già vincoli creati da esperienze precedenti. Può costruire un palazzo dalle fondamenta e farlo come meglio crede».

Come ha visto la scelta di non proseguire il progetto con la PLS?

«Credo che in merito si sia già espressa a dovere la proprietà che poi è anche quella che ha fatto le valutazioni e quindi preso questa decisione. L’idea è di fare un percorso diverso».

In tema juniores qual è l’obiettivo per questa stagione?

«Cercare di fare una squadra che possa comportarsi bene e dare ad alcuni ragazzi della zona la possibilità di giocarsi le proprie carte in un ambiente professionistico prestato al dilettantismo. L’obiettivo nel settore giovanile deve essere quello di far crescere i ragazzi anche come uomini e la responsabilità di vestire una maglia come quella amaranto in questo può aiutare».

Gira voce che possano esserci anche alcuni ragazzi dall’estero.

«L’idea di base è quella di puntare sui 2005-2006-2007 del territorio. Laddove non troveremo i profili giusti allo pescheremo da fuori e questo può voler dire anche dall’estero. I ragazzi delle altre nazioni spesso hanno una mentalità diversa dagli italiani, più propensa al sacrificio».

Ha scelto Niccolò Pascali in panchina.

«Ho fatto un po’di colloqui alla ricerca del profilo più adeguato per portare avanti un percorso di crescita di spessore. Mi è piaciuto il suo approccio. È un ragazzo giovane che avevo visto quando era nella Primavera della Pistoiese, ha voglia di fare bene e considera questa come una chance importante. I livornesi ogni tanto sembra ti facciano un favore ad accettare».

Cioè?

«Spesso noto che c’è più apprezzamento fuori Livorno che in città per certe situazioni. Comunque c’erano anche alcuni nomi interessanti in zona, ma il suo mi è sembrato il più adatto».

È ovvio che non sia tornato solo per la juniores. Ma in ottica settore giovanile per il futuro.

«Certo. Il vantaggio è quello di poter programmare la costruzione del settore giovanile già da adesso in vista del prossimo anno. Dovremo essere bravi a studiare piani diversi, perché se saremo nei dilettanti sarà una cosa, che cambierebbe di molto se, speriamo, fossimo nei professionisti. L’idea è quella di creare le basi per tornare a essere una scelta appetibile per i ragazzi».

Quanto ci può volere per creare un settore giovanile degno del nome di Livorno?

«Qualche anno di sicuro. Per i primi risultati a livello di qualità delle rose occorrono almeno tre anni. Ma chi fa un percorso nelle giovanili sa che ci vuole tanto tempo per vedere i frutti. Quello che mi è dispiaciuto di più dopo la partenza nel 2018, è vedere distrutto in pochissimo tempo quello che avevamo creato invece con anni e anni di lavoro».

Dei giocatori usciti dal vivaio amaranto, c’è uno che la rende particolarmente orgoglioso?

«Quelli che mi vedono per strada e sono contenti di vedermi e fare due parole. Il calcio non dà opportunità a tutti, ma lo sport è un allenamento per la vita e tanti di loro si sono realizzati in altri campi. Restando nel calcio nomi come Bonucci, Nunziatini, Caia, Haoudi che stanno proseguendo percorsi di spessore. Mentre su giocatori come Ricci, Simonetti, Morelli, Gelli va dato merito anche a chi mi ha preceduto».

E la prima squadra come la vede?

«Sono curioso di vederla all’opera. Come ha detto il ds Pinzani c’è ancora qualcosa da fare davanti, ma per adesso la società ha sempre puntato a fare il massimo. Il campo poi darà il verdetto. Ho visto un ambiente bello carico e con tanta voglia».

Un giocatore su cui è pronto a scommettere?

«Non è questione di scommessa. Dico Lorenzo Pecchia perché lo conosco da quando da ragazzino venne nel Livorno e spero che gli infortuni lo lascino in pace e possa esprimere al massimo le sue potenzialità. Vuole spaccare il mondo, ha una forza e una fisicità che in serie D possono fare la differenza. Mi auguro che sia al top».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web