Gioco
Livorno, se ne va un’altra colonna. Bacciardi: «È cambiato l’ambiente»
Factotum amaranto dai tempi di Martelli. «Andavo d’accordo pure con Spinelli»
LIVORNO. L’Armando Picchi lo conosce come casa sua. Dopo oltre 24 anni al servizio del Livorno non potrebbe essere diversamente. La storia di Enrico Bacciardi all’interno della società amaranto parte da lontanissimo. Dai tempi della gestione di Corasco Martelli a fine anni ’80, come collaboratore del settore giovanile, un ruolo ricoperto anche nell’era Achilli. Quindi, nel 1999, con l’arrivo di Aldo Spinelli, inizia per lui un legame ancora più stretto, prima al seguito della formazione Berretti con Marco Braccini e poi da factotum all’interno della sede di via Indipendenza. Lo stesso ruolo che ha svolto anche nei due anni di ripartenza di Toccafondi. Gestione del materiale delle varie squadre e attenzione alla logistica, oltre alla disponibilità per qualsiasi evenienza.
Dopo tutto questo tempo però Bacciardi ha deciso di farsi da parte. «Passavo nove ore al giorno prima in via Indipendenza e in questi ultimi due anni allo stadio. Non ho mai sentito il sacrificio, l’ho sempre fatto per passione, da tifoso del Livorno. Ora mi sento un pesce fuor d’acqua e soffro il fatto di stare lontano dall'Armando Picchi. Mentre parliamo sono a fare la spesa, e chi l’aveva mai fatta? (ride, ndr)».
Perché ha deciso di farsi da parte?
«Subito a pelle ho sentito che non era più l’ambiente a cui ero abituato. Da parte del presidente Esciua non ho sentito la fiducia e il fatto di aver mandato via persone che da una vita erano nel Livorno come Pasquale (l’ex magazziniere, ndr) mi ha dato la conferma di quello che avevo “annusato”. Sono andato d’accordo con personalità come Perotti, Armenia, lo stesso Spinelli, senza dimenticare il figlio, ma questa volta, anche per l’avanzare dell’età e altri aspetti personali, mi sono sentito di fare un passo indietro».
In questi anni ne ha viste di tutti i colori. Le partite del cuore quali sono?
«Servirebbe un giornale intero per mettercele tutte. Per la bellezza della partita in sé quella che mi viene subito a mente è la rimonta contro il Sassuolo con gol di Salviato. Ma anche la vittoria 1-0 con il Milan e lo storico 2-2 di San Siro, la Coppa Uefa e tutte le partite decisive per le promozioni in categoria superiore. Questo negli anni da collaboratore. Da tifoso il derby vinto a Pisa con gol di Vitulano ha un sapore speciale».
Le ha viste proprio tutte...
«Davvero. Anzi, le dirò di più: tra quelle che ho più a cuore c’è anche una grande vittoria della nostra formazione Primavera a Roma, contro i giallorossi di De Rossi e Aquilani. Vincemmo 0-1 con gol di Diego Costagli, fu un’impresa».
E di giocatori, quali le sono rimasti più a cuore?
«Il primo che mi viene a mente è Dionisi, un fratello. Ma anche Diamanti, Emerson, Salviato e Vantaggiato. Pochi giorni fa ho sentito Marco Biagianti, sono tantissimi i giocatori con cui ho avuto grandi rapporti e che sono rimasti amici anche una volta lasciata Livorno».
Per anni è stato tra i collaboratori delle giovanili. Sul fatto di non proseguire il rapporto con la Pls che ne pensa?
«Inizialmente non ero favorevole all’idea di avvicinarsi a una sola società, ma ho sempre capito la funzionalità del progetto che avrebbe permesso al Livorno di avere un settore giovanile in breve tempo e senza spese. E poi con la ristrutturazione del Magnozzi, ci sarebbe stata una casa almeno per il settore giovanile. Era la soluzione migliore».
Eppure avremmo una potenzialità incredibile, basta vedere i giocatori usciti da Livorno negli ultimi anni.
«Esatto. Mi vengono a mente Ricci che è a Bari, Simonetti, Bardi, Tiritiello, Gasbarro, Ceccherini, Benassai. Tutta gente che gioca nei professionisti e potrei andare avanti per ore. E pensare che Spinelli ha sempre investito pochissimo nel settore giovanile che comunque ai tempi della Serie A costava sui 700-800mila euro annui. È un aspetto fondamentale, perché i giocatori bravi a Livorno ci sono eccome».
La nuova stagione è alle porte. Enrico Bacciardi che farà?
«Mi hanno chiamato alcune società per dare un mano, ma per adesso non me la sento. Anche perché la domenica sarò di certo allo stadio. Farò l’abbonamento come qualsiasi altro tifoso. Volevo tornare in gradinata, ma vista l’età che avanza sceglierò la tribuna».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

